<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681</id><updated>2012-02-02T12:46:23.826-08:00</updated><title type='text'>le battaglie di algeri</title><subtitle type='html'>quante battaglie ancora da

fare,quante Algeri da espugnare. A 

Caracas,Quito,Bogota'qualcuno si 

organizza(per fortuna) e declina il 

verbo"fare":persino a San Dona di 


piave e dintorni c'e' chi ci 

prova.....e ora avanti Blog alla 

riscossa....Per ora non ho altro da 

dirvi,non ho certezze da 

comunicare,pero' ho un paio di 

sospetti e parecchi indizzi...

LUIGI FINOTTO</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>26</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-3769604669874908609</id><published>2009-08-28T06:17:00.000-07:00</published><updated>2009-08-28T06:19:44.428-07:00</updated><title type='text'>USURA E CRIMINALITA NEL VENETO ORIENTALE:OGGI LO DICONO MA E’ COSI DA ALMENO TRENT’ANNI</title><content type='html'>Siamo alle solite: ogni trimestre circa, avviene il rito della”scoperta dell’acqua calda”. L’acqua calda (una delle tante acque calde) di cui parliamo è la notizia della presenza massiccia e invasiva dell’usura nell’economia del Veneto orientale: di quella vasta area cioè che va,dal sandonatese fino al litorale Iesolano.Il radicamento di una certa criminalità legata a doppio filo allo sviluppo economico di questa zona è un fatto acclarato ed è ormai verità storica.La presenza camorristica nell’area sandonatese risale addirittura all’epoca della banda maniero e della sua costola sandonatese(anni 70 e 80), assai efficiente e “produttiva” all’epoca.Attenti analisti della realtà veneta come, Maurizio Dianese, sostengono addirittura che il primo vero contatto della camorra in veneto, sia avvenuto proprio a San dona. Lo sviluppo immobiliare di queste zone e il boom turistico del litorale, con il vortice di liquidità che economie di questo genere scatenano, sono stati elementi attrattivi ma anche propulsivi di un’economia banditesca e criminale.Fiumi di denaro sono approdati qui per essere riciclati e”puliti” in imprese turistiche, in costruzioni e conseguenti devastazioni del territorio. Un litorale che vede presenze estive per oltre mezzo milione di persone, genera una sorta di Disneyland, ricettacolo non solo di locali e di mille formule diverse di pernottamenti e affitti, ma anche e, soprattutto di droghe. Il denaro deve circolare per generarne altro ancora e per pulirsi deve rientrare in circuiti legali, producendo imprese fittizie o alimentando economie dal corto respiro e dall’immediata redditività’.A san dona’ le attività commerciali, nascono, durano qualche mese e poi, muoiono.I negozi storici resistono ma per il resto, l’attività del centro e un continuo tourbillon d’insegne che cambiano. Ultimamente le insegne si spengono . Che stia diminuendo il denaro da riciclare?mah.Ovviamente questa è terra d’istituti bancari e finanziari (nella sola san dona una ventina): stranamente tanto denaro, nei luoghi istituzionalmente e legalmente adibiti, non dovrebbe generare usura ma, piuttosto, anzi, variegare le modalità e le condizioni per la concessione del credito e il sostegno alla produzione. Date queste premesse se, ciò non avviene, evidentemente, la funzione di questa proliferazione di banche è ben altra. Una di queste è quella, di creare le condizioni ideali per l’usura che, in fondo è un esercizio parallelo e secondario del credito,funzionale a quello principale e legale. Usura e banca è un oliato ed efficiente “combinato disposto” il cui fine è controllare la circolazione di liquidità alle migliori condizioni di redditività per le banche e chi le alimenta.E’ ovvio, il livello della nostra economia e una situazione accettabile di benessere, evitano scenari napoletani, con morti sulle strade e gente armata che controlla i territori, ma, la stessa criminalità con i suoi addentellati locali, opera anche qui, con metodi e forme consoni a questi territori.Smantellare i confini tra il legale e l’illegale, controllare un’economia sempre più finanziarizzata e deregolamentata, agire indiscriminatamente sul territorio: queste sono le stelle polari che guidano uno sviluppo in cui la legalità è”strumento” dell’illegalità’ .Finiamola con la leggenda che il “male” è stato portato qui dal meridione che, siamo di fronte ad un’espansione delle mafie e camorre varie, sulle sponde del Piave e sulle coste dell’adriatico.E’ vero, invece che il tipo di ricchezza e la cultura che essa ha generato, sarebbero allo stato attuale, asfittiche, senza un’iniezione di energia criminale.&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO&lt;a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=30330805&amp;amp;op=1&amp;amp;view=all&amp;amp;subj=145042642274&amp;amp;aid=-1&amp;amp;auser=0&amp;amp;oid=145042642274&amp;amp;id=1048874387"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-3769604669874908609?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/3769604669874908609/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=3769604669874908609' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/3769604669874908609'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/3769604669874908609'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2009/08/usura-e-criminalita-nel-veneto.html' title='USURA E CRIMINALITA NEL VENETO ORIENTALE:OGGI LO DICONO MA E’ COSI DA ALMENO TRENT’ANNI'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-1747157187063945215</id><published>2009-08-23T03:13:00.000-07:00</published><updated>2009-08-23T03:16:16.077-07:00</updated><title type='text'>L'ITALIA SI RITIRA DAL CAMPO DELLA CIVILTA':CHI APPLAUDE E CHI DORME</title><content type='html'>E' evidente che l'Italia e' in piena regressione, si sta rapidamente ritirando dal compo della civilta' del diritto e, persino dell'umanita'!In che altro modo si puo spiegare cio che e' accaduto al largo delle coste siciliane,nel mare meditteraneo,culla di civilta' e di incontri?Quasi 80 esseri umani che vagano per tre mesi, disperatmente senza che neanche uno di coloro che li ha avvistati o incrociati,decida di assisterli, di condurli rapidamente al porto piu' vicino, che li salvi da una morte atroce e inimmaginabile.Pare ed e' un reato assistere i disperati. Prestare soccorso e' una forma di favoreggiamento e istigazione alla illegalita' e al crimine. Questa societa'(e' vero che le leggi le fanno i parlamenti e le loro maggioranze,su mandato preciso di un governo ma e' anche vero che esiterebbe una societa' che avrebbe,volendolo, i mezzi per intralciare,denunciare e disobbedire...e non lo fa) produce razzismo per via istituzionale e se ne fa un vanto. La miseria e la disperazione se non riesco a vincerli e ,peggio ancora, a conviverci,li trasformo in reati e li perseguo:principio semplice ,lineare e...popolare.Cio che avviene nel meditteraneo e' una continua e scientifica violazione i norme internazionali e nazionali.Motovedette militari,in acque internazionali, caricano disperati e li rispediscono in libia. non si accertano della loro identita', delle motivazioni del loro viaggio,dell' eventuale richiesta di asilo, di soccorso medico o di altro ancora. Una motovedetta militare,anche se in acque internazionali,e' territorio italiano e li,si applica la nostra legge e non l'arbitrio o,peggio ancora,l'applicazione concreta di pulsioni animalesche di qualche forza politica. Puo un paese che si reputa democratico, inviare persone in un altro stato,notoriamente irrispettoso dei diritti umani e non firmatario di alcuna convenzione circa il rispoetto di questi diritti.? siamo alla follia pura,alla disumanita codificata in legge,al disprezzo elevato al rango di elemento di consenso politico.Stupisce il silenzio della Cultura,l'inacapacita' della scieta' di produrre senso comune, opposto a quello ora imperante. L'opposizione ridotta ad una nota di agenzia che stigmatizza l'avvenuto .Cio che avviene oggi in italia e' un fenomeno culturale ben preciso che, a sua volta,prepara il terreno ideale agli interventi legisltivi e alle azioni di governo centrale e locale. Si combatte ad ogni livello,innanzi tutto cercando da subito,di smontare l'impianto ,legisltivo costruito tramite l'odioso pacchetto sicurezza ma,principalmente ricostruendo un idea altra e nuova di convivenza, mobilitando le risorse spirituali e cultrali, recuperando il coraggio di esporsi pubblicamente,il coraggio di avere idee diverse e di chiamare con il suo nome la barbarie che ci governa.Gli intellettuali e gli uomini di cultura devono recuperare il senso della loro funzione:conoscere per cambiare. La societa deve anch 'essa, in tutte le sue articolazione,cogliere il valore,in certi momenti particolari, della disubbidienza e della denuncia.Questa situazione,peggiore di giorno in giorno,ci dice che il tempo della delega e' finito e che,ognuno,cerchi di capire l'apporto che puo dare&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=30323865&amp;amp;op=1&amp;amp;view=all&amp;amp;subj=142180312274&amp;amp;aid=-1&amp;amp;auser=0&amp;amp;oid=142180312274&amp;amp;id=1048874387"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-1747157187063945215?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/1747157187063945215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=1747157187063945215' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/1747157187063945215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/1747157187063945215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2009/08/litalia-si-ritira-dal-campo-della.html' title='L&apos;ITALIA SI RITIRA DAL CAMPO DELLA CIVILTA&apos;:CHI APPLAUDE E CHI DORME'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-443641489024185954</id><published>2009-07-07T07:52:00.000-07:00</published><updated>2009-07-07T07:53:16.384-07:00</updated><title type='text'>A PROPOSITO DI DUE MIE AMICHE</title><content type='html'>Vorrei spendere qualche riga (tranquilli, poche) per parlarvi di due mie amiche, care amiche, ormai inseparabili. Non è semplice avere delle amicizie, ci vuole fortuna, tanta fortuna ed io, per fortuna, ho avuto questa fortuna.  Le conosco, credo, da quando ero piccolo, ma, all’inizio ci frequentavamo, con rispetto ma un po’ di diffidenza anche, per conoscerci un po’ meglio. E poi, un po’ di discrezione non ha mai fatto male, non è vero???.  Col passare del tempo le cose sono cambiate e le nostre saltuarie frequentazioni sono diventate familiari, costanti, confidenziali e dolcissime. Certo abbiamo avuto anche noi dei momentacci, in cui, avremmo voluto chiudere e non vederci più ma, è stata una cosa, quasi sempre, passeggera,bastava un po’ di pazienza e tra noi tornava il sereno.&lt;br /&gt;Ora la nostra amicizia e quasi una sorta di dipendenza,almeno per me. Mi rendo conto che questo può essere pericoloso, ma,sapete,uno prima di rinunciare a un amico o addirittura a due,ci pensa!&lt;br /&gt;Ad esempio ogni volta che le cose non vanno o che non le capisco o peggio ancora quando sento del dolore nella mia anima(perché io ho un’anima…essere comunista non è un buon motivo per non averla) devo rivolgermi a loro,ho bisogno assoluto del loro punto di vista. Col tempo mi sono reso conto che in realtà non mi aiutavano e non mi aiutano a capire la verità ma,piuttosto, a sopportarla meglio: mi toglievano dei pesi inutili e mi davano spesso quella leggerezza che mi serviva a distanziarmi un po’ dai problemi e vederli cosi,più piccoli e più lontani e,soprattutto collocati  in un contesto più ampio.  Sopportare la realtà ‘ è un piccolo segreto per vivere meglio,assai più che capirla.  Ma bisogna fare gli incontri giusti. Avere le amicizie adatte. Noi siamo i peggiori consiglieri di noi stessi,abbiamo bisogno di chi ci vuole bene e vuole conoscerci&lt;br /&gt;In una vita (la mia) non zeppa di eventi allegri, questa FORTUNA lo avuta: avere due splendide amiche, splendide anche se a volte rompicoglioni, di quelle che quando sei strafelice e hai voglia di volare, devono sempre un po’ trattenerti ma, per fortuna, quando sei nella merda, fino al collo, sanno dirti anche”ti è andata bene che non fa l’onda”.&lt;br /&gt;Ah dimenticavo di dirvi i loro nomi anche per fare loro il giusto omaggio e farle conoscere agli altri amici di face book: si chiamano Ironia e Malinconia.&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-443641489024185954?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/443641489024185954/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=443641489024185954' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/443641489024185954'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/443641489024185954'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2009/07/proposito-di-due-mie-amiche.html' title='A PROPOSITO DI DUE MIE AMICHE'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-2040645587346562768</id><published>2009-06-29T16:35:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T16:36:34.841-07:00</updated><title type='text'>LO SGUARDO OLTRE LA SIEPE-EUROPA</title><content type='html'>La più’ grande democrazia del mondo si e’ cimentata in uno degli esercizi democratici per eccellenza,ossia il voto.&lt;br /&gt;Centinaia di milioni di indiani in tre turni successivi si sono recati alle urne dopo aver partecipato con passione e dedizione civile ad una lunga e vivace campagna elettorale.&lt;br /&gt;Campagna elettorale in cui si e’ discusso di quisquilie, tipo il rapporto tra indù’ e mussulmani, distribuzione di ricchezza nel paese che ha ritmi di crescita da 10 punti percentuale all’anno da quasi un decennio, rapporti col Pakistan, collocazione internazionale.&lt;br /&gt;Stiamo parlando di un gigante da oltre un miliardo di abitanti che,insieme alla Cina, costituisce l asse dell’economia mondiale. Un paese che non sta conoscendo solo un boom economico ma che e’ anche all’apice in settori di tecnologia avanzata, insomma, da un pezzo, siamo ben oltre la classica economia in via di sviluppo che si regge solo sulla compressione dei costi del lavoro e sullo sfruttamento delle materie prime. L’India e’ anche al centro di una notevole vitalità’ e creatività’ culturale:gran parte dei prodotti audiovisivi che circolano nel mondo sono di quel paese. Dall'Africa all ‘Asia si consumano i film i musical e la musica indiana. Intellettuali e politici indiani animano il dibattito sulla globalizzazione e sugli effetti sociali del neoliberismo. La sinistra che,da noi e' asfittica e moribonda,li,invece, si esprime in una pluralità' di voci, da quelle più’ ortodosse a quelle più’ libertarie e innovative. Questo subcontinente e’ anche crogiolo di nazionalismi che lambiscono il razzismo:nazionalismo hindu ed integralismo islamico. E’ in una fase in cui il superamento della miseria e assai più lento della velocità’ dello sviluppo economico e ,questo si intreccia anche con una pesante questione agraria e con una stratificazione sociale in caste che dovrà’ essere superata da un processo democratico in corso ma che,in questa fase convive con una società’ in perenne e, comunque,virtuosa trasformazione. L’India e’ immersa in contraddizioni talvolta drammatiche, in passaggi d’epoca giganteschi ma, vive ciò, con la forza delle idee, della consapevolezza di aver in mano il proprio destino e,soprattutto, con l’entusiasmo di chi sa che il suo presente e’ la costruzione del futuro e non il mero galleggiamento o il mantenimento di qualche rendita..&lt;br /&gt;Non e’ una descrizione agiografica dell’India ma,piuttosto l’immagine di un colosso agile in movimento. Ed ogni atto di questo movimento e’ importante per le sorti non solo di quel paese ma del globo intero e non solo dal punto di vista economico ma anche sociale e culturale.&lt;br /&gt;Orbene,sentire parlare o leggere articoli su ciò che si muove da quelle parti e’ pressoché’ impossibile. A parte rare eccezioni(vedi Federico rampini) il nostro provincialismo e’ il metro con cui valutiamo le cose e ignoriamo il mondo.&lt;br /&gt;La”copertura”mediatica dell’evento elettorale che , per le sue dimensioni e caratteristiche e’ unico al mondo, e’ stata , a dir poco,minimale,con punte folkloristiche e cedimenti continui a considerazioni più’ di costume che di sostanza: non parliamo poi della totale assenza di qualsiasi collegamento tra questo evento e sviluppi globali.&lt;br /&gt;C'è’ toccato di leggere per l’ennesima volta articoli al sapor di gossip sulla “dinastia” Gandhi e ,persino, ennesimi richiami all'italianità’ o,peggio ancora ,alla piemontesita’ della Signora Sonia Gandhi.&lt;br /&gt;Ma cosa e’ successo in India? E’ successo che le elezioni le ha sostanzialmente vinte, il partito del Congresso,organizzazione fondata dal Mahatma Gandhi,padre dell’India moderna e indipendente e da Nehru, uno dei più’ prestigiosi leader del terzo mondo, colui che insieme a Tito, Fidel Castro e altri esponenti progressisti terzomondiali degli anni 50 e 60, ha dato vita al movimento dei Paesi non Allineati . Un partito che da quando e’ sorto ad oggi, e’ sempre stato saldamente nel campo laico e progressista:ha governato nella precedente legislatura(a parte l ultimo anno) alleandosi con il fronte delle Sinistre, comprensivo dei due forti partiti comunisti indiani che,tra l’altro, da decenni governano due stati(kerala e bengala) della federazione indiana.&lt;br /&gt;L’avversario del partito del Congresso e’ una formazione dai tratti fortemente nazionalisti hindu, decisamente anti mussulmana con tratti fortemente xenofobi(in india ci sono centinaia di milioni di islamici) , iperliberista in economia e autoritaria nella visione dello stato. In pratica una classica formazione di destra populista.&lt;br /&gt;Un confronto di queste genere, con questi soggetti e questi argomenti in campo, ha dato un esito niente affatto scontato,molto diverso da ciò che da tempo,a d esempio, sta accadendo in molte parti d’Europa. E’ rilevante o no che questa polarizzazione tra opzioni opposte, in un paese di oltre un miliardo di abitanti, si sviluppi in un certo modo e dia risultati di questo genere? Non dovrebbe alimentare interesse,curiosità’ e,perche’no,anche intenti emulatori? Un posto nell’agenda politica, culturale ha diritto ad averla o no?&lt;br /&gt;Un po troppo, forse, per la nostra boria provinciale che, da molto più’ peso e rilevanza, a ciò che accade nella minuscola Carinzia, provincia della minuscola e marginale Austria.&lt;br /&gt;Trattamento assai peggiore,persino(diciamolo pure) con venature inconsciamente(speriamo)razziste lo ha subito il Sud Africa. Leggetevi le cronache delle recenti elezioni: tutte incentrate sulle mogli e le abitudini di chi ha,poi vinto le elezioni. Analisi zero, considerazioni men che meno, eventuali interrelazioni con questioni internazionali più’ ampie,figuriamoci.&lt;br /&gt;CIO che avviene in Asia ed in Africa,lo si voglia o no, costituisce elemento fondante di un nuovo assetto mondiale. La partita energetica,piuttosto che quella finanziaria,persino quella culturale e sociale hanno,la loro chiave di volta,non più nel vecchio continente ma altrove.&lt;br /&gt;Dove?come?in che modo?con quali linguaggi?con quali culture?...ardua e' la risposta,per chi e' fermo a blaterare delle sarkosate,berlusconate,merkelate..ecc ecc.!!!&lt;br /&gt;Luigi Finotto&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-2040645587346562768?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/2040645587346562768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=2040645587346562768' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/2040645587346562768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/2040645587346562768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2009/06/lo-sguardo-oltre-la-siepe-europa.html' title='LO SGUARDO OLTRE LA SIEPE-EUROPA'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-6317437597605958424</id><published>2009-01-12T06:07:00.000-08:00</published><updated>2009-01-12T06:10:29.021-08:00</updated><title type='text'>C'era una volta una CAUSA in PALESTINA</title><content type='html'>&lt;em&gt;Come da copione&lt;br /&gt;Israele bombarda, uccide, fa sfoggio di efficienza e spregiudicatezza;come da copione&lt;br /&gt;Le organizzazioni palestinese, cospargono più che possono questo martoriato territorio di missiletti a pioggia,kamikaze, attentati:come da copione&lt;br /&gt;Chi difende Israele(molti) lo fa con i medesimi argomenti e con lo stesso linguaggio da decenni&lt;br /&gt;Chi difende i palestinesi(molti) ricorre al solito armamentario lessicale antimperialista, anti di qua e anti di la: come da copione.&lt;br /&gt;Un teatrino stantio e inutile. Un macabro gioco delle parti&lt;br /&gt;Posso dire che provo una pietà enorme e una rabbia sconfinata per i patimenti dei civili, cosi come li ho provati e li provo per i massacrati e sterminati della Liberia, della Sierra Leone, del Congo.&lt;br /&gt;Questo articolo e’ un tentativo di ragionare sui fatti israelo palestinesi, al di la delle posizioni precostituite, oltre i paraocchi ideologici.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il controllo di Hamas su Gaza è capillare, sostenuto da ingenti finanziamenti, dal monopolio della violenza e da un’economia di sussistenza alimentata e assicurata in qualche modo dagli aiuti internazionali.&lt;br /&gt;La miseria è terreno di coltura fecondo per il reclutamento di disperati nelle fila di chi porta la morte ad altri attraverso la propria morte; per l’azzeramento di ogni forma di partecipazione; per uno stato di ricatto perenne e soprattutto per la privazione di ogni soggettività che si manifesta nel regresso, scientificamente costruito, a una condizione d’inermi strumenti a perdere, scagliati contro il nemico.&lt;br /&gt;Fa comodo a molti questa situazione: al variegato e disgregato mondo arabo islamico che attraverso la”questione palestinese” si è ricavato un margine di manovra ampio, modulabile e utilizzabile sia per esigenze interne sia per regolari equilibri internazionali ed anche per le elite palestinesi(economiche, politiche e religiose) che da decenni gestiscono l’affaire palestinese:terminali di fiumi di denari che ingrassano una burocrazia,spesso corrotta e quasi sempre inefficiente, ma,soprattutto, ed è questa la colpa imperdonabile, resasi strumento docile di esigenze totalmente estranee alla vicenda palestinese. Da soggetto di liberazione di un popolo a oggetto mercenario al servizio di despoti stranieri e pagatori: questa è stata la parabola del movimento di lotta palestinese&lt;br /&gt;Corruzione endemica, distribuzione capillare di prebende spacciate per servizi da welfare, hanno prodotto una sorta di economia da guerra che reitera la miseria e la dipendenza della massa è,contemporaneamente, l’agio di una minoranza che controlla il flusso e la distribuzione dei beni, scavalcando ogni idea di stato e amministrando con ferree logiche claniche ,militari e privatistiche.&lt;br /&gt;Almeno dalla fine degli anni 70,la costruzione di un’idea laica e democratica di comunità nazionale è stata sacrificata sull’altare o di un’indistinta, inquietante e caotica causa islamica o di qualche scellerata ambizione di potenza,una volta degli iracheni,un'altra degli iraniani per non citare siriani ,sauditi e compagnia cantante.&lt;br /&gt;Decenni di lotta non hanno prodotto alcuna capacità militare effettiva, spendibile sul territorio,dal momento che questa,implica la fatica di costruire un’organizzazione che fa dell’uso della violenza uno dei suoi metodi e non la sua ragion d’essere che, rimane invece la costruzione, appunto, dell’idea di una comunità nazionale, di un progetto di società&lt;br /&gt;La scorciatoia del terrorismo, aggira queste fatiche, eleva la violenza pura al rango di elemento liberatore e sostituisce la ricerca del consenso e il reclutamento consapevole, con il fanatismo, l’individualismo e la centralità della morte, la propria e quella che si procura agli altri.  &lt;br /&gt;Decenni di lotta non hanno prodotto neanche capacità di mediazione, poiché una causa svuotata di soggettività propria, non ha posizioni,neanche intermedie, da conquistare o concordare.    Siamo arrivati al paradosso che l’ultima azione militare di Tel Aviv è sostanzialmente, un avviso chiaro al regime degli ayatollah iraniani che dirigono le mosse di Hamas e una mossa dal sapore elettorale che consente di far arretrare le posizioni della destra di Netanyahu: La Palestina ,per com’è ora, non è fonte di preoccupazione per Israele,(che da tempo ha derubricato la causa palestinese, ad un operazione di polizia) non è certo causa di un’azione militare di queste dimensioni. Solo il ruolo che i palestinesi svolgono per conto terzi è oggetto dell’attenzione di Olmert, addirittura è tutt’altro che da escludere un livello di condivisione con l’Egitto di Mubarak, al fine di alleggerire la pressione palestinese integralista ai propri confini e spezzare il legame Hamas Fratelli mussulmani.&lt;br /&gt;Non sarebbe certo la prima volta che i regimi arabi, avvallano o attuano direttamente massacri di palestinesi per regolare conti interni.&lt;br /&gt;La ricostruzione della comunità nazionale palestinese non può assolutamente passare attraverso questi attori ormai logori, corrotti, ademocratici e oggettivamente mercenari.&lt;br /&gt;Israele,invece, a modo suo scoppia di salute e fa scoppiare gli altri.&lt;br /&gt;Gode di una solida rendita di posizione derivante dall’appoggio,pressoché’,incondizionato degli Stati Uniti.&lt;br /&gt;Israele è riuscito abilmente a far si che fosse rimossa ogni forma di criticità nel rapporto tra la comunità ebraica mondiale e il governo di Te Aviv, qualunque fosse la sua collocazione politica.&lt;br /&gt;Negli USA, più che in qualsiasi altro luogo del mondo,questa simbiosi tra la potente e influente comunità ebraica e lo stato israeliano ha determinato non un semplice allineamento alla politica di quel paese ma,addirittura, l’acquisizione dell’agenda politica israeliana come propria linea d’azione in Medio Oriente.&lt;br /&gt;Ma oggi a cosa è ridotto questo paese che tanto e acriticamente gode del sostegno di quasi tutte le comunità ebraiche e quasi tutte di matrice democratica e progressista?&lt;br /&gt;Diciamo pure che è un lontano e irriconoscibile parente del sogno sionista da cui è nato.    La quasi totalità della sua classe dirigente è di provenienza militare o poliziesca. L’esercito, guarda caso un’istituzione coercitiva, è l’unico luogo che ingloba le componenti sociali e razziali , di una società artificiale, costruita non attraverso processi d’integrazione ma sommando gruppi e individui come in una folle competizione demografico militare.&lt;br /&gt;Israele è il suo esercito.    Il paese fondato da Ben Gurion è il primo esempio di “Democrazia militare”.  Un sistema economicamente e finanziariamente funzionante&lt;br /&gt;Israele non si è forgiata nella lotta ma, piuttosto, nella guerra ha trovato gli elementi per sviluppare la propria economia, con punte di eccellenza in settori di alta ricerca e tecnologia, per contenere ogni contrasto sociale e per rimuovere alla radice ogni latente tensione razziale.   La condizione che vive da decenni è,paradossalmente, il perno,il punto di equilibrio su cui si regge lo Stato, quella condizione è la sua virtù&lt;br /&gt;La guerra è la virtù;è plausibile che queste classi dirigenti ,mettano in cima alle loro priorità la fuoruscita dallo stato di guerra? La pace e una fase di riorganizzazione delle forze o un orizzonte strategico da perseguire? Ci può essere una presa di coscienza interna,una capacita di autoriforma sia da parte israeliana e palestinese?&lt;br /&gt;Risposte scontate a domande retoriche.Sarà mai possibile un disarmo unilaterale e un rilancio di un processo di democratizzazione interna, nel rispetto della peculiarità nazionale e nell’ambito di una tutela e garanzia internazionale? Qualunque delle parti avviasse questa dinamica, renderebbe oggettivamente superate, a ogni livello, tutte le attuali condizioni e giustificazioni di guerra.         Altrimenti saremmo alla coazione a ripetere, all’investimento sul terrore, alle filastrocche demagogiche contrapposte, elevate al rango di ragioni storiche.   Altrimenti, appunto, saremo domani, dove siamo oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-6317437597605958424?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/6317437597605958424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=6317437597605958424' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/6317437597605958424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/6317437597605958424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2009/01/cera-una-volta-una-causa-in-palestina.html' title='C&apos;era una volta una CAUSA in PALESTINA'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-8709254155468658156</id><published>2008-09-22T02:08:00.000-07:00</published><updated>2008-09-22T02:10:06.171-07:00</updated><title type='text'>MA DAI!!!!!...SI RIBELLANO!!!</title><content type='html'>Insomma si ribellano!&lt;br /&gt; A Castelvolturno dopo una strage d’immigrati; a Treviso dopo l’ostentata e grossolana ostilità alla concessione di un luogo di culto alla numerosa comunità mussulmana e dopo le reiterate minacce a qualsiasi privato che volesse mettere  a disposizione degli islamici uno spazio per la preghiera e infine, dopo che a Milano un cittadino italiano originario del Burkina Faso è stato sprangato a morte. Qualcosa si muove. Il tempo della passività sta finendo.&lt;br /&gt;Vivere in questo paese senza esserci nati non è un buon motivo per subire in silenzio.&lt;br /&gt;E’ una banale verità ma richiede un’azione decisa per essere affermata.&lt;br /&gt;E’ giunto il tempo!&lt;br /&gt;Prima che qualcuno o qualcosa, sia esso Stato o istituzione di altra matrice, si decidano di dotarti di diritti propri di una società civile e organizzata, comunque si possiedono Diritti naturali non frutto di donazioni o benevolenze altrui ma, del semplice fatto di esistere e di essere parte del mondo.&lt;br /&gt;Nessuno stato, nessuna polizia, nessun esercito muoverà mai un dito per garantirti questi diritti e per difenderti quando qualcuno non li rispetta.     E’ un compito tuo!&lt;br /&gt;Gli africani massacrati in Campania, sono stati subito definiti spacciatori, prima ancora di chiamare assassini i loro carnefici, il ragazzo burkinabe ucciso a colpi di spranga è stato subito identificato come ladro, gli islamici che vogliono celebrare i loro riti, come terroristi o irrispettosi di altre fedi.&lt;br /&gt;E’ chiaro che questa società, in questa fase storica, vuole creare le condizioni per non riconoscere ruolo e diritti agli altri e, soprattutto, per legittimare l’arbitrio, inquadrandolo di volta in volta o come legittima difesa o come riappropriazione di qualcosa di cui si è stati privati.&lt;br /&gt;Tutto ciò non è forza ma sintomo di debolezza, sensazione di morte o di estinzione, timore forse terrore di essere soprafatti da qualcosa di cui si ha bisogno ma si ha anche ribrezzo.&lt;br /&gt;Debolezza e schizofrenia sociale generano mostri che, agiscono quotidianamente!&lt;br /&gt;Combattere i mostri e' un diritto oltre che un dovere. Una necessità&lt;br /&gt;Il tempo dell’associazionismo filantropico, delle agenzie di servizi, delle varie carità cristiane o sindacali mostra,ormai,il fiato corto.  Acquistare visibilità,corporeità:esserci per affermarsi e non delegare per attenuare il danno. &lt;br /&gt;Queste giornate particolari insegnano questo e aprono nuove prospettive alle rivendicazioni dei migranti. Torna la centralità dei corpi vivi, delle azioni concrete, dei fatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-8709254155468658156?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/8709254155468658156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=8709254155468658156' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/8709254155468658156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/8709254155468658156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2008/09/ma-daisi-ribellano.html' title='MA DAI!!!!!...SI RIBELLANO!!!'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-8363576017654816634</id><published>2008-09-09T06:06:00.000-07:00</published><updated>2008-09-10T00:20:06.721-07:00</updated><title type='text'>BILAL:VIAGGIARE, LAVORARE,MORIRE DA CLANDESTINI.</title><content type='html'>Leggere alcuni libri può essere un’esperienza di vita, una sorta di punto di non ritorno, dal quale le nostre idee cambiano in maniera irreversibile, si nutrono non solo di nuove informazioni ma, soprattutto di nuovi codici, di emozioni e concetti traumatici: insomma, una cesura tra un prima e un dopo.&lt;br /&gt;Bilal è uno di questi libri. L’autore è Fabrizio Gatti, giornalista dell’Espresso, anche se, definirlo giornalista, di questi tempi, in cui le redazioni sono piene di addetti stampa e stendi tappeti, sembra assai riduttivo,per non dire offensivo.&lt;br /&gt;Gatti per raccontare e descrivere la realtà ricorre alla realtà stessa e non alle pagine di Google o di Wikipedia ne, tanto meno, al metodo del copia incolla. In questo libro Gatti si occupa della più grande e tragica avventura umana del terzo millennio: gli esodi, gli abbandoni di massa dalla “miseria” verso l’”opulenza”. Si occupa della condizione umana prevalente, generata da queste epiche migrazioni, ossia la condizione della clandestinità. Dal Sub Sahara fino al Europa meridionale vagano gli invisibili: i clandestini. Esseri umani allo stato puro, senza gli orpelli, le tutele e le garanzie dello stato di diritto e i servizi e le cure dello Stato sociale. Girano di tappa in tappa, in cerca del rancio quotidiano e il loro strano destino, li conduce sempre lì, dove sono utili, al benessere e alla ricchezza di chi fa finta di non vederli. Fa impressione e da sgomento capire in maniera documentata e dettagliata che, un essere umano dotato null’altro che della sua condizione di umano, è oggetto di compravendita, sfruttamento, violenza, arbitrio assoluto. L uomo in quanto tale non vale niente. Sono milioni le persone, dal sub Sahara all’Europa, di cui il potere, in tutte le sue articolazioni, può disporre come vuole, senza che né i diretti interessati né altre istituzioni possano dire qualcosa. Nel terzo millennio è cosi, dal Niger alla Libia, fino all’Italia e poi oltre.&lt;br /&gt;Gatti decide di percorrere le rotte dell’immigrazione che dall’Africa occidentale conducono fino in Italia, transitando per l’inferno libico e per il pezzo di mare che conduce alle coste siciliane.. Va in Senegal e da li, descrive minuziosamente questa moderna odissea, tappa per tappa, umiliazione per umiliazione, vessazione per vessazione. Da un quadro chiaro della quantità d’interessi coinvolti, delle molteplici mafie che agiscono sulla miseria e sul desiderio di emancipazione, delle burocrazie civili e militari che negli anni, hanno trasformato in una sorta di eldorado e terra di nessuno, tutte quelle zone attraversate dalle rotte della disperazione. Le 500 pagine di Bilal non danno tregua al lettore, lo fanno passare da un posto di blocco, a un campo di Al Qaeda, da un oasi in mezzo al deserto a una piazza in cui si vendono e si comprano donne e uomini, dagli occhi disperati degli stradded (ragazzi di strada, fuggiti dai loro paesi, senza più nulla che attendono il momento di partire: un momento che può essere lungo una vita) ai visi tronfi dei burocrati di regime, che si fanno ville col lavoro gratuito e col ricatto perenne sui disperati che attendono il loro momento. Le pagine più sconvolgenti riguardano, quel grande buco nero che e’ la Libia Qualche anno fa un ex ministro dell’Interno ebbe a dire che in Libia, c’erano due milioni d’immigrati pronti, appena fosse possibile, a partire per L’Italia. Gatti prova a spiegarci, come vivono e come sono trattati questi stranieri in Libia, l’uso criminale e strumentale che ne fa il regime. Carne da macello che e’ utilizzata come elemento per regolamentare i rapporti con i vicini,Italia compresa: persone da sfruttare per l’ economia locale e per sopperire anche all’indolenza di un popolo, reso cosi da anni e anni, di indottrinamento ideologico e torpore sociale e culturale,specchio dei ripetuti deliri del proprio leader che negli anni e’ passato dal panarabismo,al panafricanismo,fino a forme curiose di pseudosocialismo,basato sul lavoro degli stranieri ,ad uso e consumo dei locali. Gatti e’ molto efficace e chiaro nello spiegare perché sia molto più conveniente, per questo regime, mantenere una situazione come questa che, di fatto, gli da un notevole potere contrattuale, nel gestire gli affari propri e le conseguenti relazioni internazionali: un regime che avvalla periodici progrom nei confronti degli stranieri e ogni tipo di violenze, sia nella forma legale dei campi di concentramento costruiti anche con i soldi italiani, che dell’impunita di massa nei confronti di chi si macchia di veri e propri linciaggi.&lt;br /&gt;Le pagine più inquietanti,riguardano, invece il capitolo italiano. Gatti, rinunciando alla sua identità e assumendo quella di Bilal che sarà di volta in volta, curdo, bosniaco,poi anche per un po’ ,persino sudafricano, percorre i luoghi che sono le pagine nere, il volto buio della nostra civiltà giuridica:Lampedusa e i campi di raccolta dei pomodori in Puglia. Al di la del mediterraneo le cose non cambiano,per certi versi,alcuni meccanismi si perfezionano, il disegno complessivo si completa e si rende più chiaro. Se il boss africano o arabo locale, si faceva la villetta col lavoro del disperato, il boss italiano fa marciare l’economia del salento. E’ una considerazione forse banale,un po’ semplicistica ma,questo insegna il testo di Gatti. Partire dalla constatazione empirica, dalla percezione diretta, dettata dalla identificazione con la vittima e dalla conoscenza reale, per giungere ad una comprensione graduale delle cose, senza lasciarsi andare ai sociologismi facili, alle interpretazioni teoriche ma assai fredde e spesso viziate da un ideologismo di maniera. Gatti ed e’ qui la sua efficacia, mantiene un contatto ideale ma diretto con quelli che sono i diritti dell’uomo, sanciti dalla cultura illuministica e sui quali dovrebbe ergersi ogni relazione e condizione umana;registra, di volta in volta ed in maniera precisa ed incalzante, tutti gli episodi e le situazioni, che rappresentano un insulto, una violazione del senso di giustizia e dei diritti dell’uomo.&lt;br /&gt;Gatti che si traveste da immigrato, da disperato, da Bilal, lentamente diventa Bilal, fino al punto di sentire come estranei e fuori luogo, tutti quei valori e quei principi sui quali lui, uomo democratico e civile, è cresciuto e si è formato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: la lettura del testo di Gatti è, quanto mai, attuale, in seguito all’accordo tra Libia e Italia.&lt;br /&gt;La cornice storica del risarcimento dovuto alla Libia, per gli anni del colonialismo, in realtà nobilita e occulta l’ennesimo trattato fatto sulla pelle degli immigrati. Specialmente gli ultimi capitoli del libro documentano le tragiche conseguenze umanitarie di tutti i patti stipulati in precedenza tra i due paesi.&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-8363576017654816634?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/8363576017654816634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=8363576017654816634' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/8363576017654816634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/8363576017654816634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2008/09/bilalviaggiare-lavoraremorire-da.html' title='BILAL:VIAGGIARE, LAVORARE,MORIRE DA CLANDESTINI.'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-297477578931902022</id><published>2008-07-06T08:32:00.000-07:00</published><updated>2008-07-06T08:33:17.968-07:00</updated><title type='text'>Fa impressione ma è così</title><content type='html'>Fa impressione ma è così!!!! Chi si oppone a chi governa il Bel Paese è solamente lo Stato di diritto.&lt;br /&gt;Non un partito, non un’organizzazione, non un sindacato, non una qualunque associazione o consorzio umano.&lt;br /&gt;Si oppone una categoria del sapere umano: solo cosi potremmo definire quel groviglio di norme, principi e regole che chiamiamo Stato di Diritto.&lt;br /&gt;A fare barriera ci pensa un giorno il CSM, un altro il parere di qualche giurista costituzionale, ogni tanto si pronuncia qualche commissario europeo. Succede persino che qualche Prefetto ponga obiezioni o dubbi!&lt;br /&gt;Quando si arriva a questi livelli, siamo alla stazione che precede il capolinea.&lt;br /&gt;Quando l’unica diga a presidio della civiltà e del semplice buonsenso è costituita da un insieme di regole e principi che ci hanno lasciato in eredità i figli dell’800, non possiamo limitarci a fare periodici esercizi d’adorazione alla splendida costruzione salvifica dei nostri trisavoli, dovremmo, piuttosto, buttare un occhio alla frana o alla piena in arrivo.&lt;br /&gt;Buttiamoci con coraggio e fantasia, dal momento che abbiamo le spalle coperte!! &lt;br /&gt;Luigi finotto "kamo"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-297477578931902022?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/297477578931902022/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=297477578931902022' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/297477578931902022'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/297477578931902022'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2008/07/fa-impressione-ma-cos.html' title='Fa impressione ma è così'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-4795337857434975437</id><published>2008-05-23T02:09:00.000-07:00</published><updated>2008-05-23T02:10:32.301-07:00</updated><title type='text'>24 maggio1991...Festa per gli habesciat</title><content type='html'>Il 24 maggio 1991 il Fronte Popolare di Liberazione dell'Eritrea entra nella capitale Asmara ponendo fine a una guerra per la conquista dell'indipendenza durata trenta lunghi anni. Il F.p.l.e. affida a Isaias Afwerki la guida del Governo di Transizione mentre una conferenza di riconciliazione sancisce il diritto all’autonomia dell’Eritrea da esercitarsi attraverso un referendum popolare che avrà luogo due anni dopo. Il 24 maggio 1993 con un risultato plebiscitario l'Eritrea viene dichiarata indipendente divenendo il più giovane Stato africano. Nei prossimi giorni gli eritrei festeggeranno in tutto il mondo la ricorrenza di questi due eventi fondamentali per il loro paese&lt;br /&gt;Tanti auguri mia dolce patria!..aspetta un po’ e per venti giorni staremo assieme&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-4795337857434975437?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/4795337857434975437/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=4795337857434975437' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/4795337857434975437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/4795337857434975437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2008/05/24-maggio1991festa-per-gli-habesciat.html' title='24 maggio1991...Festa per gli habesciat'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-7974755290640102376</id><published>2008-02-27T08:47:00.000-08:00</published><updated>2008-02-27T08:54:14.899-08:00</updated><title type='text'>PSICOLOGIA MARCIA</title><content type='html'>Diffido da sempre di quelli che in nome di una presunta scienza o fantascienza, religione o elucubrazione spirituale d'altro genere, si mettono a ravanare nel mio cervello, cercando cause, effetti, legami, associazioni, dissociazioni: elaborando quadri magnifici o desolanti. Frantumando i miei atti, i miei pensieri, per farne un puzzle, in cui i pezzi mancanti, guarda caso, me li fornirebbero loro e non a modici prezzi (con fattura..ma solo se richiesta)&lt;br /&gt;Tutte le scienze che attengono alla spiegazione, alla regolamentazione o codificazione dei comportamenti umani, sono quanto mai approssimative ma, di un’approssimazione che non tende alla costruzione di un dato incontrovertibile,appunto scientifico, piuttosto invece, alla creazione di uno spazio libero, in cui cimentarsi in scorribande oniriche, letterarie, operazioni bislacche e strumentali…..o peggio!!&lt;br /&gt;Negli anni che furono ho letto ed anche con passione, Freud ed in misura minore Jung. Splendidi umanisti, grandi letterati, raffinati analisti della crisi di un particolare uomo della mittle Europa, archetipo del crollo inquietante di un’era, di un sistema di valori.  Nessuno come loro ha saputo spiegare le premesse culturali ed emotive del mostro che era lì per venire: il nazismo&lt;br /&gt;Uomini enormi e generosi, piccola e gretta la scienza che si rifa’ a loro!&lt;br /&gt;Il movimento che più d’ogni altro caratterizza la Psicologia d’oggi, è la deriva. La scienza che avrebbe dovuto inabissarsi nelle ombre e nei punti oscuri, per riemergere come fascio di luce che spiega, che illumina, è ora invece, un macigno piatto, che da forma e colore (grigio) ed impone l’orizzonte (di comodo).&lt;br /&gt;E’ una pseudo scienza molto conformista ed allineata, strumentale e superficiale.&lt;br /&gt;Il suo luogo d’azione prediletto non è l’essere umano e la sua irriducibile e peculiare umanità ma, l’azienda: il luogo che produce e riproduce oggetti e relazioni, facendo leva, una volta, sulla forza fisica e mentale dei lavoratori, ora, invece, attingendo con spirito predatorio e”criterio scientifico” alle risorse emotive, psichiche, alle capacità relazionali.&lt;br /&gt;E’ prassi che le assunzioni superino il vaglio di un”colloquio” con lo psicologo ed è normalissimo che le grandi aziende facciano un monitoraggio costante della “relazionalita'’”all’interno dell’azienda.  E’ evidente che ogni ristrutturazione interna, per il suo carattere, spesso, riduttivo o distruttivo  di diritti, presupponga un’attività di persuasione sottile, penetrante, invasiva. La coercizione può essere subdola: La storia ha dimostrato che quasi sempre, quando e’ palese ed esplicita, genera opposizione e conflitto, al limite, semplice ribellione ma se essa, riserva l’ultimo atto, quello della sottomissione, al sottomesso medesimo, perde il suo carattere violento e opprimente ed acquisisce il carattere della persuasione. La cura dell’”ultimo atto” è di pertinenza della psicologia, e degli strumenti di cui dispone.&lt;br /&gt;Da fine a mezzo.&lt;br /&gt;Ogni ristrutturazione, piccola o grande che sia, necessità di punti di svolta, di snodi: genera anche, inevitabilmente, criticità.   Orbene, gli snodi, sono momenti di crescita spirituale, relazionale ed emotiva che, il singolo non può rifiutare, pena la sua inadeguatezza all’universo: le criticità del sistema sono null’altro che carenze caratteriali, gravi incompatibita’, falle che minano le fondamenta del nostro equilibrio.&lt;br /&gt;Metto a posto l’azienda e, già che ci sono, ti miglioro o addirittura ti curo.&lt;br /&gt;Il reddito che ti do è la tua salute e il tuo equilibrio col mondo.&lt;br /&gt;Chiunque si è trovato in questi contesti, avrà sicuramente notato che la prima cosa che, immediatamente si evidenzia e si dichiara è il ripudio del conflitto, la sua riduzione a patologia.  C’e’ invece(in offerta) una sorta di griglia di problemi possibili con percorsi chiari e brevi, per addivenire alla soluzione dei medesimi. Sono solo scosse d’assestamento per puntellare meglio l’edificio.&lt;br /&gt;E’ un uso fraudolento di una scienza, è il tappo messo alla sua crescita ed evoluzione.&lt;br /&gt;Perché è concesso a costoro che si pregiano dell’appellativo di psicologi, continuare a perpetuare questa mistificazione colossale? Perché non c’e’ traccia alcuna di presa di distanza e ripudio di questo tipo d’attività, da parte d’altri psicologi? Perché le istituzioni scientifiche ancora non si decidono a dichiarare la totale infondatezza scientifica ed il tradimento etico di un simile uso della Psicologia? …..Gia', perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luigi Finotto&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-7974755290640102376?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/7974755290640102376/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=7974755290640102376' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/7974755290640102376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/7974755290640102376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2008/02/psicologia-marcia.html' title='PSICOLOGIA MARCIA'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-1026939416773298343</id><published>2007-12-31T14:52:00.000-08:00</published><updated>2008-02-06T05:30:03.808-08:00</updated><title type='text'>AMPLIO, DILATO, ALLUNGO E STRAVOLGO LE PAROLE DI UN ITALIANO DI ASMARA(Angelo Granara), COME ME!!!</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;NON SIAMO E NON SIAMO MAI STATI BELLI E DOLCI COME LE NOSTRE NOSTALGIE&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (dedicato a MOTHONI)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quando ripenso agli anni trascorsi in Eritrea mi assale un senso di frustrazione perché mi sento privato di un bene e di un vantaggio ai quali avevo diritto.O ai quali, almeno, credevo d’avere diritto.La privazione di questo diritto mi ha causato un forte senso di delusione che, talvolta, si trasforma in risentimento, in amarezza e in una sorta di prolungata tristezza e d’ingiustizia nei confronti della vita.Tutti questi sentimenti miscelati con l’amore profondo ed irrazionale che mi legava a te, cara Asmara, sono all’origine di quella strana malattia che va sotto il nome di Mal d’Africa.Ma il Mal d’Africa di coloro che hanno vissuto in Eritrea è qualcosa di diverso da quello di cui tanto si scrive e si parla. E’ una forma di dolce pazzia spiegabile, forse, con quell’irripetibile habitat, quelle condizioni di vita che, oggi, potrebbero essere definite "a misura d’uomo" con abusata espressione.L’Eritrea è stata per molti anni un esempio riuscito di società multirazziale: eritrei, italiani, indiani, yemeniti, greci, inglesi, americani…cattolici, copti, protestanti, musulmani, ebrei, buddisti, tutti insieme avevano raggiunto un buon livello di armonia, quasi un’alleanza nell’interesse comune.Il tutto ambientato in condizioni climatiche favorevoli e in diversità paesaggistiche affascinanti.&lt;br /&gt;Però, secondo me, l’elemento fondamentale di tutta quest’amalgama era rappresentato dalla proprietà del proprio tempo, dalla certezza, cioè, di non dipendere quasi esclusivamente dagli altri. Cerco di spiegarmi meglio. Si aveva la certezza di poter programmare le proprie azioni quotidiane senza dover tenere presenti le variabili rappresentate da ingorghi nel traffico, file agli sportelli, mezzi pubblici, manifestazioni, elezioni nazionali, regionali e comunali.Allora era diverso: c’era tempo per perdere tempo, per fermarsi al bar a prendere il caffè con gli amici, per tornare a casa a pranzo, mentre qui in Italia ho imparato a mangiare in piedi come i cavalli e a prenotare pasti o partite di calcio con una settimana d’anticipo.Ripensando a tutto questo mi assale la frustrazione per essere stato privato del diritto di gestire il mio tempo. Poi, però, rifletto e cerco di esaminare le cose in modo obiettivo. Avevo realmente questo diritto? A quale titolo avrei potuto reclamarlo trovandomi in casa d’altri? Perché la verità è questa, noi eravamo ospiti in Eritrea, e in qualità di ospiti non avevamo diritti né momentanei ne perpetui.A questo punto mi rendo conto che frustrazione, amarezza, delusione non hanno ragione di essere; hanno diritto di esistenza soltanto la nostalgia e il rimpianto per un periodo di vita che abbiamo ed ho avuto la fortuna di vivere. Posso rimpiangere la mia fanciullezza di cui mi restano i ricordi mentre dell’Eritrea mi resta la "dolce pazzia". Oggi che l’eritrea è lontana da me, irrimediabilmente lontana, estranea alla mia quotidianità, posso finalmente, lentamente, recuperarla, accettando le sue dure regole. Oggi, essere eritreo per me, vuol dire combattere e sfidare quel senso di piacere e possesso che fu anche mio e, che si tramuta in nostalgia al sapor fascista. Giusto fu cacciarci e privarci di tutto, perché ladri e assassini fummo&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO/GRANARA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-1026939416773298343?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/1026939416773298343/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=1026939416773298343' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/1026939416773298343'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/1026939416773298343'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/12/amplio-dilato-allungo-e-stravolgo-le.html' title='AMPLIO, DILATO, ALLUNGO E STRAVOLGO LE PAROLE DI UN ITALIANO DI ASMARA(Angelo Granara), COME ME!!!'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-6682580348934551843</id><published>2007-12-12T03:17:00.000-08:00</published><updated>2007-12-12T03:19:25.319-08:00</updated><title type='text'>Il lupo perde il pelo ma non il vizio: fallimento del vertice euro-africano di Lisbona</title><content type='html'>Il lupo Europa di pelo ne ha perso parecchio da quel di’che fu, ormai ridotto ad un sarcofago che contiene solo vecchie e usurate vestigia, incapace di dare senso e concretezza politica ad un soggetto, sempre più, insopportabilmente, burocratico e pletorico, paragonabile ad una cupola finanziaria e affaristica.&lt;br /&gt;Or bene ai primi di Dicembre l’Unione Europea ha organizzato un summit con gli stati africani, al massimo livello, coinvolgendo una settantina di capi di stato e di governo europei ed africani.&lt;br /&gt;Sede dell’evento è stata Lisbona, capitale di uno degli stati, storicamente, stupratore dell’Africa.&lt;br /&gt;Oggetto dello storico evento era l’”Accordo di Partenariato Economico”(epa) tra i due continenti, detto più prosaicamente, si trattava di ridisegnare e di individuare le linee guida delle relazioni Afro Europee. I rapporti tra i due continenti, tutt’altro che idilliaci, hanno più di 500 anni e, certo non hanno imboccato il percorso dell’idillio in quel di Lisbona.&lt;br /&gt;In questa sede, ci verrebbe da dire ”anche” in questa sede, l’Unione Europea si è dimostrata incapace di andare oltre se stessa, oltre il proprio passato storico, antico e recente, oltre i propri schemi culturali e concettuali, oltre gli eterni e insaldabili debiti di riconoscenza verso tutti gli editti e le sollecitazioni che provengono dai nord americani.&lt;br /&gt;Dalla Merkel a Sarkosy, da Prodi a Zapatero e proseguendo con gli altri, non hanno avuto di meglio da offrire che, la creazione di uno spazio unico per il libero commercio di beni e servizi, concedendo al massimo la possibilità di escludere taluni prodotti o servizi, per un tempo provvisorio.&lt;br /&gt;Che dire? Geniali ed originali&lt;br /&gt;D’altra parte come sa benissimo anche uno studente d’economia alle prime armi, la libera circolazione dei beni e dei servizi, conduce alla corretta allocazione delle risorse, allo sviluppo, al benessere materiale e spirituale ecc ecc. Certo che si!!!: chi mai potrebbe dubitare se non uno sciocco o uno stolto, che una qualunque impresa del Mozambico o del Rwanda possa liberamente gareggiare con una della Germania piuttosto che della Francia? Gli scafali dei nostri supermercati, come ben saprete, abbondano dei manufatti made in Ethiopia, made in Sudan, made in Ghana o in Mali, per non dire degli splendidi Hi Fi del Burkina Faso o delle splendide e convenienti polizze assicurative delle agenzie senegalesi.   Questo è il fantastico mondo immaginato da chi propone queste ricette. Siamo alle solite!&lt;br /&gt;Gli europei confondono, freudianamente, un accordo o un trattato con l’imposizione di un modello che non è solo economico ma anche sociale e culturale,come se ancora non bastasse, successivamente, appaltano la gestione delle conseguenze devastanti di queste politiche, tutt’altro che nuove ma almeno trentennali, alla filantropia, in tutte le sue varianti( cattoliche, laiche, progressiste persino alternative di matrice sessantottina) o all’emergenza. Il bastone dell’ordine e la carota dell’elemosina&lt;br /&gt;Il protezionismo e la tutela di settori strategici che sono state le colonne sulle quali si sono formate tutte le potenze economiche occidentali, diventano eresie insopportabili e sanzionabili se applicati dagli altri.     Lisbona, però, rischia, malgrado la ricetta ottusa, stantia e ripetitiva, proposta dagli occidentali, di diventare veramente”storica”.&lt;br /&gt;E’ stata la sede del primo rifiuto, pressoché collettivo, alla proposta europea.&lt;br /&gt;Gli stati africani, con diversi accenti e con poche eccezioni, hanno fatto emergere forti criticità e palesi rifiuti. Il summit portoghese è stato l’ultimo atto di un triennio vivace e inquieto per le relazioni internazionali di quest’immenso e ricco continente.&lt;br /&gt;In questo biennio si sono gia svolti incontri bilaterali a Caracas, a Pechino, sono in previsione a breve in Giappone e in India.  Il verbo liberista non ha il monopolio, addirittura appare obsoleto e superabile, per molti di questi paesi.&lt;br /&gt;Gli accordi che s’ipotizzano e per molti versi si mettono già in pratica, non sarebbero più subordinati a strumentali”protocolli politici, economici e finanziari” da rispettare; i prestiti erogati non sono più vincolati a tassi da usura che, di fatto, rendono il prestito inesigibile ma perennemente condizionante e, soprattutto si realizzerebbe della moneta, bene speculativo per eccellenza, come unico strumento di scambio economico.  Entrano nei rapporti commerciali anche la formazione del personale, la costruzione d’infrastrutture sociali ed economiche, la costituzione d’imprese miste.&lt;br /&gt;Questo percorso non è certo lineare, sono molte le trappole, le contraddizioni, le insidie, ma, rimane l’indubbio merito di rimettere in discussioni politiche elevate ormai al rango di dogmi e di atti di fede e, soprattutto il fatto di lasciare al palo la boria europea e occidentale.    &lt;br /&gt;Il protagonismo latino americano, africano e cino-indiano, oggettivamente sfida l’asse costituito dal cosiddetto Washington Consensus( FMI, Banca mondiale, blocco usa/Europa) e, per la prima volta, pone alternative praticabile a chi cerca di sottrarsi alle ricette neo liberiste.&lt;br /&gt;L’Europa, come il vertice di Lisbona ha dimostrato, non riesce a liberarsi della sindrome del saccheggio e della speculazione.  &lt;br /&gt;L’integrazione del continente all’economia internazionale ed il rispetto dei diritti umani, fungono da cavallo di Troia ma, è un cavallo nudo, a cui, qualcuno comincia ad intimare lo sfratto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-6682580348934551843?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/6682580348934551843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=6682580348934551843' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/6682580348934551843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/6682580348934551843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/12/il-lupo-perde-il-pelo-ma-non-il-vizio.html' title='Il lupo perde il pelo ma non il vizio: fallimento del vertice euro-africano di Lisbona'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-523698057872495101</id><published>2007-11-25T02:32:00.000-08:00</published><updated>2007-11-25T02:33:29.612-08:00</updated><title type='text'>LA SICUREZZA SI COSTRUISCE PRIMA DI TUTTO ATTRAVERSO IL RISPETTO DELLA LEGALITA’ DA PARTE DELLE ISTITUZIONI.</title><content type='html'>Nessun dubbio sul carattere propagandistico dell’iniziativa di taluni sindaci nel Veneto circa l’arbitraria apposizione, mediante ordinanza, di ulteriori limitazioni, oltre quelle previste per legge, all’iscrizione anagrafica di cittadini stranieri nei loro Comuni. Non mi soffermerò oltre su questo aspetto di carattere politico, bensì voglio sottolineare quello, ancor più inquietante, sul versante del diritto.&lt;br /&gt;Come dovrebbe essere noto ai più, infatti, la nostra Costituzione riserva alla competenza esclusiva dello Stato la normativa su cittadinanza , stato civile ed anagrafi.&lt;br /&gt; In nessun modo questa materia può risultare appannaggio del potere regolamentare o di ordinanza dei Sindaci.&lt;br /&gt;Essi, infatti, agiscono nell’ambito dei servizi demografici come ufficiali del governo, ovvero sia, assumono semplici compiti di gestione di servizi che sono di piena ed esclusiva competenza statale. Ciò li obbliga,  evidentemente,  ad agire secondo i soli dettami della legge.&lt;br /&gt;E la legge è molto precisa in un settore così delicato dell’attività amministrativa, nel quale si combinano disposizioni di rango costituzionale con diritti soggettivi pieni, universalmente riconosciuti alle persone.&lt;br /&gt;Sia i compiti, sia le procedure da adottare in caso di iscrizione anagrafica di cittadini, di non comunitari e di comunitari, sono, per suddette ragioni, stabiliti sin nel dettaglio&lt;br /&gt;Per i non comunitari il problema non si pone dato che, nel contesto delle procedure per l’ottenimento dei permessi di soggiorno, le Questure, in primo luogo, verificano la sussistenza dei presupposti di reddito, di lavoro e relativi alla sicurezza nazionale che non ostano al rilascio del documento di soggiorno, il quale, per sé stesso , risulta idoneo all’iscrizione alle anagrafi, secondo le medesime regole previste per i cittadini italiani.&lt;br /&gt;Diverso è per i cittadini comunitari. Essi possono soggiornare nel territorio dello stato, con i loro familiari, senza alcuna condizione e formalità, per un periodo non superiore ai tre mesi . Invece il cittadino dell’Unione europea che intenda soggiornare per periodi superiori ai tre mesi, deve dimostrare  di possedere un lavoro e  risorse economiche sufficienti per sé e per i familiari, tanto da non pesare  a carico dell’assistenza sociale e sanitaria del paese di dimora. Può permanere in Italia, inoltre, per seguire corsi di studio o di formazione professionale. Punto.&lt;br /&gt;Queste sono le regole e ad esse si devono adeguare i sindaci in quanto ufficiali di anagrafe e con essi i dipendenti cui sia stata devoluta una delega in tal senso. Il resto sono solo chiacchiere, schiamazzi sconclusionati di chi vuole racimolare un pugno di voti facendosi beffe di ogni norma e regola. Non vi sono verifiche che le anagrafi possano fare sui precedenti penali, né in Italia né all’estero, dato che la prognostica sulla pericolosità sociale dei soggetti è prerogativa dei prefetti e dei giudici, non vi sono dinieghi preventivi possibili all’ iscrizione anagrafica, ma solo la successiva ed eventuale verifica , per i cittadini UE, che trascorsi tre mesi dal loro ingresso in Italia essi siano in grado di a mantenersi,&lt;br /&gt;Ben gravi invece sarebbero le conseguenze della violazione da parte dei Sindaci delle norme statali in materia di anagrafe e stato civile. Esse sottopongono non solo l’ente, ma lo stesso ministero dell’Interno all’azione di risarcimento dei danni, ancora una volta a carico della comunità ed espongono l’Italia intera all’irrisione del resto d’Europa. Se si applicassero infatti i principi di reciprocità comunque vigenti in diritto internazionale, pensate a quanti italiani tornerebbero da Germania, Francia, Romania…&lt;br /&gt;Insomma ce n’è abbastanza per ipotizzare reati quali l’abuso d’Ufficio, l’omissione di atti d’Ufficio, il non rispetto di trattati internazionali e direttive CEE. Credo, in conclusione, che, per il bene ed il prestigio del paese e per l’affermazione di un vero principio di legalità, corra l’obbligo, a questo punto, che le prefetture  agiscano per il rispetto della normativa statale, procedendo ove ve ne fosse bisogno, all’attivazione delle procedure per la rimozione dei sindaci inottemperanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roberto Del Bello&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-523698057872495101?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/523698057872495101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=523698057872495101' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/523698057872495101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/523698057872495101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/11/la-sicurezza-si-costruisce-prima-di.html' title='LA SICUREZZA SI COSTRUISCE PRIMA DI TUTTO ATTRAVERSO IL RISPETTO DELLA LEGALITA’ DA PARTE DELLE ISTITUZIONI.'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-302376082590394054</id><published>2007-10-24T15:06:00.000-07:00</published><updated>2007-10-24T15:14:44.045-07:00</updated><title type='text'>CROMATURA PIAVENSE:UNA VICENDA EMBLEMATICA,UNA NORMALE STORIA DEL NORD EST</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La storia di un azienda di Musile di Piave ma, potrebbe trovarsi benissimo in un altro posto e...non sarebbe certo "fuori posto"&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;La Via Emilia è una strada lunga e stretta che taglia la campagna musilese: tanti campi coltivati, prevalentemente vitigni ma non ci sono solo coltivazioni, capita di vedere anche aziende, per lo più piccole e quasi sempre o prolungamenti delle abitazioni o addirittura parte delle abitazioni stesse. Ad un certo punto della via, precisamente al civico 6, si scorge uno stabile ad un piano, fatiscente e posto di fronte ad un canale, Mincio di levante. Al primo piano, ce’ una sorta di terrazzino con antenne paraboliche, abiti stesi, insomma un’aria vissuta: dato il contesto, vien da pensare ad abitazioni di fortuna, precarie, sicuramente date in affitto ad immigrati.&lt;br /&gt;A toglierci ogni dubbio sulla natura di questo stabile, ci pensa una bella scritta a caratteri cubitali posta sulla parete della palazzina che recita: CROMATURA PIAVENSE.&lt;br /&gt;Ebbene si, qui, al civico 6 di Via Emilia, in attesa che lo stabile crolli o sia dichiarato non agibile, c’e’ di tutto: appartamenti affittati e azienda.&lt;br /&gt;Di cosa si occupa quest’azienda? Di chi è? e perché da diversi anni è oggetto d’attenzione?&lt;br /&gt;La Cromatura Piavense srl da molti anni ha sede in via Emilia, è un’azienda di cromatura di metalli che, impiega nel proprio processo di lavorazione una sostanza estremamente pericolosa come il cromo esavalente. Ha 25 dipendenti, di cui 15 senegalesi e, alcuni di loro sono alloggiati nel piano superiore.&lt;br /&gt;Colui che dagli atti ufficiali risulta esserne il titolare è deceduto un paio di mesi fa ma, si dubita e si è dubitato sul ruolo effettivo di questo personaggio. E’ assai più interessante capire, invece, i legami che sussisterebbero tra i presunti titolari dell’azienda ed una società, la Trentin &amp;amp; Boccato che ha aziende analoghe a Meolo e Castelfranco Veneto: era nota l’intenzione da parte di quest’ultimi di costruire e sostituire con una nuova struttura quella ormai fatiscente, in un terreno di loro proprietà.&lt;br /&gt;Le prime attenzioni sull’attività’ di quest’azienda risalgono già al 2002, quando furono rilevati sversamenti non autorizzati nel vicino canale, al punto che c’erano già stati procedimenti penali, per i quali anche la Provincia si era costituita parte civile.&lt;br /&gt;In seguito a questi fatti fu emessa l’ordinanza di divieto di utilizzo a scopo d’irrigazione, delle acque dei canali della zona, fu deciso anche il sequestro di una canaletta sotterranea, utilizzata per gli sversamenti che, confluiva nel canale Mincio: questa condotta venne, di fatto, sigillata sopra e ai lati, diventando una sorta di cisterna&lt;br /&gt;Ad ulteriore testimonianza dei danni cagionati all’ambiente, risulta esserci una deliberazione della Giunta regionale del Veneto, datata 30/12/2005 che, prevede un’erogazione di un contributo di 56000 euro, per la bonifica dell’area di pertinenza dell’azienda.&lt;br /&gt;Da allora, malgrado questi “intoppi”, tutto fila liscio, come se niente fosse accaduto.&lt;br /&gt;Liscio fino al 5 Luglio.2007&lt;br /&gt;In questa data vigili urbani e tecnici Arpav, su richiesta dell’amministrazione comunale di Musile, si presentano per un sopraluogo al fine (almeno ufficialmente) di installare dei peziometri per valutare lo stato della falda.&lt;br /&gt;L’esito dei controlli è sorprendente: la canaletta sequestrata e sigillata a suo tempo, si è rivelata essere una vasca contenete almeno 8 metri cubi di un liquido giallo oro.&lt;br /&gt;Le prime analisi dell’Arpav hanno accertato che si trattava di acqua ad altissima concentrazione di cromo esavalente, sostanza tossica e cancerogena, presente con valori 8 mila volte superiore a quella consentita dalla legge.&lt;br /&gt;In conseguenza di questi fatti l’azienda è stata sottoposta ad accertamenti giudiziari e gli impianti, posti sotto sequestro dall’autorità’ giudiziaria, sono stati sigillati dalla Guardia di Finanza.&lt;br /&gt;A questo punto della faccenda ha inizio il “caso Cromatura Piavense”.&lt;br /&gt;IL comune convoca una conferenza con Arpav, Asl e consorzio di bonifica, al fine di valutare il da farsi, incredibilmente è assente l’Asl.&lt;br /&gt;Il “fatto” che genera maggio apprensione è lo stato della falda acquifera e del canale Mincio: la falda fornisce acqua a diversi pozzi rurali ed è collegata al corso d’acqua (Mincio di levante) che successivamente si unisce al fiume Sile dove e’ collocata una zona di captazione di acqua potabile.&lt;br /&gt;A discutere della questione sono, il comune di Musile, attraverso il sindaco Forcolin e L’Assessore Teso e l’Arpav, tramite i suoi tecnici&lt;br /&gt;Mancano totalmente la popolazione di Musile , della zona di Via Emilia e i lavoratori. La gestione del caso è, perciò, solamente istituzionale.(Eccezion fatta per gli interventi, fuori del coro di Fiom e Rifondazione Comunista)&lt;br /&gt;I lavoratori completamenti estranei ad ogni discussione, resi invisibile e azzerati completamente.&lt;br /&gt;Eppure gran parte di loro, specialmente tra i migranti sono sindacalizzati con la Cisl e, sembra non destare particolare interesse il fatto che avessero disposizioni da parte della dirigenza, di dileguarsi in fretta e furia, in caso di controlli della Guardia di Finanza, come d’altra parte nessun ufficio o dipartimento dell’Asl 10 sembra interessato al loro stato di salute.&lt;br /&gt;Inspiegabile che un numero di iscritti non esiguo non avesse eletto una RSU e che, mai, fino ad ora, ci sia stata una vertenza relativa alle condizioni di sicurezza e a quelle sanitarie.&lt;br /&gt;Sul fronte ambientale, invece, col passare dei giorni, a tranquillizzare tutti ci pensa l’Arpav: le analisi successive infatti confermano che i danni all’ambiente ci sono: falde acquifere inquinate, canale Mincio inquinato anch’esso, ovunque presenze di nichel e cromo IV ma, tutto al di sotto della soglia di pericolosità.&lt;br /&gt;L’Arpav non accenna minimamente al rapporto tra la sedimentazione di questi elementi nocivi nel tempo e la capacità di sopportazione delle acque prima, di essere considerate inquinate per legge.&lt;br /&gt;In realtà, non c’e’ nulla di sorprendente in questi esiti:l’Arpav, ormai da qualche tempo recita lo stesso copione,costata le criticità ma ne ridimensiona l’impatto e la nocività, ponendosi oggettivamente come garante dello status quo.&lt;br /&gt;Il Consiglio comunale in seduta straordinaria certifica la normalizzazione.&lt;br /&gt;L’opposizione interroga la giunta, in modo asettico e formale, sullo stato delle cose e la giunta , attraverso l’Assessore all’Ambiente, Teso, snocciola dati e date, si attribuisce il merito di avere scoperto per tempo la potenziale bomba ecologica, sorvola,senza calcare eccessivamente la mano, sulle responsabilità della precedente amministrazione di centro sinistra e, incassa il silenzio assenso dell’opposizione e la parola fine sulla vicenda.&lt;br /&gt;L’unico brivido della seduta ce lo regala l’Assessore, quando ,lapidario, c’informa che essendo l’azienda posta sotto sequestro, il problema dei lavoratori non sussiste in quanto ,orami non sussistono più neanche loro.&lt;br /&gt;Il resto è ancora in corso: la bonifica del sito è stata effettuata dall’impresa stessa sotto lo sguardo di un paio di vigili urbani, l’impresa ha, di fatto, cessato di operare ed i lavoratori attendono ancora il loro destino, fermo restando il fatto che non c’e’ ancora uno straccio di ufficio dell’ASL o altro che si sia ancora degnato di valutare le loro condizioni di salute.&lt;br /&gt;A Musile, ormai, si parla d’altro: ponti,traffico, sicurezza ecc ecc.&lt;br /&gt;Eppure questa baracca di azienda che imponeva condizioni di lavoro e sicurezza che gridano vendetta era quanto mai attuale ed aggiornata: emblematica.&lt;br /&gt;Aveva acquisito il territorio circostante ,quasi a mo’ di usufrutto, per adibirlo a discarica privata, contando sulla benevola distrazione di una popolazione, di piccoli produttori, culturalmente affine;&lt;br /&gt;aveva intrapreso moderne relazioni sindacali, elevando il sindacato stesso a mediatore, certificatore e persino,collocatore; allineamento da manuale alla Bossi Fini, alloggio e silenzio in cambio di lavoro e del diritto a soggiornare per continuare a lavorare. Questo lo ha ben compreso l’assessore Teso, nel momento in cui ha dichiarato che non essendoci più l’impresa e quindi il lavoro , non aveva più alcun senso ne valenza giuridica, parlare degli immigrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-302376082590394054?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/302376082590394054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=302376082590394054' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/302376082590394054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/302376082590394054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/10/cromatura-piavenseuna-vicenda.html' title='CROMATURA PIAVENSE:UNA VICENDA EMBLEMATICA,UNA NORMALE STORIA DEL NORD EST'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-1908087239752050313</id><published>2007-09-14T03:11:00.000-07:00</published><updated>2007-09-14T03:13:13.419-07:00</updated><title type='text'>NOI,L' OPPIO E L'AFGHANISTAN</title><content type='html'>Il 90 per cento dell’oppio mondiale proviene dall’Afghanistan, quest’anno un kg d’oppio è venduto dagli agricoltori ai”trafficanti”per oltre cento dollari: l’eroina si prepara per via sintetica, trattando la morfina estratta dall’oppio, quindi, non ci vuole poi molto a trarre le logiche conseguenze.   &lt;br /&gt;Le logiche conseguenze sono che l’economia afgana, dalla fine dell’occupazione sovietica ad oggi, è, di fatto, sorretta dalla coltivazione e traffico dell’oppio, un’attività che da sola, produce più del 50 per cento del reddito nazionale, non necessita d’infrastrutture civili, d’investimenti tecnologici ma, semplicemente della millenaria cultura dei contadini afgani.&lt;br /&gt;Estirpare le coltivazioni di papavero sarebbe quindi il viatico sicuro alla bancarotta nazionale e all’ulteriore immiserimento della popolazione. A queste condizioni appare scellerato ogni programma di sradicamento delle colture  e poi, chi avrebbe la forza e l autorità per un simile atto? L’inesistente governo afgano o le truppe d’occupazione? La contiguità tra potere politico e potere criminale è non solo accertata ma, addirittura costituisce l’ossatura che tiene in piedi ciò che oggi è l’Afganistan.    Questo è un narco stato feudale, controllato dai War lords amici dell’occidente e dai talebani, i quali hanno bisogno dell’assenza d’ogni forma d’istituzione credibile e di società civile, perché solo così, possono gestire, pressoche’indisturbati l’affare miliardario del traffico di droga. &lt;br /&gt;Il legittimo bisogno di sopravvivenza dei contadini, le smanie d’arricchimento dei signori della guerra e delle mafie internazionali, il delirio folle e razzista degli integralisti talebani si miscelano orribilmente e danno vita all’infernale pantano afgano.&lt;br /&gt;In quel pantano ci stiamo anche noi, con le nostre truppe e, oggettivamente, per il semplice fatto di esserci, abbiamo dato il nostro contributo a questa devastante situazione. &lt;br /&gt;Andarcene via è giusto ma, risolverebbe solo un nostro problema.&lt;br /&gt;La questione afgana, invece, è molto di più, è uno snodo fondamentale ed anche emblematico, di quasi tutte le criticita’e i disastri che il neoliberismo globalizzato, sotto le insegne degli USA, sta sviluppando ovunque.&lt;br /&gt;Volete degli esempi? Eccoli!&lt;br /&gt;La sovrapposizione tra economia legale e criminale, l’eliminazione scientifica dell’idea stessa di società, lo svuotamento di poteri di tutti gli organismi internazionali, l’esclusione di fatto della politica, sostituita dalla militarizzazione d’ogni tipo di rapporto sociale, l’unilateralismo nordamericano, il ricorso strumentale allo scontro di civiltà come potenziale detonatore d’ogni crisi desiderata e provocata, la volontà di ripristinare una sorta di feudalesimo (spartizione del territorio tra “signori”locali), come forma ottimale di gestione e controllo degli “stati canaglia” (Afghanistan, Somalia, iraq……)&lt;br /&gt;Rimettere al centro la politica, coinvolgere la comunità internazionale: questa è la sfida.&lt;br /&gt;Concepire percorsi realizzabili e condivisi, partendo dalle questioni reali e prospettando opzioni civili, non militari e socialmente rilevanti.&lt;br /&gt;E’ un lavoro paziente, forse non spettacolare e neanche produttivo di consenso nell’immediato.&lt;br /&gt;Queste considerazioni mi portano a guardare con favore la proposta avanzata da Rifondazione ed altri, nell’ambito della sinistra radicale e della Rosa nel Pugno, di acquistare il raccolto d’oppio dell’Afghanistan e di utilizzarlo per incrementare la produzione di morfina ad uso terapeutico.&lt;br /&gt;Non è una follia ma, piuttosto, la più realistica ed efficace delle soluzioni possibili.&lt;br /&gt;Sottrarrebbe i contadini al giogo dei criminali, dei signori della guerra e dei talebani stessi, rimetterebbe in discussione l’assetto socio economico che regge quel paese.    Gli equilibri interni scaturiti dall’occupazione militare, sarebbero minati alla base.&lt;br /&gt;La politica tornerebbe ad esercitare il suo ruolo.&lt;br /&gt;Il problema sarebbe il costo di realizzazione e l’impegno del numero maggiore possibile di paesi occidentali nel finanziamento dell’impresa: finanziamento che sarebbe, di fatto, una scelta politica alternativa alla soluzione militare e potenzialmente foriera di altre e ulteriori opzioni civili.&lt;br /&gt;Si stima che i contadini afgani guadagnino circa 700 milioni di dollari ogni anno dal commercio dell’oppio, la cifra, però, lievita se ci aggiungiamo i contrabbandieri, funzionari corrotti, insomma tutto l’indotto.   Si tratterebbe, innanzi tutto di fissare un prezzo che non incoraggi i contadini a rivolgersi ai contrabbandieri e, nello stesso tempo, garantire loro l’acquisto del raccolto: ridistribuire il reddito prodotto tra la popolazione che, seppur, miseramente, ancora sopravvive con i benefici del commercio d’oppio.        Altrimenti il rischio è quello di farsi risucchiare completamente dalla discussione bellica, di accettare l’agenda imposta dagli altri.   Farsi schiacciare dal dilemma della Exit strategy, costituirebbe una deriva provinciale e minimalista che non sposterebbe di un millimetro in avanti, la soluzione del pantano afgano.   Se i governi progressisti, i movimenti, gli organismi internazionali non avranno la capacità e l’intelligenza di proporre altre soluzioni praticabili, dovranno adeguarsi ancora a discutere delle decisioni gia prese dai soliti noti.&lt;br /&gt;                                                                                                                                &lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO "KAMO"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-1908087239752050313?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/1908087239752050313/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=1908087239752050313' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/1908087239752050313'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/1908087239752050313'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/09/noil-oppio-e-lafghanistan.html' title='NOI,L&apos; OPPIO E L&apos;AFGHANISTAN'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-5009149562445525778</id><published>2007-09-14T00:25:00.000-07:00</published><updated>2007-09-14T00:30:20.434-07:00</updated><title type='text'>APPUNTI  SUL CORNO D'AFRICA:CAUSE E SVILUPPI DI UNA CRISI EMBLEMATICA</title><content type='html'>L’11 settembre è passato, con tutta la sua tronfia retorica sulla lotta al terrorismo.&lt;br /&gt;Che dire? Com’e’ lo stato di distruzione dei committenti del terrore o presunti tali?&lt;br /&gt;In Afganistan ed in Iraq le cose non vanno bene.  In Iran e in Corea del nord si arranca: un giorno si discute su come accordarsi con loro ed un altro su come raderli al suolo, nel dubbio, intanto, teniamoli nella lista nera, tra gli stati canaglia. E’ un elenco che gli statunitensi aggiornano e poi inviano, presumo, via fax ai vari ministeri degli esteri del globo, affinché adeguino la loro politica estera.&lt;br /&gt;Or bene, la novità è che il suddetto elenco potrebbe essere allungato di un’unità da un momento all’altro&lt;br /&gt;La new entry dovrebbe essere l’Eritrea, si avete capito bene!!&lt;br /&gt;La notizia è ufficiale, l’annuncio è del dipartimento di stato&lt;br /&gt;Il vecchio John Wayne non è tipo che parli per far prendere aria alle tonsille, tuttaltro!!&lt;br /&gt;Loro si, che si occupano dell’Africa e nella fattispecie di ciò che accade nel Corno d’Africa: è vero, sono rozzi e superficiali ma la carta geografica la conoscono bene e, sanno benissimo che la guerra è la distanza più breve che ci sia tra il loro interesse e la più vicina delle loro basi.   Semplice, vero!!!!&lt;br /&gt;L’uovo di colombo dell’americanismo in fin dei conti è tutto qui: la linea dell’orizzonte.&lt;br /&gt;Per loro non è una striscia lontana, una bussola, un riferimento, piuttosto è una linea che li attraversa.Sono empirici, pragmatici: “Vedo una cosa, quindi la sto gia toccando”, ”ho un obiettivo?Sarà l’ultima tappa di ciò che sto facendo”&lt;br /&gt;Ma come mai nella loro agenda, nel loro orizzonte è entrata la minuscola Eritrea (4 milioni d’abitanti e meno di 120 mila km quadrati)?&lt;br /&gt;In realtà il loro interesse riguarda la vasta area dell’Africa orientale che potremmo allargare in questo caso anche al Sudan.&lt;br /&gt;L’Eritrea è indipendente dal 93 e, malgrado diversi tentativi di porre basi lungo le sue coste o di recuperare vecchie posizioni militari che gia gli USA avevano al tempo in cui qui comandava il Negus, non è stato raggiunto alcun accordo in  merito.&lt;br /&gt;Inaccessibili sono rimaste le ancora più lunghe e appetibili coste somale, cuneo formidabile inserito tra l’oceano ed il Mar Rosso&lt;br /&gt;Il Sudan, novella potenza petrolifera, è una sorta di provincia distaccata della Cina, in odor d’integralismo&lt;br /&gt;Rimane quindi solo l’Etiopia, da sempre fornita di uno dei più valenti eserciti africani, grande paese con più di 70 milioni di persone.&lt;br /&gt;Le benevoli attenzioni degli USA ovviamente si sono rivolte all’Etiopia e indirettamente anche quelle dei grandi investitori privati e soprattutto degli organismi internazionali, quelli legati al Whashington Consensus, ossia Fondo Monetario, Banca Mondiale.&lt;br /&gt;L’Etiopia è anche il paese “Cristiano per eccellenza” della zona, sia per storia sia per consistenza numerica dei copti cristiani, pur essendoci una presenza mussulmana del 40 per cento almeno.&lt;br /&gt;L’Africa Orientale, basta osservare la carta geografica, è una sorta di ponte naturale verso il mondo arabo, il medio oriente e l’India stessa.&lt;br /&gt;Questa è una caratteristica culturale ed etnica, prima ancora di essere un dato geografico: ad esempio, la lingua somala, contiene molti termini che si rifanno a parole indiane.   C’e’ un dato geopolitico che lega queste terre alle zone nevralgiche del presente e del futuro&lt;br /&gt;Tutte le questioni che fanno da detonatori delle  esplosioni del xxi secolo, sono li’ presenti, ad uso e consumo di chi voglia azionarli.&lt;br /&gt;La questione energetica (Sudan ed in prospettiva Somalia), l’islamismo politico, lo scontro con la Cina.&lt;br /&gt;I nordamericani hanno gia il loro gendarme in zona: l’Etiopia&lt;br /&gt;Questa è la cornice: dentro c’e’ il quadro, i fatti, ci sono gli africani in carne ed ossa.&lt;br /&gt;Ci sono le convulsione ed i tormenti di di 4 o 5 nazioni.&lt;br /&gt;Di queste questioni, questo blog si occuperà in maniera circostanziata e possibilmente documentata, per ora, mi limito a brevi cenni, giusto per dare un idea di massima che, possibilmente, inquadri l’essenza delle tematiche in ballo.&lt;br /&gt;Partendo dal &lt;strong&gt;Sudan&lt;/strong&gt;.    Questo enorme paese, il più grande d’Africa, ha recentemente scoperto un tesoro nelle sue viscere: il petrolio.&lt;br /&gt;Il suo Pil è schizzato in alto, le condizioni di vita dei sudanesi meno. Khartum si appresta a diventare una moderna metropoli, centro d’affari.&lt;br /&gt;La Cina è l’alleato  di ferro, vero tutore dei sudanesi anche in sede ONU.&lt;br /&gt;Il Sudan è la vera testa di ponte della penetrazione cinese in Africa, uno dei dati politici e strategici più importanti di questi anni&lt;br /&gt;Il potere è islamico, la composizione etnica è articolata che, solo strumentalmente si può ricondurre ad un inesistente dualismo cristiani/mussulmani.&lt;br /&gt;IL sud del paese è abitato da popolazioni prevalentemente animiste, etnicamente assimilabili ai popoli del centro Africa e molto marginalmente cristiane.&lt;br /&gt;Si sono per anni difese non solo dall’islamizzazione forzata operata dal potere centrale ma, soprattutto dalla estromissione totale dal potere e dalla gestione diretta delle risorse.  In parte, nel 2005, questo problema è stato risolto, per quanto riguarda ampie regioni del Sud, in seguito alle trattative con la guerriglia, ora presente al governo; anche il fronte orientale sudanese è stato sedato, grazie alla mediazione eritrea. Rimane la grave situazione del Darfur, regione che rivendica autonomia da Karthum.    I messaggi (interessati) che arrivano da noi sono: è uno scontro di religione, cristiani mussulmani, è necessaria una “ingerenza umanitaria” per risolvere la crisi.   Non vorrei sbagliarmi ma, ho l’impressione che questa filastrocca l’abbiamo sentita tante volte.  Un formidabile cavallo di Troia, per intervenire ovunque, piazzarsi e stabilire le proprie regole e, poi, già che ci siamo, facciamo pure sloggiare i cinesi.  Strike per qualcuno: via gli islamici, via i terroristi, via i cinesi e a noi i pozzi!     La soluzione di un problema africano non può che essere data dagli africani, con gli strumenti di cui si doteranno e nei modi opportuni. E’ una tesi inaccettabile per la dottrina Bush. L’america è dove ci sono i miei interessi, l’America è dove ci sono i miei nemici, l’America è ovunque.&lt;br /&gt;La convivenza e la distribuzione di potere tra diversi raggruppamenti etnici, in taluni casi, trasversali agli stessi paesi, è la fonte prima di tutte le contraddizioni africane, specialmente in quest’area. L’occidente ha delle responsabilità: come in Sudan, così altrove ,ha arbitrariamente stabilito in epoca coloniale e post coloniale una gerarchia di potere tra popoli diversi, funzionale ai propri interessi;In Sudan,per esempio, i britannici hanno,di fatto, attribuito il potere alle elite che erano espressione del nord e , questa situazione è rimasta tale fino ad ora: mi parrebbe alquanto inopportuno richiamare i britannici per risolverla.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’Eritrea &lt;/strong&gt;,giovane stato, indipendente dal 1993, rivendica ,in perfetta continuità con la sua trentennale lotta di liberazione, una crescita graduale, autarchica, attingendo al patrimonio materiale e culturale dei popoli eritrei:facendo, caso unico in Africa, della pluralità etnica, un fattore propulsivo ed unitario.&lt;br /&gt;L’Eritrea ha reimpostato il suo sistema di relazioni internazionali,proprio su questo principio. Ha più volte rifiutato l’”aiuto” statunitense, ha ridiscusso su basi nuove, il rapporto coi cosiddetti donatori, ha ridotto la presenza delle ONG, vincolando la loro attività ,al programma economico finanziario nazionale.&lt;br /&gt;Da anni vive in uno stato di guerra, per una disputa di confine con l’Etiopia: il contenzioso, in realtà, è stato già risolto in seguito ad arbitrato internazionale inappellabile, a favore dell’Eritrea: l’ONU, però non riesce a dare attuazione a questa sentenza, costringendo questo minuscolo stato ad occuparsi, prevalentemente della sua sicurezza. L’ultima notizia riguardante l’Eritrea, è la sua candidatura ad entrare nel club degli stati canaglia,nell’elenco redatto dai nord americani.&lt;br /&gt;La signora Frazier che si occupa di questioni africane, nell’ambito del Dipartimento di stato, ha rilevato ripetuti comportamenti da parte dell’Eritrea, estremamente pericolosi per la sicurezza degli USA e delle democrazie occidentali (ahimè,non è una barzelletta). Quali sarebbero questi oltraggi alla libertà e alla democrazia? Sostanzialmente l’aver ospitato una conferenza di tutte le forze somale di opposizione, comprese le componenti islamiche, le quali, come primo punto, per avviare la ricostruzione della nazione somale, chiedono il ritiro immediato delle truppe di occupazione etiopiche.&lt;br /&gt;Avendo considerato le corti islamiche ,come terroristi, legati ad AL Qaeda, è implicito,ritenere gli eritrei collusi ai terroristi&lt;br /&gt;Gia’&lt;strong&gt;,la Somalia.&lt;/strong&gt;   La scintilla che potrebbe far esplodere la prateria&lt;br /&gt;Paese mussulmano, abitato da nomadi,dediti prevalentemente alla pastorizia, una lingua ed una cultura sostanzialmente comune, divisi in clan, in grandi gruppi umani.&lt;br /&gt;Una sorta di struttura sociale genealogica.  L’islam somalo è sunnita, tollerante per tradizione. In africa l’islam, mescolandosi a riti animistici ,ha generato una religione che non ha la pesantezza dottrinaria che ha altrove:più che un fine da perseguire, è stato un sistema di regole e relazioni.&lt;br /&gt;Quest’Islam è da considerare, per sua natura, quasi impermeabile alle sirene integraliste&lt;br /&gt;In Somalia è accaduto qualcosa di spiegabile con le premesse di cui sopra.&lt;br /&gt;Le Corti Islamiche, ossia l’insieme dei tribunali che regolavano i conflitti ed i contenziosi, oltre ad essere anche elemento civile di regolazione e distribuzione, hanno assunto, nel tempo, un espressione politica ed utilizzato l’elemento religioso unificante, per combattere lo sfarinamento del paese.&lt;br /&gt;La Somalia dopo la caduta di Siad Barre,il quale in qualche modo era riuscito a creare un sentimento nazionale,ha di fatto cessato di esistere come elemento statuale. Sbriciolata in bande,in feudi, controllati dai WarLords è finita in balia di razzie e violenze.&lt;br /&gt;La Somalia è diventata centro  di traffici e illeciti  d’ogni tipo: dal traffico d’armi, allo scarico dei rifiuti tossici e nocivi e alla coltivazione e vendita di droga.&lt;br /&gt;Questa situazione si è protratta per almeno un quindicennio:ogni tentativo di ristabilire la legalità si è dimostrato assai flebile.&lt;br /&gt;Gli USA hanno volutamente foraggiato i signori della guerra, in chiave anti islamica, cercando in ogni modo di evitare la formazione di un entità statuale .&lt;br /&gt;La vittoria delle Corti,appoggiate dalle popolazioni di Mogadiscio, non tanto per affinità ideologica ma, per desiderio di pace e normalità, ha gettato nello sconcerto gli Usa ed i loro gendarmi locali, i governanti etiopici.&lt;br /&gt;Dopo pochi mesi,il paese è stato invaso ed occupato dall’esercito etiopico, ripetutamente bombardato dagli aerei americani.&lt;br /&gt;Il pretesto è il solito e, come sempre, senza l’onere della prova: presenza di terroristi di Al Qaeda.&lt;br /&gt;Tra i governi occidentali, solo l’Italia, ha espresso condanna per l’attacco americano.&lt;br /&gt;L’operazione è andata bene anche all’Etiopia, sia perché ha rinvigorito l’alleanza con gli Usa e sia per il timore che la rinascita somala, riaccendesse le tensioni con la minoranza somala presente in Etiopia,precisamente nell’Ogaden.  La situazione ora è caotica, con un autorità che si regge sull’appoggio esterno militare .&lt;br /&gt;La diaspora somala, dopo un breve periodo, in cui pensava di rientrare è di nuovo sfiduciata.&lt;br /&gt;L’agenda politica somala ora è di pertinenza della signora Frazier, del dipartimento di stato americano .&lt;br /&gt;Ci sono tentativi di risoluzione di crisi: c’e una via africana, che deve passare necessariamente per i partecipanti della conferenza di Asmara ed una via etiopico-americana che prevede la creazione di uno stato fantoccio,provincia dell’Etiopia e piattaforma militare per azioni “anti terrorismo”&lt;br /&gt;Il governo italiano denota un meritevole attivismo nelle faccende somale, grazie al vice ministro Sentinelli ma ,sarebbe opportuno che l’Italia nelle sedi opportune, condannasse l’ingerenza tramutata da cooperazione e sostegno: ingerenza che è ormai il faro della politica estera dell’Unione Europea e degli Usa&lt;br /&gt;Avrà la forza? Dubitiamo&lt;br /&gt;In questo scenario, la potenza, il soggetto forte è l’Etiopia.&lt;br /&gt;Il soggetto forte ha una forza riflessa ed una fragilità reale&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’Etiopia &lt;/strong&gt;è un colosso, frammentato in molteplici etnie che hanno sempre convissuto, accettando il dominio di una di loro,gli Amhara&lt;br /&gt;Storicamente padri dell’impero etiopico e della religione copta.&lt;br /&gt;Ora , in seguito a varie vicissitudini, che non è il caso di spiegare ora, il potere è finito ,in pratica,ai Tigre’&lt;br /&gt;Questa è una minoranza, che ha la sua regione al confine con l’Eritrea e con la quale ha molto in comune, sia dal punto di vista linguistico che culturale.&lt;br /&gt;Ha avuto un ruolo importante nella millenaria storia d’Etiopia ma rimane meno del 5 o 6 per cento della popolazione etiopica.&lt;br /&gt;Una minoranza che in pochi anni ha occupato tutti i settori dello stato, ha sbaragliato l’opposizione ricorrendo a brogli ed arresti mirati, controlla i flussi miliardari che arrivano dagli organismi finanziari e dagli Usa stessi.&lt;br /&gt;La  forza dell’Etiopia è proporzionale alla consistenza degli interessi Usa in loco: per procura invade la Somalia, tiene in scacco l’Eritrea, fa il bastione della cristianità (con quasi meta popolazione mussulmana) in zona mussulmana.&lt;br /&gt;Quanto può durare? Non saprei.  Fin quando il puzzle etnico reggerà? Fino a quando il sostegno esterno compenserà l’indifferenza per le condizioni interne?&lt;br /&gt;Sicuramente in quest’area si confrontano le due afriche: quella che è proiezione dei Piani di Aggiustamento Strutturale, delle donazioni, dei vincoli imposti dagli organismi finanziari internazionali, dell’apertura illimitata al capitale straniero, delle classi dirigenti plasmate su queste politiche endogene, della pervasiva presenza dell’industria della carità e della filantropia che occupa il deserto creato dalla distruzione dei bilanci pubblici;l’altra Africa,invece, che tra luci ed ombre, pone al centro della propria agenda politica, la sovranità nazionale che, in questo continente, spesso coincide con la costruzione ex novo o l’invenzione della nazione, col sancire il principio che le relazioni internazionali sono scelte di politica interna e non imposizioni che determinano la politica interna stessa.&lt;br /&gt;I sommovimenti del Corno d’Africa riflettono anche e soprattutto questo scontro&lt;br /&gt;In questo pezzo di continente vivono più di 120 milioni di persone e ridurre le loro drammatiche vicende, semplicemente ad uno scontro tra cristiani e mussulmani, tra terroristi e anti terroristi, tra moderati ed integralisti, significa applicare categorie meramente occidentali a fatti ed azioni che hanno, invece, una loro peculiarità e specificità. E’ l’ennesima imposizione ed intromissione violenta nella storia africana, anzi peggio ancora, è la negazione stessa che questo continente sia capace di fare Storia ed elaborare categorie concettuali proprie.    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO "KAMO"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-5009149562445525778?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/5009149562445525778/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=5009149562445525778' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/5009149562445525778'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/5009149562445525778'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/09/appunti-sul-corno-dafricacause-e.html' title='APPUNTI  SUL CORNO D&apos;AFRICA:CAUSE E SVILUPPI DI UNA CRISI EMBLEMATICA'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-2758262822405653800</id><published>2007-09-06T02:24:00.000-07:00</published><updated>2007-09-06T02:30:14.448-07:00</updated><title type='text'>IMMIGRATI E SICUREZZA:REALISMO E STATO DI DIRITTO</title><content type='html'>Si fa un gran parlare d’immigrati, di delitti e di sicurezza: le tre cose sono ovviamente correlate, nella vulgata mediatica.&lt;br /&gt;Quando penso agli stranieri, a quelli che osservo nella mia città, ho come la sensazione di vivere in un altro paese e non in questo, devastato, secondo tutti i media, dall’invasione criminale degli alieni extracomunitari.&lt;br /&gt;Qui, a San dona’sono all’incirca tremila, su una popolazione di quasi 40 mila persone: tanti?pochi? Non saprei dirvi.    So solo che quando penso a loro mi vengono in mente tre gruppi che forse, ma non ne sono certo sono i tre i più numerosi: bangladeshi, senegalesi e ucraini.&lt;br /&gt;Personalmente sono contento che ci siano: sono laboriosi, corretti ed ho la netta impressione che se sono qui è perché sono indispensabili alle nostre economie e alle nostre famiglie.  Li vedo per strada ed in quel momento, capisco cosa vuol dire, in concreto, pluralità culturale, riesco persino a dare un significato alla parola: cultura.&lt;br /&gt;La prima cosa che noto e’ che loro (specialmente senegalesi e bangladeschi) camminano, noi, invece, “andiamo” da un posto all’altro. Dalle loro movenze è evidente che l’orologio, per loro è solo uno dei modi per misurare il tempo; nei comportamenti, la distinzione tra uomo e donna è netta, per la donna, a volte, è sudditanza, ma spesso è anche distinzione. Non mi risulta che siano dediti ad attività criminali, anzi, spesso sono vittime di una certa criminalità economica(lavoro in nero,divieto di sindacalizzarsi,violazione delle norme sulla sicurezza), perfettamente accettata e giustificata dal nostro modello di sviluppo. Le ucraine, schive e sempre in gruppo, mi sorprendono per la loro età media, abbastanza alta. Ho visto donne di 60 anni, giunte in Italia da poco e, mi chiedo, come sia possibile a 60 anni emigrare. I senegalesi e bangladeshi sono giovani ed ho l’impressione, conoscendone qualcuno, che non siano qui per bighellonare ma che abbiano progetti molto precisi per se e per le loro famiglie che, abbiano l’intento di ricongiungere a se, almeno la cerchia più stretta dei loro familiari, quindi, deduco che, abbiano sicuramente la convinzione che questo sarà il paese del loro futuro, del loro tentativo di emanciparsi dalla povertà e dall’esclusione.&lt;br /&gt;Non mi sembrano neanche del genere”comandi sior paron”, avrebbero una tendenza alla sindacalizzazione e, in ogni modo, manifestano molta attenzione verso i loro diritti.&lt;br /&gt;Insomma non mi sembrano parassiti o criminali o avvezzi ad attivita’fastidiose e moleste.&lt;br /&gt;Lo ammetto: ho una predisposizione “genetica” nel non vedere nello straniero il nemico e l’usurpatore, per cui, potrei anche essere condizionato da questo, nelle mie valutazioni.&lt;br /&gt;Ciò che vedono i giornali esiste, non lo metto in dubbio, ma, esiste anche altro che loro evidentemente non vedono o forse non lo reputano notiziabile.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Legare l’immigrazione all’illegalità ed al crimine è diventato praticamente un assioma, un vero senso comune.&lt;br /&gt;E’ una percezione quasi di massa e, sarebbe assurdo ridicolizzarla, considerarla con sufficienza o come un esclusivo effetto dei media.&lt;br /&gt;La percezione diffusa di una sensazione è una “realtà” da rispettare e con cui fare i conti.&lt;br /&gt;Ogni valutazione e proposta concreta deve poter intervenire da subito ed in maniera incisiva su questo dato di fatto, per quanto, possa essere considerato non veritiero o eccessivo.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Qualche valutazione.&lt;br /&gt;I dati ufficiali affermano che gli omicidi e gli atti particolarmente efferati non sono aumentati anzi, sarebbero in leggero calo rispetto al passato. Gli omicidi in Italia, hanno, invece, una caratteristica particolare: in prevalenza hanno una matrice domestico-familiare.&lt;br /&gt;E’ un dato inquietante: ci si ammazza in famiglia, tra parenti o amici.&lt;br /&gt;Alcuni di questi omicidi si distinguono per la brutalità feroce e dal punto di vista geografico, sono collocati soprattutto al Nord: nel meridione la malavita organizzata invece è la prima causa delle morti violente.&lt;br /&gt;C’e’ un aumento della criminalità diffusa o microcriminalita’anche se non nelle dimensioni che ci si potrebbe aspettare dal risalto mediatico.  C’e’ un aumento dei furti nelle abitazioni e dello spaccio di stupefacenti ed, in questo genere di crimini, si registra indubbiamente una percentuale considerevole di stranieri non regolari, cosiddetti clandestini: la percentuale di stranieri regolari condannati ed in carcere è, invece, simile a quella degli italiani.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un dato oggettivo è, perciò’, che un immigrato regolare di norma non è assolutamente pericoloso, non più di un italiano medio: gli stranieri regolari in Italia sono poco più di tre milioni e, quasi tutti, sono ex clandestini regolarizzati (nel corso di un decennio). Il dato politico è assai significativo: la regolarizzazione, l’accettazione da parte dell’immigrato di un sistema di regole, che prevede diritti ed impone doveri è.di per se, un antidoto alla criminalità. Una persona che lavora, che chiede il ricongiungimento del resto della sua famiglia, che manda i figli a scuola, che accende un mutuo per acquistare una casa, ha un progetto di vita e non una finalità criminale.&lt;br /&gt;Il nesso criminalita-clandestinita’ deve essere affrontato senza demagogia, terrorismo psicologico, strumentalizzazioni e pulsioni xenofobe:affrontatato politicamente con lungimiranza &lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;E’ ovvio che se si rende una condizione umana e materiale(clandestinità), un reato, inevitabilmente coloro che si trovano in quest’assenza totale di regole, al di fuori della possibilità di rientrare in un circuito legale, potranno essere in balia d’atteggiamenti predatori e aggressivi verso l’ambiente circostante.&lt;br /&gt;Quelli che propongono soluzioni drastiche e finali, come l’espulsione coatta di massa, sbatterli in galera tutti, sparargli addosso quando si avvicinano alle coste, sanno bene di pretendere cose tecnicamente irrealizzabili e giuridicamente inammissibili in uno stato di diritto: fanno demagogia, cavalcano la tigre, capitalizzano politicamente tutti i mal di pancia e le rabbie che hanno provocato ad arte.     Oserei affermare che hanno tutto l’interesse affinché la situazione rimanga tale, sempre sul punto di esplodere.  &lt;strong&gt;L’indotto della paura da di che vivere a molti.            L’’industria della sicurezza è fiorente più che mai: porte blindate, telecamere, sistemi di sicurezza, vigilanza privata ecc ecc.&lt;br /&gt;Quante carriere politiche sono state costruite sulla questione della sicurezza, dei clandestini, degli extracomunitari?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Queste considerazioni però non intendono assolutamente eludere la questione, né tanto meno spostare l’attenzione su altri aspetti, subordinati alla principale .&lt;br /&gt;Il rapporto clandestinità -microcriminalita’/criminalità esiste, è nei numeri, nei dati di fatto.&lt;br /&gt;Sarebbe un po’ ridicolo negarlo.&lt;br /&gt;Per come la vedo io, sono due i versanti su cui intervenire&lt;br /&gt;Uno è politico e l’altro è giudiziario&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il primo punto bisognerebbe agire affinché la sussistenza di una serie di condizioni”virtuose” possa consentire sempre la regolarizzazione per chi è in Italia da “sans papiers”, superando così, la logica delle sanatorie e delle emergenze; facilitare i ricongiungimenti familiari, anche come forma di sanatoria per chi dimostra di avere propri congiunti nel nostro territorio ; passare dallo jus sanguinis allo jus soli, per quanto riguarda il sistema di trasmissione della cittadinanza alla nascita(L’italia è uno degli ultimi paesi occidentali che legano l’attribuzione della cittadinanza alla nascita, alla semplice e pura appartenenza genealogica,altrove come in Francia e negli USA,si acquisisce la cittadinanza del luogo dove si nasce)&lt;br /&gt;Queste misure, insieme con altre, renderebbero l’ampio popolo degli irregolari, non una moltitudine di sbandati senza arte ne parte, che campano nell’attesa messianica di un atto magnanimo e sanante ma, piuttosto, un insieme di persone che hanno stimoli e incentivi ad avere una condotta socialmente accettabile in quanto premiale.&lt;br /&gt;Dal punto di vista giudiziario e investigativo, secondo me, si registra un incredibile ritardo, nella conoscenza dei fenomeni criminali non autoctoni, operanti in Italia.&lt;br /&gt;Si può tornare indietro fino agli anni della mala del Brenta per trovare le prime incursioni organizzate delle bande provenienti dai balcani: la stessa banda Maniero si alleò con il  crimine di matrice balcanica, sia per approvvigionarsi d’armi sia per riciclare il denaro sporco.&lt;br /&gt;La guerra civile nell’ex Jugoslavia, riversò sul mercato del crimine una quantità  gigantesca d’armi d’ogni tipo ed anche di”professionisti” pronti a capitalizzare le esperienze e le abilità acquisite in guerra.     &lt;strong&gt;Le guerre balcaniche hanno prodotto non solo disgregazioni di popoli e territori, devastazioni umanitarie, collassi economici ma anche, mafie organizzate che hanno saputo trarre profitti dagli ampi spazi che concedono un economia di guerra e un’implosione devastante di sistema.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Hanno riempito gli arsenali della nostra delinquenza, hanno schiavizzato e deportato lungo le strade delle nostre città, migliaia e migliaia di giovani donne, per alimentare in continuazione il mercato della prostituzione, hanno gestito e controllato i flussi migratori da quei paesi verso l’occidente.&lt;br /&gt;Le mafie kossovare, albanesi, croate, turche, hanno, di fatto, agito come un vero ufficio immigrazione.&lt;br /&gt;E’ impensabile ed ingenuo ritenere che questi atti di criminalità diffusa, siano gesti estemporanei, frutto magari di una propensione alla barbarie d’alcuni gruppi etnici. Questi delinquenti che agiscono in maniera organizzata, sono articolazioni di bande più ampie, chiaramente di matrice mafiosa che, reclutano prevalentemente a monte, ossia nei paesi d’origine.&lt;br /&gt;Malgrado questo, ancora oggi, l’attività’ d’indagine è frammentata, episodica: c’e’ un enorme spreco di risorse ed energie investigative, semplicemente per catturare l’ultimo anello della catena, quello che ha premuto il grilletto.&lt;br /&gt;Perché non si riconosce ancora il carattere organizzato di questi crimini?Perché non c’e’ alcuna forma di coordinamento tra le procure che indagano su questi efferati atti? Non sarebbe il caso di avere, addirittura una sorta di procura unica che si occupi delle varie mafie straniere operanti in Italia e dei loro legami qui?&lt;br /&gt;Un’attività d’indagine coordinata, incisiva, discreta, dotata di adeguati mezzi normativi e finanziari, di contatti internazionali, riuscirebbe sicuramente in un tempo ragionevole ad avere un quadro chiaro della situazione, una capacità d’intervento mirata ed efficace che, potrebbe ridimensionare il fenomeno criminale legato alla presenza di immigrati irregolari, in termini fisiologici.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’impiego spettacolare delle forze dell’ordine o il ricorso a provvedimenti singoli, tanto eclatanti  quanto sterili, ha solo una valenza propagandistica. L’effetto popolare e populista di queste misure consiste solamente nella cedola che, periodicamente staccano quelli, che hanno investito nel titolo, "sicurezza-immigrazione-criminalita’".&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;E’ esemplare, a tal proposito, la questione romena.&lt;br /&gt;Molti dei fatti incresciosi di quest’ultimo periodo coinvolgono cittadini rumeni, tra l’altro non più da considerare extra-comunitari. Negli ultimissimi anni la comunità rumena è diventata la più numerosa tra quelle presenti in Italia. Non è assolutamente nell’ordine naturale delle cose che all’incremento della presenza di una comunità, corrisponde, quasi con proiezione aritmetica, l’impennata di furti e violazioni di legge d’ogni genere, legate proprio ai soggetti di quel particolare gruppo.   E’ evidente che c’e’ qualcosa d’importante da capire: qualcosa che, evidentemente ancora sfugge e, forse, non è neanche degno d’adeguata attenzione.&lt;br /&gt;Realismo e stato di diritto sono e rimangono le coordinate di riferimento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO”KAMO”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-2758262822405653800?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/2758262822405653800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=2758262822405653800' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/2758262822405653800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/2758262822405653800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/09/immigrati-e-sicurezzarealismo-e-stato.html' title='IMMIGRATI E SICUREZZA:REALISMO E STATO DI DIRITTO'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-5526597667748464711</id><published>2007-09-03T11:56:00.001-07:00</published><updated>2007-09-03T11:58:01.170-07:00</updated><title type='text'>Eritrea:Nazionalismo e costruzione di una nazione</title><content type='html'>Anche se l’Eritrea, nei suoi confini attuali, è stata definita tramite il colonialismo italiano, è importante ricordare che la storia della sua gente non è cominciata con la colonizzazione italiana. La gente eritrea ha avuto una sua storia e civilizzazione, sue leggi e sistemi amministrativi prima del colonialismo. Ha avuto proprie attività politiche, economiche, sociali e culturali.&lt;br /&gt;I successivi dominatori coloniali nel corso degli anni hanno influenzato la vita e i sistemi amministrativi dell’Eritrea, ma non li hanno distrutti. I colonizzatori hanno lasciato  tracce della loro eredità; allo stesso tempo, la tradizione eritrea, benché subisse  cambiamenti e modificazioni, ha conservato le caratteristiche di base, che sono state trasmesse attraverso le generazioni. Quindi per capire completamente la situazione attuale e il programma del nostro paese per il futuro, è fondamentale capire le dinamiche all’interno della società eritrea, oltre che le eredità dei vari colonizzatori.&lt;br /&gt;Il colonialismo italiano è durato cinquanta anni. Non ha completamente cambiato la società eritrea, né la sua influenza è risultata distribuita uniformemente. Tuttavia non può essere negato il suo effetto durevole sulla storia dell’Eritrea. Il colonialismo italiano, come tutti i colonialismi europei, stabilì forzatamente i confini dell’Eritrea; sottoponendo tutta la gente ad una gestione all’interno di questi confini, ha aperto un nuovo capitolo nella storia dell’Eritrea.&lt;br /&gt;Usando le capacità italiane, ma contando principalmente sulle risorse umane e materiali dell’Eritrea, il colonialismo italiano ha costruito città e porti, strade principali e ferrovie, fabbriche e fattorie moderne. Ha introdotto la coscrizione. Inoltre, ha generato le condizioni per le quali i cittadini eritrei da tutti gli angoli del paese sono stati messi nelle condizioni di muoversi e conoscersi, costituendo così anche esperienze comuni. Il limite dell’influenza coloniale può variare da un posto ad un altro (alcuni potrebbero non esserne stati toccati), ma l’aumento dell'interazione fra eritrei, unito con la loro reazione all’aumentare dell’oppressione italiana e al razzismo, hanno posato i semi della coscienza nazionale eritrea.&lt;br /&gt;L'istituzione della prima associazione politica moderna Eritrea, Mahber Fikri Hager (amore del suo paese), alla conclusione dell'era coloniale italiana e l’arrivo dei Britannici, è una chiara testimonianza della coscienza nazionale. La Gestione Militare Britannica in Eritrea è stata provvisoria e di breve durata, lasciando così un’eredità limitata. In ogni caso la Bma incrementò le opportunità di studio e permise attività politiche e libertà d’espressione, secondo la tattica del “dividi e governa„, essa si sforzò di generare divisioni fra la gente dell’Eritrea.&lt;br /&gt;Pose le basi affinché si realizzasse il piano Etiopico-Americano di rifiuto alla gente eritrea del diritto all’auto-determinazione. La gestione britannica inoltre distrusse parecchie imprese economiche eritree e molte infrastrutture. Durante la dominazione britannica, l’allora nascente movimento nazionalista eritreo non ha potuto ne combattere la cospirazione covata contro l'Eritrea ne preservarsi dalla disunione. Quello che n’è conseguito è stata la dominazione coloniale etiopica la cui crudeltà non ha avuto uguali nella storia dell’Eritrea.&lt;br /&gt;All'inizio il colonialismo etiopico in Eritrea non era né diretto n’evidente. Questo perché le condizioni interne così come quelle esterne in Eritrea non erano direttamente riconducibili alla dominazione etiopica. E’ sotto il pretesto della risoluzione, promossa dagli Usa, delle Nazioni Unite sulla Federazione nel 1952 che è iniziata la dominazione etiopica. Il periodo della federazione (1952-1962) ha testimoniato l'erosione dell’indipendenza interna dell’Eritrea, l’espansionismo aggressivo della dominazione etiopica e lo sviluppo della resistenza eritrea.&lt;br /&gt;Una delle più significative realizzazioni di questo periodo è stato l'aumento visibile della nostra lotta nazionale, che era cominciata negli anni quaranta: l'emergere dei movimenti degli operai e degli studenti e in particolare, dell'istituzione e dell'espansione del Movimento di Liberazione dell’Eritrea (Mahber Showate). L'Etiopia coloniale era, secondo tutti i punti di vista, più arretrata dell’Eritrea. Di conseguenza non c’era niente che l'Etiopia potesse costruire o migliorare in Eritrea; ha soltanto distrutto. Con grossolane misure repressive ha insidiato sistematicamente la vita politica, economica, sociale e culturale degli eritrei.&lt;br /&gt;Ha sradicato la democrazia politica allora germogliante in Eritrea e ha portato un periodo di crudele dittatura. Distruggendo l'economia e le infrastrutture, l'Etiopia ha riportato indietro l’Eritrea di 30-40 anni. La peggiore, più difficile e più insolubile, eredità coloniale che l'Etiopia ha lasciato, tuttavia, è stata la cultura arretrata e corrotta della sua classe dirigente. Determinate caratteristiche della cultura eritrea di cui eravamo fieri, quali la disciplina, l'onestà, la forte etica del lavoro, l’iniziativa, l’inventiva, l’autosufficienza e il detestare la dipendenza, lasciarono il posto alla corruzione, alla truffa, alla pigrizia e alla dipendenza dall’ elemosina, durante la dominazione coloniale etiopica, specialmente nelle aree urbane.&lt;br /&gt;L'Etiopia ha potuto mantenere un paese più sviluppato e più avanzato, l’Eritrea, sotto il giogo della sua dominazione per quaranta anni principalmente grazie al supporto delle grandi potenze mondiali, in primo luogo gli Stati Uniti e successivamente, l'Unione Sovietica. L’enorme supporto che ha ricevuto l’Etiopia ha prolungato la dominazione coloniale etiopica e la sofferenza della gente dell’Eritrea e reso il prezzo dell’indipendenza assai superiore a quanto sarebbe stato diversamente. Questo sostegno illimitato all'Etiopia da una parte e l'isolamento della rivoluzione eritrea dall’altra,  ci ha indotto a contare esclusivamente sulle nostre risorse e ha stimolato l’inventiva e l'ingegnosità in tutti i campi.&lt;br /&gt;Non è un’esagerazione affermare che questo ha provocato l'istituzione di una delle lotte di liberazione più sviluppate al mondo, che ha contribuito notevolmente alla ricostruzione nazionale dell’Eritrea. La lotta di liberazione dell’Eritrea all’inizio non è avanzata bene. Quando, nel 1961, il Fronte di Liberazione dell’Eritrea (ELF) ha cominciato la lotta armata ha interpretato il desiderio della gente eritrea. Tuttavia la prospettiva dell’ELF e il metodo non erano favorevoli all'unità della gente dell’Eritrea, ne erano utili alla costruzione della nazione e al successo della lotta.&lt;br /&gt;L’errore fondamentale dell’ELF è stata di indulgere nelle divisioni della società eritrea seguendo linee etniche, religiose e regionali, fomentando tali divisioni invece di favorire la mobilitazione di tutto gli eritrei. Ci sono stati da allora tragici sviluppi politici in Eritrea, tuttavia la tendenza a sfruttare le differenze nella popolazione eritrea per piccoli e contingenti vantaggi politici e giocare così su atteggiamenti culturalmente e mentalmente ristretti  non è sparito dalla politica eritrea. Quelli che hanno utilizzato al massimo questo genere di politica di divisione sono stati i dominatori etiopici. Rendendosi conto di non poter sconfiggere la gente eritrea con le pallottole e la potenza di fuoco, non si sono risparmiati, fino al giorno della loro fuga, nel seminare la discordia fra la gente eritrea, mettendo una parte contro l’altra.&lt;br /&gt;Negli anni sessanta hanno bruciato le moschee, mentre hanno risparmiato le chiese. Successivamente hanno provato a strumentalizzare gli abitanti dei bassopiani, creando fittizie divisioni con gli altri eritrei. Si sono applicati senza sosta nella loro politica che divide fino ai più bassi livelli sociali, generando  conflitti fra i villaggi e perfino fra la gente all'interno di uno stesso villaggio. Il Movimento di Liberazione dell’Eritrea e in particolare il Fronte di Liberazione Popolare Eritreo (EPLF) sono riusciti a contrastare gli intrighi degli etiopici e dei loro collaboratori eritrei, coltivando il nazionalismo e l'unità fra la gente d’eritrea.&lt;br /&gt;L’EPLF ha generato un ambito di lotta in cui tutti gli eritrei che si erano opposti alla dominazione coloniale ed erano desiderosi d’indipendenza, potevano partecipare indipendentemente dalla loro religione, lingua, origine etnica, classe e tipo. L’EPLF si è trasformato in una casa comune per le centinaia e le migliaia di eritrei che sono venuti dalle aree urbane e rurali, dalle regioni della pianura e dell'altopiano e dalle località più distanti. Ha alimentato il nazionalismo degli eritrei e ha posto le basi per l’unità nazionale, escludendo tutti gli atteggiamenti di divisione e di ristrettezza mentale. Ha insegnato, diffuso ed esercitato l'uguaglianza tra tutti i cittadini. In tutte le sue politiche e azioni, l’EPLF ha coltivato il nazionalismo inclusivo e l'unità della gente eritrea.&lt;br /&gt;Attraverso una storia di cento anni d’esperienza coloniale e soprattutto dalle proprie attività storiche, la gente d’Eritrea si è trasformata in un popolo, composto di molti gruppi etnici, linguistici e molte  culture. Il viaggio di costruzione di una nazione è lungo e complicato. Anche se le basi del nazionalismo eritreo sono state piantate saldamente con la nostra lotta lunga di liberazione, deve ancora essere completato. La popolazione Eritrea, la cui unità è radicata in una lunga tradizione di coesistenza pacifica e armoniosa ed è stata rinforzata attraverso la lunga lotta, è una delle popolazioni più unite fra le società con strutture sociali simili.&lt;br /&gt;Per effetto di quest’unità è stata realizzata la vittoria e, quindi la pace e la stabilità ora prevalgono nell’Eritrea indipendente. L'istituzione del governo dell’Eritrea riflette e rinforza quest’unità d’ampio respiro. Abbiamo esplorato brevemente la storia centenaria del popolo eritreo. Durante quel secolo la naturale storia della gente Eritrea è stata interrotta dal colonialismo. Gli eritrei hanno vissuto l’oppressione coloniale, compreso il peggior genere di razzismo fascista. Diversamente dagli altri popoli colonizzati, agli eritrei è stato negato il diritto all’indipendenza.&lt;br /&gt;Inoltre mentre la gente similmente oppressa che ha condotto  lotte di liberazione, stava ottenendo un largo supporto internazionale, la gente eritrea è stata obbligata a condurre da sola la propria lotta, contro un nemico sostenuto a livello internazionale. Questa lotta è stata considerata da molti osservatori come inutile e sconsiderata. La gente eritrea è emersa vittoriosa da questa prova molto difficile. La pesante potenza di fuoco non l’ha indebolita; al contrario l’ha indurita e ha rinforzato la sua determinazione. Ha guadagnato solo così l'indipendenza e la sovranità. &lt;br /&gt;In parecchi paesi in cui sono state condotte lotte nazionali di liberazione, all’indipendenza sono seguiti conflitti e a volte guerre civili. In Eritrea, tuttavia, grazie alla forte unità nazionale, sviluppata con la lotta ed una gestione politica matura, la pace, e la stabilità hanno prevalso. E’ stato stabilito un governo, di ampio respiro e di sostegno popolare, per un periodo di transizione. Le transizioni sono solitamente difficili, ma l’Eritrea sta trovando rapidamente le soluzioni ai problemi incontrati durante questo periodo. Con grandi speranze, il paese si è orientato verso la difficile sfida dello sviluppo di una società moderna e stabile. Dire che il Fronte di Liberazione Popolare Eritreo (EPLF) ha dato il maggior contributo alla grande vittoria della gente eritrea, è soltanto dichiarare un fatto storico.&lt;br /&gt;Come già è stato accennato, in Eritrea, la lotta armata era in uno stato di crisi e quindi vicino alla sconfitta verso la fine degli anni sessanta e nei primi anni settanta. Quello che ha dato nuova vita alla lotta, è stata l'istituzione dell’EPLF. E’ stato l’EPLF quello che ha attuato la rivoluzione. Sfidando e fronteggiando le campagne militari, sostenute dai sovietici, dell'esercito più grande dell‘Africa nera(l’esercito etiopico), ha realizzato una storica vittoria militare finale, stabilito un vasto fronte nazionale e fatto della partecipazione popolare una realtà, organizzato un referendum in modo che l'indipendenza fosse il risultato di una scelta libera e legale della gente eritrea e non una mera vittoria militare: ha posto solide fondamenta per l’indipendenza dell’Eritrea e i suoi rapporti internazionali.&lt;br /&gt;L’EPLF ha realizzato con successo gli obiettivi di base per la quale ha iniziato: l’indipendenza e la pace per l’Eritrea. Come Fronte di Liberazione ha compiuto la sua missione con un successo indiscutibile. L’EPLF, tuttavia, non ha mai perseguito l'indipendenza come fine a se stessa, ma piuttosto come presupposto per lo sviluppo della società democratica e moderna in cui la giustizia e la prosperità fossero gli elementi prevalenti. Considerato che l’EPLF è un'organizzazione politica che abbraccia tutte le componenti della popolazione eritrea ed è vocata all’ unità nonché ricca di esperienza,e’ da ritenere che abbia la capacità di dare un grande contributo allo sviluppo dell’Eritrea. Tuttavia questo nuovo capitolo e le nuove sfide in attesa richiedono nuove strutture organizzative, nuovi meccanismi e direttive. Questa nuova struttura non può essere separata e prescindere dalla ricca esperienza del passato.&lt;br /&gt;Deve essere costruita sulle forti fondamenta già stabilite dall’EPLF. Deve ereditare e migliorare le politiche e le pratiche esemplari sperimentate dalle vicende precedenti e contemporaneamente, evitare le debolezze e le imperfezioni passate e attuali. Deve elaborare programmi politici, strutture organizzative e procedure di lavoro che siano adatti alle nuove esigenze di questo nuovo capitolo. La nuova struttura deve considerare la natura della nostra società, della relativa fase inerente allo sviluppo e delle lezioni apprese dalla  esperienza precedente così come dalle alte esperienze affrontate nel terzo mondo.&lt;br /&gt;Affinché questa nuova struttura sia costruttiva e diventi equa rispetto alle esigenze di questa nuova fase, deve essere il risultato un movimento d’ampio respiro, che abbracci tutti i patrioti e gli eritrei democratici, in alternativa ad un tipo d’organizzazione con base ristretta. La maggior parte dei membri dell’EPLF hanno un forte impegno nel progresso del paese, per la cui indipendenza si sono fortemente battuti e sacrificati   Quindi è naturale che diventino parte attiva nel movimento, come altri che amano il paese e la sua gente, ma sono stati al di fuori dell’EPLF a causa degli sviluppi della lotta di liberazione o per altri motivi.&lt;br /&gt;Durante questa nuova fase di costruzione politica, economica, sociale e culturale della nazione,   mentre stiamo costruendo un movimento politico allargato per guidare efficacemente il nostro viaggio futuro, dobbiamo chiarire i nostri obiettivi di base e i mezzi con cui realizzarli. Siamo risultati vittoriosi, nonostante tutte le difficoltà e pericoli, perché come movimento di liberazione e come popolo, abbiamo avuto chiarezza e  visione comune degli obiettivi d’indipendenza e di pace; anche oggi dobbiamo avere una visione progressiva dell’Eritrea e della sua gente ed è ,di massima importanza che una tale visione entri nei cuori e nelle menti di tutti gli eritrei in modo da tale da  poterla organizzare e tentare di realizzare&lt;br /&gt;2)La nostra visione di un’Eritrea futura&lt;br /&gt;Cosa vogliamo noi, come  nazione e popolo, in questa fase? Poiché abbiamo convertito i sogni di pace e d’indipendenza di ieri in realtà, quali sono i sogni odierni che vogliamo convertire in realtà? In breve quale è la nostra “visione”? La nostra visione è che l’Eritrea si trasformi in un paese in cui la pace, la giustizia, la democrazia e la prosperità prevalgano. La nostra visione è di eliminare la fame, la povertà e l'analfabetismo dall’Eritrea. La nostra visione è che l’Eritrea conservi la sua identità e unicità, sviluppi l'impegno per la cura della Comunità e della famiglia, e avanzando economicamente, educativamente e tecnologicamente, si ritrovi  fra i paesi sviluppati. La nostra visione è che la società eritrea sia conosciuta per l’armonia fra i suoi diversi settori, uguaglianza, amore per il paese, umanità, disciplina, duro lavoro e amore per la conoscenza, rispetto per la legge, l’ordine, l’indipendenza e l’inventiva. La nostra visione è quella di realizzare pacificamente i miracoli di una nazione in costruzione, come abbiamo fatto nella guerra di liberazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-5526597667748464711?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/5526597667748464711/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=5526597667748464711' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/5526597667748464711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/5526597667748464711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/09/eritreanazionalismo-e-costruzione-di.html' title='Eritrea:Nazionalismo e costruzione di una nazione'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-8974197544248404355</id><published>2007-08-31T06:54:00.000-07:00</published><updated>2007-09-03T12:09:31.705-07:00</updated><title type='text'>L'UOMO CHE GUARDA:IL RITORNO DEL GENERE DOCUMENTARISTICO PER RICOSTRUIRE L'IDEA DELLA MEMORIA COLLETTIVA</title><content type='html'>Il cinema è morto, non c’e’ più. Seppellito da tonnellate di pubblicità, inghiottito dalla cosiddetta industria del cosiddetto spettacolo, ha ormai liberato il campo dalla sua presenza.&lt;br /&gt;Quello che fu, è stato rimpiazzato dalla produzione su scala globale del fenomeno che potremmo definire: ”creazione e reiterazione continua e capillare dell’alzheimer di massa”&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La memoria senza l’oblio è ossessione patologica ma, l’oblio da solo è la negazione d’ogni memoria, d’ogni concetto possibile di tempo, il superamento d’ogni forma di resistenza e articolazione critica dinnanzi ad uno stimolo, l’ignoranza o l’inutilità’ di qualsiasi codice di interpretazione.&lt;br /&gt;Quando poi ed è il nostro caso, l’insorgenza dell’oblio è seriale, non può che essere un obiettivo.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nove volte su dieci il cinema c’ingoia per farci assistere ad immagini che hanno già e volutamente, incorporato, il meccanismo dell’autodistruzione: vediamo e gia iniziamo a dimenticare e rimuovere: usciamo e già siamo pronti ad ingurgitare altra pellicola, bulimici del nulla.&lt;br /&gt;Le armi a disposizione, scientemente utilizzate sono molte( banalità, ripetitività, luoghi comuni, conformismo, manierismo,riproposizioni di situazioni gia metabolizzate televisivamente, ritmi narrativi piatti). D’altra parte gran parte del”mondo cinematografico” è stato traslocato armi e bagagli, per fare fiction televisive: fiction, il moderno minculpop.&lt;br /&gt;Le vie di fuga dall’omologazione, dalla multinazionale dell’oblio, non sono molte: nel cinema di qualità, sempre più di nicchia, recintato e tutelato, com’e’ giusto che sia per qualcosa che è in via d’estinzione. Quale multisala non ha la stanzina”essay”?Quale cinema non ha il suo mercoledì o martedì, a tutela delle minoranze?&lt;br /&gt;C’e, pero’, un'altra via, assai più efficace, più incisiva e, soprattutto più avventurosa.&lt;br /&gt;Combatte a viso aperto, senza rinchiudersi nelle salette essay, sgomitando, cercando il suo pubblico e non aspettandolo, inventando i suoi spazi, rinnovando le tecniche di linguaggio, osando, spendendosi e sporcandosi le mani: stiamo parlando(ovviamente) del DOCUMENTARIO.&lt;br /&gt;Da anni è il fenomeno culturale che scava come una talpa d’antica memoria, che ben conosciamo, per aprire varchi e disegnare sentieri.&lt;br /&gt;Pensiamo semplicemente all’ultima geniale opera di Spike Lee , ”When the Levees Broke: A Requiem in Four Acts”, 4 ore di immagini, informazioni,umanità, musica,politica: una narrazione spietata e struggente di come l’uragano Katrina ha schiaffeggiato New Orleans e di come la gestione politica dell’emergenza la rasa al suolo.&lt;br /&gt;Impossibile non vedere quest’opera senza raccordare lo sguardo al cervello, inevitabile, dopo un po’, osservare se stessi(e in quel momento siamo parte del film documentario) nell’atto di costruirsi un’opinione: costruire è ben diverso dal ricevere un pensiero formato e confezionato. La costruzione è un atto attivo e soggettivo, comporta la fatica e la capacità di legare gli elementi e cementarli.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il documentario e lo spettatore crescono assieme: guardare l’opera è una forma di co-realizzazione, è una sorta di regia ex post che, miracolosamente, continua ad intervenire sul già fatto.&lt;br /&gt;Questa è l’alchimia che realizza il documentario&lt;/strong&gt; che, nella fattispecie su citata, sì “materializza” nel lavoro di Spike Lee. &lt;strong&gt;Lo spettatore attivo è un lusso che, ormai, il cinema non può più permettersi, preoccupato com’e’, di dispensare emozioni, sensazioni, erezioni, sani principi ecc ecc (soprattutto ecc ecc ecc).&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Cercare il “cittadino” che guarda le immagini è una necessità che hanno avvertito anche personaggi del calibro di Herzog e Wim Wenders. Pochi come loro hanno utilizzato il documentario per ragionare del”tempo” e dell’”ambiente”&lt;br /&gt;Adagiare la realtà, come una goccia d’acqua che appoggiandosi ad un piano, si dilata e cambia, rimanendo, però tale: scrutarla, avvolgerla, sorprenderla lì, dove l’occhio non arriva e, avanti così fino a quando il tempo che trascorre non intercetta la “verità”&lt;br /&gt;Herzog filma il tempo che abbiamo per capire, per percepire e poi per toccare.&lt;br /&gt;Filma e riprende ciò che esiste, ma ci fa guardare ciò che abbiamo compreso.&lt;br /&gt;Alcuni titoli sono Fata Morgana, Campane dal profondo e Apocalisse nel deserto.&lt;br /&gt;Dziga Vertov, l’IMMENSO CINEASTA sovietico pensava che la realtà non si dovesse raccontare,si vive e basta. Il compito del cineasta è altro e ben più “ambizioso” anche se, certamente lui avrebbe utilizzato il termine”avventuroso”. La realtà si smantella, lentamente e velocemente, allegramente e drammaticamente, e l’occhio speciale afferra i pezzi ed i momenti. L’occhio speciale inventa un linguaggio ed una grammatica. Per Vertov &lt;strong&gt;un film inizia quando finisce: l’ultimo fotogramma è il primo del ricordo, del processo che condurrà alla MEMORIA, vitale e necessaria per la continuità sociale, per l’accrescimento culturale. Il film documentario è tutto fuorché un marchingegno per vedere, è, anzi, una macchina per pensare non solo per chi la guarda ma anche per chi la fa.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;A questo proposito ce’ un geniale e giovane documentarista italo svedese, Erik Gandini che produce shock emotivi, squarcia ciò che qualcuno chiama l’opacità’ sensoriale che ci avvolge.&lt;br /&gt;Con la sua opera maggiore, Surplus, libera la sua vena anarchica e descrive lo sfrenato e criminale consumismo occidentale. Il documentario vomita immagini: è volutamente bulimico e inafferrabile, accosta in modo sarcastico e funambolico momenti, persone e voci.&lt;br /&gt;Questa esplosione d’immagini potrebbe anche essere combinata e montata in maniera rassicurante ed è ciò che fa il potere.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’artista attenta all’ordine costituito, ma, in realtà non mi vende la sua certezza, ma m’informa, tramite la rappresentazione visiva, di una nuova grammatica delle immagini e delle percezioni.&lt;br /&gt;Ciò che rimane impresso nella mia memoria, è un elemento della memoria collettiva, è l’ampliamento dello spazio pubblico, è la negazione della privazione.&lt;br /&gt;L’industria cinematografica conosce bene queste cose, infatti, agisce nel senso opposto, producendo come già detto all’inizio, l’alzheimer collettivo.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In Italia, il documentario ha avuto padri nobili come Ermanno Olmi e Michelangelo Antonioni.&lt;br /&gt;Il neorealismo aveva basi teoriche tali che ne facevano quasi una sorta d’estensione e ampliamento del genere documentaristico. Alcuni tra i migliori registi italiani si sono cimentati in film, che avevano strutture narrative, linguaggio e resa visiva, tipicamente da documentario: Gillo Pontecorvo(battaglia di algeri, Ogro) Francesco Rosi(Salvatore Giuliano, Le mani sulla citta’,Il caso Mattei) ,Elio Petri (autore dello splendido e introvabile Todo modo),Carlo Lizzani(direi tutta la sua opera).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il cinema inteso come “pedinamento della realtà” aveva in se, qualcosa di sovversivo e nuovo che, ha prodotto film memorabili e ha fatto del cinema non solo un testimone del suo tempo ma un elemento imprescindibile della crescita civile di questo paese.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Oggi ci sono squallidi e furbi cineasti, come Von Trier che scimmiottano quel periodo, facendone una ridicola caricatura, credendo che facendo sentire rutti e scoregge, girando con la luce naturale,sporcando le immagini ,rendendole sghembe, incomprensibili e inguardabili, si faccia rappresentazione della realtà senza mediazione.&lt;br /&gt;Stefano Benni avrebbe definito questi registi: apocalittici integrati….Aggiungo io, apocalittici da saletta d’essay.&lt;br /&gt;Ora in Italia, grazie anche ad associazioni culturali, come il docume’ di Torino, sta crescendo un nuova leva di documentaristi. C’e’ la volontà, di distribuire sempre più il documentario etico sociale, di trovare nuovi luoghi e nuovi spettatori.&lt;br /&gt;Manuela Pellarin Daniele Segre, tra i molti, si sono distinti per la qualità del loro lavoro(secondo me). La prima, descrivendo,tra l’altro, la parabola di Porto Marghera, con toni suggestivi ma ancorati alla realtà del vissuto dei lavoratori e con un accento forte sul peso e ruolo della memoria:Segre invece,prolifico documentarista di Torino, da anni si dedica al”cinema della realtà”,secondo il semplice principio(ottico e sociale) per cui il punto di vista più lungo,quello che abbraccia più scene, e’ sempre quello dell’ultimo, quello di chi sta in fondo, quello di chi sta a volte, fuori.(lavoratori,immigrati,soggetti ai margini,sono i soggetti dei suoi film) Esemplare un suo documentario del 1996:Diritto di cittadinanza, storie e racconti di immigrati che si susseguono e si integrano,la cifra stilistica di Segre, anche, in quest’opera,rimane la coralità. Lo stile asciutto, scevro ad ogni retorica, lo rende non solo attuale, ma, piuttosto, un’opera che parla sempre al futuro. La soggettività posta in primo piano, in Segre, è come un verbo coniugato perennemente al futuro: vale la pena di raccontare perché c’e’ molto ancora da fare.&lt;br /&gt;La coralita’(della forma e della sostanza) e’ ,in realta’,un ponte verso il futuro:e’ come una semina.&lt;br /&gt;Lasciamo solo ala fine un paio di considerazioni sull’uomo che più d’ogni altro ha”sdoganato” a livello popolare il genere di cui stiamo parlando: Michael Moore.&lt;br /&gt;Tralasciando per ora i suoi indubbi meriti artistici, divulgative e civili, rimane pur sempre,forse al di la della sua stessa volontà, parte dello star system.&lt;br /&gt;E’ stato anche per sua scelta, ”marchiato”, e sempre per scelta sua e del sistema, ha avuto in dotazione il suo spazio. Lavora per il suo pubblico, produce opere pregevoli ma, per lo più, a tesi ,precostituiti nelle premesse e nelle finalità. Il soggetto rimane sempre e in ogni caso lui.&lt;br /&gt;Michael Moore fa un film sulla sanità e si parla di Michael Moore e della sua capacità di fare un film sulla sanità. Gli argomenti passano, lui rimane.&lt;br /&gt;La sua fisicità e il suo ghigno perplesso fanno il logo del guru.&lt;br /&gt;Con lui permane lo schema verticale, l’attesa messianica del messaggio, in fin dei conti la”pigrizia emotiva del consumismo”,alimentata dal guru di turno&lt;br /&gt;L’uomo che guarda è un'altra cosa&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO "KAMO"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-8974197544248404355?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/8974197544248404355/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=8974197544248404355' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/8974197544248404355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/8974197544248404355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/08/luomo-che-guardail-ritorno-del-genere.html' title='L&apos;UOMO CHE GUARDA:IL RITORNO DEL GENERE DOCUMENTARISTICO PER RICOSTRUIRE L&apos;IDEA DELLA MEMORIA COLLETTIVA'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-3141095011420877214</id><published>2007-08-24T11:49:00.000-07:00</published><updated>2007-08-25T04:22:31.122-07:00</updated><title type='text'>AFRICA:SOCIETA' VENACOLARE ED ECONOMIA INFORMALE</title><content type='html'>&lt;em&gt;Questi stralci qui riportati sono estratti da scritti di Serge Latouche che ho raccolto, spero con criterio coerente e logico.&lt;br /&gt;Latouche ha il merito di essere stato uno dei primi e, ahimè, ancora oggi, tra i pochissimi intellettuali occidentali ad aver tentato di “leggere”l Africa non secondo le categorie economiche e sociali dell’occidente, al di la dei soliti luoghi comuni.&lt;br /&gt;Cercando invece gli aspetti endogeni e creativi dell’evoluzione ed emancipazione africana.&lt;br /&gt;Evitiamo come la peste il termine: sviluppo.&lt;br /&gt;Latouche parla, a proposito d’Africa, di concetti come Economia Informale o Società venacolare&lt;br /&gt;Ma per questo vi lascio al seguito&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;LUIGI FINOTTO “KAMO”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Se si ha una visione centrata sullo sviluppo, una visione economicistica, cioè se si pensa che lo sviluppo sia universalizzabile e che non ci sia salvezza al di fuori di una crescita economica vigorosa, allora si può avere, sull'economia informale africana, solo un punto di vista negativo, nel migliore dei casi condiscendente. Di fronte all'evidenza dei successi di certi "imprenditori dai piedi scalzi", si potrà riconoscere con simpatia il successo del bricolage. Tuttavia, si vedrà sempre nell'informale una economia di espedienti in mancanza di meglio. Valutando l'informale con il metro dell'economia dominante occidentale, e nell'orizzonte dello sviluppo, e riducendo la socialità a un aspetto pittoresco, complementare o ausiliare della sola cosa importante, l'economia, si sarà tentati di vedere questa realtà atipica come una sorta di succedaneo dello sviluppo. Ridicolo o rispettabile, ma sempre in mancanza di meglio, cioè nell'attesa di approdare alla terra promessa della modernità. Insomma, si vedrà nell'informale solo una figura della transizione, non come un laboratorio del doposviluppo.Vedere l'altra Africa come laboratorio del doposviluppo significa invece vedere l'informale in positivo, vederlo di per se stesso per quanto possibile, cioè in funzione delle sue proprie norme, e non commisurato al paradigma dello sviluppo.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Nell'informale che c’interessa non si è in una economia, sia pure altra, si è in un'altra società. L'economico non vi è autonomizzato in quanto tale; esso è dissolto, incorporato (embedded, secondo la terminologia di Karl Polanyi) nel sociale, in particolare nelle reti complesse che strutturano le città popolari dell'Africa. Per questo la definizione di "società venacolare" è più appropriata, per parlare di questa realtà, che non quello di "economia informale".&lt;br /&gt;La società vernacolare&lt;br /&gt;“Prima di tutto, si tratta dei modi con cui i naufraghi dello sviluppo producono e riproducono la loro vita, al di fuori del campo ufficiale, mediante strategie relazionali. Queste strategie incorporano ogni sorta di attività economiche, ma tali attività non sono (o sono poco) professionalizzate. Gli espedienti, il bricolage, la capacità di arrangiarsi di ciascuno si iscrivono in reti. I "collegati" formano dei "grappoli". In fondo, queste strategie fondate su un gioco sottile di "cassetti" sociali ed economici sono paragonabili alle strategie familiari, che sono nella maggior parte dei casi le strategie delle massaie, ma trasposte in una società in cui i membri della famiglia allargata si contano a centinaia. I "collegati" sono spesso molto diversi per religione, etnia, statuto sociale, e molto numerosi. Possono essere più o meno incorporati nella famiglia allargata. Le reti si strutturano, in effetti, sul modello della famiglia secondo la logica del clan, con madri sociali e fratelli maggiori”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“la società vernacolare (o l'oikonomia neo-clanica, come la definisco in un mio libro) è a prima vista soprattutto femminile, fondata sulla pluriattività, sul non professionalismo e sulle strategie relazionali. Gli artigiani dell'economia popolare sono forse meno professionali di quanto non pensino o non diano a vedere. Sono spesso anch'essi pluriattivi e nolto dipendenti dalla loro rete sociale. Sono tutti nel doposviluppo.Perciò, dobbiamo analizzare l'incorporazione di questa economia nel sociale, per vedere come la società del doposviluppo ritrova la logica del dono.&lt;br /&gt;Gli esclusi della grande società realizzano il miracolo della loro sopravvivenza reinventando il legame sociale e facendolo funzionare. Esclusi dalle forme canoniche della modernità, dalla cittadinanza dello Stato-nazione e dalla partecipazione al mercato nazionale, essi vivono, in effetti, grazie alle reti di solidarietà neoclaniche. Ma, per spiegare come vivono e sopravvivono le popolazioni dell'altra Africa, bisogna cominciare con il denunciare l'illusione economica e sviluppista, poi analizzare la complessità degli espedienti che assicurano la sopravvivenza dei naufraghi e le logiche che ne permettono la riproduzione.Lo schema di lettura economica e sviluppista porta a molte distorsioni e a controsensi.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Prendiamo il denaro. Esso è onnipresente di fatto e nell'immaginario, ma non ha lo stesso significato né lo stesso uso, sul pianeta degli economisti e su quello dei naufraghi. Gli stessi interessati parlano di denaro caldo e di denaro freddo. Il denaro che circola nelle reti si oppone alla moneta del bianco, esterna e astratta. Il primo, in generale monetine e biglietti di piccolo taglio unti e bisunti, è annodato nell'angolo di un perizoma e nascosto sotto i vestiti, viene tirato fuori con precauzione e reticenza, contato e ricontato nella speranza di uno sconto. Il secondo è quello delle Ong, dell'assistenza tecnica. Si conta in milioni e si dissipa nell'astrazione. In ogni modo, che venga consumato in modo ostentato o che serva alla sopravvivenza collettiva, il denaro non è un fine in sé.&lt;br /&gt;Per quel che riguarda il prezzo, questo è piuttosto il risultato di una contrattazione, che non di un mercato. Nonostante la penetrazione dei rapporti mercantili e della monetarizzazione degli scambi, gli attori si sforzano di conservare il primato dei rapporti interpersonali sul gioco anonimo della domanda e dell'offerta. Bisogna rispettare gli statuti, tener conto del contesto nel suo complesso, saper perdere un po' per vincere su altri piani. Così, la moneta e i rapporti mercantili farebbero funzionare una società non mercantile. Chiariamo: si intende con ciò una società che, pur praticando scambi numerosi e conoscendo una circolazione monetaria intensa, non obbedisce massicciamente alla logica mercantile”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Decretando che i paesi non occidentali erano sottosviluppati, gli economisti hanno deciso che erano miserabili. Si sa che nelle principali lingue dell'Africa non c'è una parola che designi il povero nel senso economico del termine. Le parole che si usano per tradurre "povero" significano in realtà "orfano". E' degno di nota che, in tutte le circostanze della vita corrente, i riferimenti alla miseria non rinviano immediatamente alla mancanza di denaro, ma all'assenza di sostegno sociale. La povertà è legata a una concezione individualistica della società.”&lt;br /&gt;”Questa resistenza di norme che incorporano la solidarietà in un valore metaeconomico (più sociale che economico, cioè), permette questo capovolgimento del senso e degli statuti, condizioni per l'emergere di una postmodernità autentica. In altri termini, quel che in questo modo si rende possibile è il rifiuto della svalutazione di sé decretata dall'Occidente, e in parte accettata, e la riappropriazione di una identità.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.” La povertà presuppone sempre il confronto dell'individuo isolato con la sua impotenza. Nella società dove regnano al tempo stesso la solidarietà e la gerarchia, ciò non è pertinente”&lt;br /&gt;“La razionalità africana che si crede di scoprire a partire dai successi dell'informale, e dalla quale alcuni pensano di ricavare manuali di gestione specifici a uso dei candidati imprenditori locali o degli investitori stranieri, è anch'essa un'illusione. In questa volontà di attribuire ogni successo alla razionalità, c'è il segno di una certa arroganza e di una grande inconscienza etnocentrica. Con il pretesto che le imprese informali funzionano, si conclude che essere possono essere solo razionali, dunque obbedire al grande mito occidentale della razionalità”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L'economia moderna e occidentale è caratterizzata dalla razionalità. In teoria c'è un solo modo di essere razionali, mentre ce ne sono molti di essere ragionevoli, ragion per cui la società vernacolare è il luogo della pluriattività. Nella letteratura sull'informale, il termine "pluriattività" designa il più delle volte il fenomeno abbastanza diffuso della doppia attività. Questa doppia attività si riferisce alla situazione del salariato del settore ufficiale (funzionario o impiegato) che esercito al di fuori della sua professione una seconda attività. Nelle reti neoclaniche, dove le attività ufficiali sono piuttosto rare, la pluriattività richiama soprattutto la molteplicità degli espedienti e dei lavori messi in opera per cavarsela. Si ha a che fare con un'assenza di professionalizzazione, il che non vuol dire assenza di competenza.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;”. Hanno inventato la flessibilità ante litteram… All'altro estremo, i non professionisti moltiplicano gli espedienti da cui traggono le loro risorse. A Douala, nelle inchieste sull'occupazione, molti giovani non salariati dichiarano come mestiere: débrouillard (scaltro, che sa come cavarsela…)”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Al di là della pluriattività e della non professionalizzazione, quel che colpisce l'osservatore attento ai "grappoli" di "collegati" della società vernacolare è l'importanza del tempo, dell'energia e delle risorse destinate ai rapporti sociali. Anche se vi si dispiega una attività intensa, sarebbe abusivo, nella maggior parte dei casi, parlare di vero lavoro. Gli incontri, le visite, i ricevimenti, le discussioni prendono molto tempo. Dare e prendere in prestito, donare, ricevere, aiutarsi reciprocamente, fare una ordinazione, consegnare, informarsi occupano gran parte della giornata, senza parlare del tempo dedicato alla festa, alla danza, al sogno e al gioco…”&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;” Sono laboratori del futuro, laboratori del doposviluppo. Gli economisti che giudicano questa forma di scambio volontario, senza ufficialità e ai margini della legge, più liberista del mercato ufficiale, da noi si impantanano come gli economisti alla Hernando de Soto o Guy Sorman, che vedono nell'informale del terzo mondo un capitalismo popolare e un terreno di coltura di imprenditori straccioni.”&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;“Permette di rivitalizzare la società locale senza apporto di capitali esterni. Aiuta a prendere coscienza dei problemi locali, a cercare soluzioni pratiche, concrete e realistiche. Riduce le importazioni, gli sprechi e l'inquinamento conseguente ai trasporti. Senza chiasso e senza dichiarazioni, gli "informali" dell'altra Africa non fanno nulla di diverso.C'è una lezione dell'esperienza africana della società vernacolare che può servire anche a tutti coloro che sono impegnati in imprese alternative. La gestione alternativa ha bisogno di appoggiarsi alla "nicchia", piuttosto che di giocare di mercato, che è un concetto della strategia militare, un concetto di conquista e di aggressione. E' legato al razionale e non al ragionevole.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La "nicchia" è un concetto ecologico, molto più vicino all'antica prudenza (la phronèsis di Aristotele). L'impresa alternativa vive o sopravvive in un ambiente che è, o deve essere, differente dall''ambiente del mercato. E' quest'ambiente che bisogna definire, proteggere, mantenere, rafforzare e sviluppare. Piuttosto che battersi disperatamente per conservare il proprio settore di mercato, bisogna militare per allargare e approfondire la "nicchia".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-3141095011420877214?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/3141095011420877214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=3141095011420877214' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/3141095011420877214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/3141095011420877214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/08/africasocieta-vernacolare-ed-economia.html' title='AFRICA:SOCIETA&apos; VENACOLARE ED ECONOMIA INFORMALE'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-230165686767775530</id><published>2007-08-22T13:29:00.000-07:00</published><updated>2007-08-22T13:33:54.065-07:00</updated><title type='text'>ALLE RADICI DELL'IMMAGINARIO ITALIANO SULL'AFRICA. FU UN COLONIALISMO"BONARIO"?</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Alem Woldezghi *&lt;/strong&gt;  23 maggio 2007                               da &lt;a href="http://ww2.carta.org/"&gt;ww2.Carta.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A distanza di 100 anni l'Italia è ancora preda e vittima di rappresentazioni di gloria e vendetta, quando non di amnesia istituzionale rispetto al proprio passato coloniale e al contatto con l'altro: l'immaginario collettivo degli italiani sull'Africa e sugli africani resta tuttora rappreso a forme di rappresentazione esotiche e subliminali. L'Italia repubblicana non commemora il proprio passato coloniale. Sembra solo volersi disfare del proprio passato: non ama ricordare.Eppure l'Italia democratica ha una responsabilità storica e morale nei confronti dell'ex-colonia primogenita, l'Eritrea.&lt;br /&gt;I sostenitori del colonialismo sono sempre stati del parere che gli italiani, al contrario degli inglesi, hanno assunto in Abissinia un atteggiamento umano e mai razzista, anche nei momenti in cui veniva richiesta particolare durezza. Secondo gli studiosi non andò così: i massacri, la sempre presente discriminazione razziale, l'esplosione del razzismo fascista possono testimoniare il contrario. Tutto il colonialismo italiano fu caratterizzato dal razzismo e dalla sopraffazione, che sono la base di ogni conquista coloniale. Del resto intervenire contro un popolo militarmente più debole dimostra violenza e prevaricazione. E' significativa l'assoluta incomprensione sempre dimostrata nei confronti di una civiltà di antica tradizione come quella eritrea che la politica italiana mirò a distruggere radicalmente.&lt;br /&gt;Su queste radici si sviluppò il razzismo fascista che, secondo me, si deve considerare una chiara estrinsecazione della violenza insita in tutto il colonialismo, un richiamo pesante e pressante per chi oggi non vuole chiudere occhi e orecchie di fronte alla tragica realtà.&lt;br /&gt;Per esempio: è possibile parlare di specifici crimini sessuali del colonialismo fascista in Aoi [Africa orientale italiana]? Di sicuro sì, se per crimini sessuali si intendono in primo luogo le forme di rappresentazione delle donne eritree e il loro sfruttamento sessuale legittimati dal fascismo per coartare forza-lavoro maschile nelle colonie ma anche l'estremo dello stupro coloniale, che in certo senso era autorizzato da quelle stesse rappresentazioni. Il fascismo dichiarò: «La donna torni a essere inferiore, suddita del padre o marito...» ma anche che i cittadini italiani non potevano convivere con un suddito africano.&lt;br /&gt;Non solo: anche il rovesciamento di queste rappresentazioni, conseguente alla dichiarazione dell'Impero nel maggio 1936 e poi la legge del 1937 con le sanzioni per i rapporti di «indole coniugale» fra cittadini e sudditi va letto in questo senso e porta alla luce il nesso fra politiche sessuali e razziali del colonialismo fascista. Secondo le definizioni del colonialismo fascista la donna nera era adatta solo per il sesso e quella bianca invece per il sentimento amoroso.&lt;br /&gt;Già il percorso di costruzione nazionale aveva portato alla definizione di un'identità razziale per gli italiani. Con la dichiarazione dell'Impero questa identità fondata sulla purezza di sangue svolse un ruolo centrale nella definizione delle politiche coloniali: la purezza razziale, intesa in senso biologico, diventò progetto, si proiettò nel futuro.&lt;br /&gt;In Italia, il passaggio da una coscienza coloniale a una imperiale ha implicato l'assolutizzare l'idea suprematista fondata sulla cosiddetta razza. Fra colonizzatori e colonizzati non erano più tollerabili incerti confini «razziali»: diventava necessaria una netta separazione sostenuta da una disciplina e un'auto-disciplina che coinvolgesse tutti gli aspetti della vita quotidiana. In questo processo l'antropologia andava acquisendo uno status che l'avrebbe portata al di là dell'ambito meramente scientifico o accademico per arrivare ad affrancare e sostenere le scelte politiche del regime di Mussolini.&lt;br /&gt;Con la guerra d'Etiopia e la fondazione dell'Impero la discriminazione razziale si trasforma, da prassi, in materia giuridica diventando legge dello Stato: l'Italia, unica fra le potenze europee, si fa promotrice di una forma di segregazione razziale che non ha paragoni in Africa se non nell'esperienza dell'apartheid sud-africano. La colonia Eritrea diviene così il primo laboratorio di sperimentazione delle leggi razziali che nel 1938 saranno estese a colpire anche la comunità ebraica del Paese.&lt;br /&gt;Il rapporto con l'alterità africana si basò su esclusione, violenza, sfruttamento e stragi: pagine ancora rimosse o apertamente negate, in nome di un mito fortemente radicato nell'immaginario collettivo, che continua rivendica l'atipicità italiana come se si fosse trattato di un «colonialismo dal volto umano». Non mancano in Italia seri studi storici sul colonialismo ma difficilmente hanno accesso nel circuito formativo e in quello scolastico.&lt;br /&gt; &lt;em&gt;*(Alem Woldezghi è nato nel 1949 in Eritrea. In gioventù ha militato nell' Eplf, l’Eritrean People Liberation Front, movimento politico-militare impegnato nella lotta di liberazione del popolo eritreo dall'occupazione etiopica che è durata fino al 1993)  &lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-230165686767775530?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/230165686767775530/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=230165686767775530' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/230165686767775530'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/230165686767775530'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/08/alle-radici-dellimmaginario-italiano.html' title='ALLE RADICI DELL&apos;IMMAGINARIO ITALIANO SULL&apos;AFRICA. FU UN COLONIALISMO&quot;BONARIO&quot;?'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-5041846728437939996</id><published>2007-08-22T11:56:00.000-07:00</published><updated>2007-08-22T12:02:42.792-07:00</updated><title type='text'>CRISI DEI MERCATI FINANZIARI OSSIA "LA BANALITA' DEL MALE"</title><content type='html'>Ennesima crisi delle borse, ennesimo crollo,crack o cosacce del genere.&lt;br /&gt;Si parla, com’e’ ovvio, di titoli spazzatura.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il punto è un altro: esistono titoli che non sono spazzatura, può un titolo non essere spazzatura?.&lt;br /&gt;La storia della Finanza, la Scienza della Finanza ci dimostrano in maniera incontrovertibile che i principi del falso e della truffa sono elementi costitutivi della(non) realtà della finanza.&lt;br /&gt;La moltiplicazione del denaro, l’alterazione continua del suo valore a prescindere dal movimento reale delle merci e del lavoro, non può che avere il suo senso nel crimine.&lt;br /&gt;Sarà un caso o no che le mafie di tutto il mondo sguazzino in questo mare cosi bene da non distinguersi minimamente(né in meglio ne in peggio) rispetto agli altri natanti?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Ora l’ultimo detonatore dell’ultima crisi si chiama “mutui subprime”: come direbbero a Roma, che vor di’?&lt;br /&gt;La complessa matassa finanziaria, in realtà, è abbastanza semplice, al di la di tutti i grafici e le analisi dei soloni tromboni dell’alta finanza.&lt;br /&gt;Si tratta di mutui a rischio, concessi a soggetti meno abbienti col ragionevole dubbio d’insolvenza.  Questi mutui costituiscono, più o meno il 10 per cento del mercato.&lt;br /&gt;Le banche che fanno di quest’enorme quantità di debiti?semplice: la trasformano in titoli, la collocano in fondi e la piazzano sul mercato.  Puntuale arriva l’agenzia di Rating(quelli che stabiliscono se un titolo è affidabile o no, se un governo e credibile o meno ecc ecc) che attribuisce a questi titoli la triplice A ossia la massima affidabilità: comprate comprate comprate(detto in soldoni).&lt;br /&gt;Succede però che si diffondono le voci di un calo, forse di un crollo del prezzo degli immobili, ossia del bene su cui la banca si rifà in caso d’insolvenza:succede che aumentano le insolvenze dei mutuatari e, siccome,uno più uno ,fa due…succede che succede il patatrack.&lt;br /&gt;Solo che il rischio connesso al mutuo concesso”benevolmente” viene venduto a tutti (sotto forma di grande affare, con l’avvallo complice delle istituzioni)e quando diventa realtà, come un virus subdolo, infetta ogni corpo con cui è venuto in contatto . &lt;strong&gt;Il mercato finanziario è dopato per definizione, è un mondo promiscuo che socializza le perdite e circoscrive il più possibile la cerchia dei grandi beneficiari. Crea un’idea di partecipazione che è solo apparente, mentre reale è l’accaparramento furioso di denaro, di cui come un porco bulimico ha continuamente bisogno.&lt;br /&gt;La morte del porco è un lusso che non possiamo ancora permetterci a quante pare.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;In questi casi critici(definiti fumettisticamente, crakk) la formula di rito prevede, l’immissione di liquidità nel sistema.&lt;br /&gt;Ancora romanescamente parlando, che vor di’??? Vuol dire che le banche centrali mettono soldi freschi in circolazione, in pratica si comprano i  titoli spazzatura che hanno scatenato il caos, salvano le banche,gli speculatori e garantendo il ritorno al giorno prima  del crak.  I soldi della banca centrale sarebbero di tutti, pubblici, non beni privati, ma non importa, trattasi di dettaglio.&lt;br /&gt;I poveri cristi che non riescono più a saldare i mutui rimaranno poveri cristi e dopo i fatidici tre giorni saranno ancora crocefissi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come un novello Amleto, il mercato è folle, ma ha del metodo nella follia.&lt;br /&gt;Trent’anni fa(reagan, thacher…do you remember?) con la bufala colossale del neoliberismo, hanno in realtà armato l’economia affinché uccidesse la politica ed ogni idea di democrazia: ma ogni buon apprendista stregone(come ci ha insegnato Goethe), dopo un po’, non controlla più gli elementi e le suggestioni che crea ed, una di queste suggestioni, la finanza, dopo un po’, si e’ inghiottita anche l’economia.&lt;br /&gt;Per cui siamo al paradosso che la realtà concreta(economia reale) è al servizio dell’apparenza(la finanza e le borse) .&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Che fare?…che pretendete da me!!!. Potrei solo suggerire di riavviare il percorso inverso, in pratica tornare al dominio della realtà, ai processi reali e concreti, al metodo della democrazia, al rispetto delle regole conosciute e approvate.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ogni seria Democrazia considera il denaro come oggetto e non soggetto&lt;br /&gt;A voi l’ardua sentenza!!!&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;LUIGI FINOTTO “KAMO” &lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-5041846728437939996?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/5041846728437939996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=5041846728437939996' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/5041846728437939996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/5041846728437939996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/08/crisi-dei-mercati-finanziari-ossia-la.html' title='CRISI DEI MERCATI FINANZIARI OSSIA &quot;LA BANALITA&apos; DEL MALE&quot;'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-9024372832469858068</id><published>2007-08-18T09:14:00.000-07:00</published><updated>2007-08-18T09:19:09.544-07:00</updated><title type='text'>alcuni spunti sulla sinistra sudamericana:cosi' diversa dalla nostra(per fortuna..)</title><content type='html'>In Equador il candidato della sinistra Correa ha superato nettamente il miliardario Noboa, uomo della destra, sostenuto a suon di dollari dall’amministrazione Bush.&lt;br /&gt;Solo un mese prima il sandinista Ortega aveva sbaragliato gia al primo turno il suo avversario filo statunitense.&lt;br /&gt;Sono gli ultimi due episodi di un indimenticabile anno elettorale: Equador e Nicaragua si aggiungono ad una consistente schiera di paesi che hanno decisamente virato a sinistra: il Venezuela di Chavez, il Brasile di Lula, l’Argentina di Kirchner, La Bolivia di Morales, il Cile della Bachelet e L’Uruguay.&lt;br /&gt;In Messico Obrador, candidato di sinistra, ha fallito l’obiettivo per una manciata di voti, per altro conseguiti,probabilmente, in modo truffaldino.&lt;br /&gt;Cos’e’ questa sinistra sudamerica?&lt;br /&gt;Indefinibile, ricorrendo a vecchie categorie;sicuramente eterogenea al proprio interno,in alcuni casi persino contraddittoria.  &lt;br /&gt;Verrebbe da pensare :cosa hanno in comune il radicalismo ed il senso strategico quasi mistico  di Chavez con il blando riformismo della Bachlet, cosi legato a concetti rassicuranti come, la buona amministrazione e il rispetto delle compatibilta’ o comunque dello status quo ; che legame c’e’ tra il coraggio morale del peronista Kirchner , nel ritrattare, il debito contratto dal suo paese, con gli stessi organismi internazionali che lo hanno condotto sull’orlo del baratro e nel bonificare con intransigenza,il presente argentino da tutti gli elementi golpisti e fascisti di un passato recentissimo, con il camaleontismo politico del sandinista Ortega che  riesce a conciliare l’appoggio di Chavez con il sostegno di uno dei vescovi più conservatori dell’America Latina (Obando Y Bravo) e che distanza enorme si riscontra tra il riformismo spinto del “chavista” boliviano Morales e le timide innovazioni strutturali in campo economico e sociale del brasiliano Lula, il quale, comunque , ha portato il Brasile, come mai prima, ad un ruolo internazionale progressivo e di  riferimento per tutti i paesi emergenti ed in via di sviluppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detta così,questa sinistra sembra una marmellata, un sommatoria caotica di cose non sommabili:eppure questa matassa ha il suo bandolo che, altro non è che l’anima di questa sinistra plurale,il filo rosso che collega queste esperienze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Queste sinistre hanno saputo interpretare la voglia e la necessità di partecipazione dopo la desertificazione operata in vent’anni di cure liberiste da cavallo imposte a tutto il continente.&lt;br /&gt;Quel bisogno di riappropriarsi delle proprie sorti e di sfidare il potere a democratico e totalizzante degli organismi finanziari internazionali che,in Europa è stato compreso maggiormente dalle formazioni nazionaliste e talvolta persino xenofobe,in America Latina, invece, è stato declinato in senso progressista.&lt;br /&gt;Il concetto di sovranità nazionale che è stato svuotato o in taluni casi reciso brutalmente dalla storia dell’America Latina, torna ora al centro della politica.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Dalla dottrina Monroe fino ai dettami del Washington Consensus, la politica di questo grande Sub continente è stata poco più di un capitolo della politica estera ed economica degli USA.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fa un notevole effetto vedere che la rivendicazione dell’orgoglio nazionale provenga dalle fila della sinistra e sia alimentata dalle aspirazioni dei ceti popolari,degli indios o addirittura dagli strati piu emarginati della società.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Il nazionalismo di cui parliamo non rivendica confini,non esalta peculiarità etnico,razziali o religiose,non afferma esclusioni, non scava nei secoli per cercare le radici di presunte purezze o nobiltà ma,semplicemente,aspira all’autodeterminazione la quale,non può essere che democratica e sociale.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una sinistra sicuramente deideologizzata che,comunque,non transige sul controllo pubblico delle risorse naturali, sulla distribuzione delle ricchezze, cosciente che la distribuzione è un effetto del modo in cui la si produce&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Il sempre sorprendente continente latino americano ci insegna che può essere di sinistra anche portare in alto il vessillo nazionale e far sostenere l’onore e l’onere di ciò ai ceti popolari.&lt;br /&gt;Lo stato non è di chi se né serve, lo usa e lo sfrutta ma di quelli usati e sfruttati&lt;br /&gt;La costruzione in senso sociale e comunitario dell’identità di una nazione si avvale allo stesso modo dell’identità’ cristiana o quantomeno di una lettura avanzata a volte persino rivoluzionaria del vangelo, dei modelli sociali indigeni, di un’interpretazione originale del pensiero marxista e di un certo peronismo .&lt;br /&gt;Questa miscela conduce oggettivamente a pratiche ed atteggiamenti anti liberisti ed ostili agli Stati Uniti.    E’ in corso una sorta di Risorgimento Latino Americano: i richiami suggestivi a personaggi come Simon Bolivar ed Emiliano Zapata c’indicano anche il senso di questo risorgimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                                                    LUIGI FINOTTO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-9024372832469858068?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/9024372832469858068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=9024372832469858068' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/9024372832469858068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/9024372832469858068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/08/alcuni-spunti-sulla-sinistra.html' title='alcuni spunti sulla sinistra sudamericana:cosi&apos; diversa dalla nostra(per fortuna..)'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-1833526159024456713</id><published>2007-08-18T09:07:00.000-07:00</published><updated>2007-08-18T09:10:28.269-07:00</updated><title type='text'>eritrea e il problema della sussistenza alimentare:vicende di un paese piccolo,coraggioso e rompicoglioni</title><content type='html'>L’Eritrea e il problema della sussistenza alimentare&lt;br /&gt;Stefano Pettini&lt;br /&gt; Il primo dei problemi che l’Eritrea ha dovuto affrontare non appena raggiunta l’indipendenza è stato quello della alimentazione. La distruzione, il ristagno economico e l'arretratezza cronica provocati dalla lunga guerra di liberazione avevano infatti alterato le prospettive di realizzazione della sicurezza alimentare attraverso l’ammodernamento agricolo e lo sfruttamento accorto delle potenzialità di questa attività fondamentale per la sussistenza della popolazione, rendendo necessario un accurato piano di rilancio del settore. Oltre alla guerra anche le ricorrenti siccità alternate a periodi di grandi precipitazioni avevano esacerbato una situazione già grave per la arretratezza delle metodologie e per la povertà endemica causate dal colonialismo durante il quale le infrastrutture si erano ammalorate e nulla era stato fatto per prevenire l'erosione del suolo e il suo conseguente impoverimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le risorse per la realizzazione di questo piano di rilancio derivavano sostanzialmente dalle rimesse economiche provenienti dagli eritrei residenti all’estero, espatriati durante il periodo del terrore esercitato dalla dittatura etiopica, e gli aiuti alimentari provenienti dai paesi donatori. Gli obiettivi erano quelli di convertire la agricoltura di impostazione coloniale che puntava all’esportazione, in un tipo di agricoltura che prediligesse le colture tradizionali più idonee al consumo interno. Il periodo di transizione sarebbe stato  inevitabilmente lungo e il governo dell’Eritrea decise di affrontarlo offrendo alla popolazione una forma di assistenza diretta e gratuita come strumento transitorio fino a quando non si fosse ottenuta la sicurezza nazionale sull’alimentazione per mezzo di uno sviluppo agricolo di più alto rendimento. Il ricorso a questa opzione avvenne in un modo piuttosto spontaneo poiché quella era la pratica usuale o convenzionale usata nel sistema internazionale, in un periodo in cui l'esperienza acquisita non era stata sufficientemente lunga da evidenziare  possibili conseguenze sociali negative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo alcuni anni il sistema della assistenza diretta mostrò infatti i suoi limiti e soprattutto i rischi di gravi possibili conseguenze per i beneficiari poiché questa era diventata  gradualmente e virtualmente una abitudine che aveva coinvolto involontariamente intere comunità cominciando a promuovere una pericolosa cultura della dipendenza in cui molti avevano iniziato a vedere l'aiuto alimentare come fattore permanente nella loro vita e anche come "un giusto e naturale diritto" comportando una sorta di letargia consolidata verso il lavoro con una aspettativa di vita da condurre attraverso il supporto del sussidio sociale. Infatti dal momento che le esigenze alimentari venivano soddisfatte invariabilmente con la assistenza pubblica venivano a mancare i basilari incentivi al lavoro corrodendo gradualmente lo stimolo e l'etica del lavoro, e provocando debilitazione, inattività e disoccupazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le autorità eritree quindi, dopo alcuni anni, maturarono il convincimento che era arrivato il momento di abbandonare la assistenza diretta e generalizzata a favore di uno schema denominato “cibo per lavoro” che fu introdotto come schema alternativo per indebolire la cultura della dipendenza e per rinforzare l’etica del lavoro e allo stesso tempo per dare contributi significativi ai rigorosi programmi di gestione delle acque ed agricoli che il paese stava affrontando per realizzare gli obiettivi di sicurezza dell'alimentazione. Tuttavia nonostante i vantaggi la strategia  “cibo per lavoro” non si  trasformò nel metodo predominante di erogazione dell'assistenza poiché fra l’altro questa forma di aiuto basata sulla distribuzione unicamente di cibo non consentiva alla gente di soddisfare le altre esigenze del vivere quotidiano e indirettamente contribuiva alla distorsione dei prezzi di mercato a causa del fatto che una certa quantità di aiuti alimentari venivano rivenduti sul mercato. Questo fenomeno associato alle speculazioni e alle logiche commerciali causò a sua volta aumenti di prezzo degli alimenti in modo incontrollabile, oltre che a favorire seppure su scala piuttosto ridotta il fenomeno della corruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto perfettibile il nuovo sistema apportò comunque dei notevoli benefici sia alla popolazione, che attraverso il lavoro recuperava dignità e senso di appartenenza, sia alle finanze statali che non dovevano più affrontare le enormi uscite a fondo perduto, e nel contempo il governo recuperava la forza lavoro indispensabile per la ricostruzione delle infrastrutture necessarie allo sviluppo nazionale. A rivoluzionare tutti i programmi di emancipazione sociale ed economica dell’Eritrea  però giunse una nuova aggressione da parte dell’Etiopia che sprofondò il Paese, inizialmente lanciato verso promettenti traguardi, in un nuovo stato di crisi e difficoltà. Tutti gli equilibri interni ne risultarono sconvolti fino a quando l’intervento delle Nazioni Unite ristabilì una condizione di relativa tranquillità che consentì una certa ripresa di tutte quelle attività finalizzate alla assicurazione del fabbisogno alimentare del paese, anche se con modalità diverse da quelle precedenti. Il nuovo pericolo rappresentato dalla irrisolta questioni dei confini con l’Etiopia aveva infatti costretto la amministrazione eritrea a impiegare i giovani in un servizio militare a tempo indeterminato per la difesa nazionale, con il conseguente assorbimento di parte delle risorse alimentari, e suggerito la applicazione alla restante popolazione, di un nuovo  e concettualmente diverso metodo di assistenza denominato “contanti per lavoro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A livello politico la schema “contanti per lavoro” era gia stato ritenuto il più adatto, ma seppur preferito dal governo che lo aveva presentato fin dal 1996, purtroppo non aveva trovato applicazione pratica a causa di diverse difficoltà organizzative che avevano fatto prevalere, come detto, la adozione di uno schema temporaneo di assistenza più diretto e più convenzionale attraverso la distribuzione libera dei viveri. Questo nuovo metodo prevedeva la mobilitazione della popolazione per realizzare opere e infrastrutture destinate alla sicurezza alimentare e il pagamento del lavoro prestato non più direttamente con la distribuzione di cibo, ma con un compenso in denaro. Assicurare un approvvigionamento di generi alimentari sostenibile e sufficiente richiedeva una mobilitazione nazionale ben focalizzata e coordinata che coinvolgesse tutti i segmenti della società e il governo eritreo si  regolò di conseguenza nella elaborazione di processi e di meccanismi adatti a mobilitare e utilizzare efficacemente tutte le risorse umane e finanziarie nazionali per produrre come risultato un rapido affrancamento dalla dipendenza da altri paesi con il raggiungimento della indipendenza alimentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sistema denominato “contanti per lavoro” costituiva un primo passo importante poiché debellava in maniera definitiva la piaga della dipendenza dalla assistenza pubblica e contribuiva al ristabilimento di quel meccanismo virtuoso che avrebbe rimesso in moto l’economia e assicurato non solo una distribuzione capillare della sussistenza alimentare, ma consentito anche alla gente di disporre di piccole somme di denaro per soddisfare esigenze di altro tipo, restituendo nel contempo la dignità derivante dall’aver potuto svolgere un proprio ruolo produttivo e non più passivo. Lo schema “contante per lavoro” ridusse anche le distorsioni del mercato poiché attraverso la remunerazione in denaro del lavoro si otteneva un processo più trasparente e  diretto della distribuzione dei beni che di fatto eliminava la speculazione, la tesaurizzazione e i passaggi intermedi dei commercianti, derivanti dal traffico degli aiuti sotto forma di cibo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo metodo, pur apportando notevoli benefici e un nuovo equilibrio fra consumo ed accumulazione attraverso l’abbattimento dello spreco evitabile, che è diretta conseguenza della libera distribuzione di viveri, sollevò però immediate reazioni da parte dei paesi donatori che concepivano la assistenza alla popolazione solo come distribuzione gratuita degli aiuti alimentari e non approvavano che questi fossero immessi sul mercato e venduti seppur a prezzo calmierato. Il rafforzamento dell’etica del lavoro e il controllo della spesa dovuta per la assistenza nei conti nazionali dell’Eritrea non sono stati giudicati in ambito internazionale come prioritari, e nonostante il metodo “contanti per lavoro” abbia garantito una più efficiente distribuzione delle risorse attraverso il mercato e una più efficace utilizzazione come strumento per la stimolazione dello sviluppo economico nazionale, offrendo migliori prospettive per la contabilità finanziaria sia per il governo che per i partner internazionali, è ancora aspramente criticato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un esempio autorevole è venuto dall’ambasciatore Geert Heikens che ha recentemente dichiarato che la comunità europea starebbe valutando l’ipotesi di chiedere indietro all’Eritrea tre milioni di dollari come controvalore delle merci che invece di essere distribuite gratuitamente sono state vendute, provocando la reazione del governo eritreo che ha rivendicato il diritto di gestire il flusso delle donazioni umanitarie in maniera coerente con le esigenze del paese e nel rispetto della dignità della sua gente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo problema etico di non facile soluzione si era nel frattempo aggiunto quello di un sempre più difficile rapporto con le Ong causato dal progressivo incallimento di un tipo di assistenza e aiuto che se nella sua fase iniziale molti anni fa era stato determinante per il riavvio delle attività del paese, ora si era stabilizzato in una struttura sempre più invasiva e lontana dai programmi di sviluppo elaborati dal governo che intendeva affrancarsi progressivamente da ogni tipo di dipendenza. In particolare la scarsa trasparenza nella gestione delle risorse economiche da parte di queste organizzazioni aveva cominciato ad alimentare un forte scambio di valuta pregiata al di fuori dei circuiti legali, con riflessi negativi sui prezzi che tendevano ad aumentare, oltre che a rendere difficile la valutazione degli impegni che potevano assumersi, a causa della loro eccessiva disinvoltura e indipendenza gestionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La soluzione adottata dal governo eritreo è stata quella eliminare la eccessiva frammentazione delle collaborazioni attraverso una  selezione dei partner basata sulla disponibilità di questi a versare una somma in valuta pregiata nelle banche eritree, corrispondente all’impegno economico che intendevano assumersi, a garanzia della effettiva disponibilità delle risorse  necessarie alla realizzazione di programmi di collaborazione concordati con il governo. Il nuovo regolamento imposto dal governo eritreo nel maggio del 2005, che portò la soglia minima necessaria per rinnovare la registrazione annuale a un milione di dollari (840.000 euro) per le organizzazioni nazionali e del doppio per quelle internazionali, provocò il mancato rinnovo delle registrazioni di Ong storiche, che lavoravano abitualmente con disponibilità finanziarie più basse del nuovo limite minimo stabilito, le quali furono costrette a lasciare il paese alimentando un nuovo coro di proteste e polemiche. In occasione di vari dibattiti i rappresentanti delle Ong escluse hanno accusato l’Eritrea di eccessivo protagonismo e scarsa rassegnazione rispetto al suo stato di bisogno che avrebbe dovuto consigliare il governo una più supina accettazione degli aiuti con la rinuncia a velleitarie pretese di gestione della generosità altrui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paradossalmente a giudicare dalle ripetute prese di posizione a sfavore dell’Eritrea la comunità internazionale sta dimostrando una netta preferenza per i paesi per così dire meno virtuosi che con la loro palese inerzia gratificano i donatori accettando ogni tipo di intervento, anche il più invasivo dal punto di vista sociale e culturale, con il risultato di ritrovarsi sempre più subordinati a quegli aiuti che anziché dimostrarsi risolutivi si sono trasformati in una dipendenza permanente che impedisce loro ogni possibile sviluppo autonomo e soffocano ogni speranza di autodeterminazione. Qualunque sia la tendenza generale comunque l’Eritrea ha sempre assunto un atteggiamento ben preciso nei confronti dei paesi donatori chiedendo loro non elemosina ma apprezzamento per gli sforzi condotti dal paese nella direzione della autosufficienza, e collaborazione nell’incremento delle conoscenze e delle metodologie in campo agricolo e tecnologico. Non bisogna infine dimenticare che l’Eritrea oltre a non avere mai contratto debito estero risulta creditrice morale nei confronti sia della comunità internazionale sia degli ex colonizzatori che sono corresponsabili dello stato di depressione economica in cui versa il paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano Pettini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-1833526159024456713?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/1833526159024456713/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=1833526159024456713' title='17 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/1833526159024456713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/1833526159024456713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/08/eritrea-e-il-problema-della-sussistenza.html' title='eritrea e il problema della sussistenza alimentare:vicende di un paese piccolo,coraggioso e rompicoglioni'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>17</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-5991651607043622391</id><published>2007-08-17T02:01:00.000-07:00</published><updated>2007-08-17T07:06:16.920-07:00</updated><title type='text'>costituzione bolivariana...Lettura per gente civile</title><content type='html'>E’un libro da leggere e da rileggere: avvincente, dinamico, dallo stile scarno ma efficace, mai noioso, con improvvise accelerazioni, a volte incontenibile come un fiume in piena che tutto stravolge e travolge, con colpi di scena e soluzioni inaspettate.&lt;br /&gt;Non è un romanzo di Stephen King o di Philip Dick neanche un noir di Manchette o di Chandler e né tanto meno un’opera di Majakosky. E’, invece, la Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela.&lt;br /&gt;Una narrazione suggestiva su un progetto di società alternativa e sulla costruzione di una democrazia possibile; non leggetela come una noiosa sequela d’articoli, non impantanatevi in qualche tecnicismo giuridico che qua e la inevitabilmente affiora ma, inoltratatevi riga dopo riga in questo grande ed operoso cantiere che è la Democrazia partecipata e possibile.&lt;br /&gt;I costituenti venezuelani non proclamano il socialismo, la proprietà pubblica dei mezzi di produzione e neanche la nazionalizzazione delle imprese esistenti, prevedono la proprietà privata e la libertà d’impresa eppure, rovesciano e smontano tutti gli assiomi giuridici ed economici del neo liberismo: tutte le politiche economiche e sociali occidentali dell’ultimo ventennio sarebbero al limite e in molti casi al di fuori della legalità costituzionale, in base alle coordinate stabilite dalla costituzione venezuelana, poiché gran parte di queste pratiche sono anti democratiche o a democratiche, invece, quest’agile volume di 120 pagine si sforza di realizzare le condizioni tecniche per costruire le decisioni nella condivisione e nella partecipazione.&lt;br /&gt;Alcune linee-guida della Costituzione&lt;br /&gt;La democrazia è una variabile indipendente e detta i tempi dello sviluppo e non viceversa; i diritti del lavoro attengono alla civiltà e alla crescita culturale e materiale del popolo, compreso il lavoro domestico (è la prima volta che questa attività ha dignità costituzionale) che crea valore aggiunto e produce ricchezza e benessere sociale; la libertà d’impresa esiste ma si confronta con altre forme d’attività economica che attengono, piuttosto, a quel protagonismo popolare che appare come il suggeritore occulto e permanente d’ogni passo di questa costituzione; si afferma e non si enuncia astrattamente, che tutti quei beni che per la loro natura e la loro fruibilita’sono collettivi, devono essere sottoposti ad un controllo democratico, perciò non possono essere privatizzati per non incorrere, appunto, in una contraddizione costituzionalmente insanabile (acqua, petrolio, gas ma anche sanità e istruzione); unico caso al mondo in cui si prevede per tutte le cariche elettive, la possibilità della revoca del mandato tramite referendum popolare e, comunque, sempre nell’ambito di un iter garantista e partecipato, impermeabile a qualsiasi tentazione populista, demagogica o dal sapore giustizialista.&lt;br /&gt;Il punto più alto e qualificante di questo”manuale per l’uso della democrazia”e costituito da quegli articoli (dal 119 al 126) che attengono ai Diritti dei Popoli Indigeni. Siamo lontanissimi dalla filantropia o dallo sguardo benevolo e illuminato verso il buon selvaggio.&lt;br /&gt;I popoli indigeni sono patrimonio del Venezuela, elemento decisivo e indispensabile alla vitalità economica, sociale e culturale di questo paese; a loro è riconosciuto il diritto alla proprietà collettiva delle terre, al godimento dei benefici dell’approvvigionamento delle risorse naturali presenti nei loro territori ed ogni forma di sfruttamento del suolo deve rientrare in un percorso d’informazione e consultazione dei popoli. Si garantisce, inoltre, la proprietà intellettuale collettiva (ad oggi, caso unico al mondo) delle conoscenze, delle tecnologie e delle innovazioni dei popoli indigeni.Ogni attivita’relazionata alle risorse genetiche e alle conoscenze a loro associate persegue benefici collettivi e, quindi, non è assolutamente brevettabile.Le conoscenze ancestrali che ancora producono vita, cultura e sistemi di relazione non sono PRIVATIZZABILI.&lt;br /&gt;Questi otto articoli, in particolare, sembrano la traduzione giuridica costituzionale di più di dieci anni di lotta Zapatista, in cui troviamo una proposizione di nuovi diritti e una rielaborazione ambiziosa e generosa di un’idea di partecipazione che superano la pachidermica e inadeguata democrazia rappresentativa in cui, ormai, sovranità e societa’sono corpi separati.&lt;br /&gt;Le Costituzioni, si sia, sono come le impalcature o meglio ancora come le fondamenta di un edificio, poi, per la realizzazione dell’opera non dovrebbero mancare i muratori, i materiali, le condizioni metereologiche non avverse e anche la buona sorte.Auguri Venezuela…….Comunque tu hai una Costituzione mentre noi stiamo distruggendo la nostra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LUIGI FINOTTO "KAMO"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-5991651607043622391?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/5991651607043622391/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=5991651607043622391' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/5991651607043622391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/5991651607043622391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/08/costituzione-bolivarianalettura-per.html' title='costituzione bolivariana...Lettura per gente civile'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-893815380465771681.post-5042615688942017753</id><published>2007-08-17T01:33:00.000-07:00</published><updated>2007-08-17T03:02:26.924-07:00</updated><title type='text'>afro ottimismo</title><content type='html'>Lo sapete che il 90 per cento delle persone che sbarcano sulle coste siciliane a bordo delle cosiddette carrette del mare, sono per lo più somali, eritrei, sudanesi?&lt;br /&gt;Somalia, Eritrea, Etiopia(corno d’africa): non vi dicono nulla questi nomi? Dovrebbero, poiché sono state colonie italiane e sono tra i pochissimi posti al mondo dove troverete, ancora oggi, qualcuno che parla l’italiano in maniera accettabile.&lt;br /&gt;Eppure, né l’afflusso massiccio d’uomini e donne da quelle terre e né l’esplosione di un conflitto armato in Somalia, con coinvolgimento degli Stati Uniti, è riuscito a convincere il mondo dei media, della politica istituzionale (con rare eccezioni) e dei cosiddetti “movimenti” ad occuparsi in maniera approfondita, con taglio storico e politico, di ciò che avviene nel Corno d’Africa e, per estensione, anche delle dinamiche che stanno attraversando un continente, come quello africano, tutt’altro che amorfo e passivo, davanti all’incalzare incessante dei modelli di vita e sviluppo (?) imposti, ora come allora, dai soliti noti.&lt;br /&gt;Per molti, compresa buona parte dell’intellighenzia progressista, l’Africa continua ad essere, come lo fu per gli antichi romani: ”Hic sunt leones”. Un mondo ormai condannato, superfluo, che, potrebbe essere cancellato dalla carta geografica, tanto che, per il pianeta, l’equazione di potenza globale rimarrebbe pressoché immutata.&lt;br /&gt;Al limite, un campo d’esercitazione per la (lucrosa) industria della compassione e beneficenza.&lt;br /&gt;L’Africa coincide con i suoi mali (epidemie, AIDS, guerre civili, dittature…), di essa si occupa l’emergenza, la cronaca che, espone i fatti ma non la Storia la quale, invece avrebbe il compito di spiegarli ed inquadrarli: in questo c’e’ il vizio d’origine del colonialismo che, evidentemente non poteva giustificare la tratta degli schiavi e lo stupro di un territorio e delle sue ricchezze se non negando all’africano una civiltà preesistente al suo arrivo, se non negandogli la sua Storia.&lt;br /&gt;I primi esploratori e viaggiatori che si erano inoltrati nella terra dei leoni già nel xvi secolo, senza propositi di sopraffazione, avevano descritto civiltà paragonabili alle loro, con atteggiamento di curiosità ma mai di disprezzo.&lt;br /&gt;Il viaggiatore diverrà colonialista quando, avrà accanto a se, l’antropologo, il religioso ed il capitale: ciò che prima era curiosità, interesse si trasformerà in disprezzo e distruzione.&lt;br /&gt;Il male ed il dolore che s’infliggevano e s’infliggono al continente sono catartici, lo liberano dalle tenebre e dalla brutalità per inserirlo nel consorzio civile, quindi sono mali necessari, utili e, soprattutto, mai abbastanza sufficienti&lt;br /&gt;L’idea che la storia dell’Africa sia la storia degli europei in Africa è un postulato culturale piantato bene nel cervello degli occidentali e, va al di là, delle collocazioni politiche o delle formazioni ideologiche.La sinistra francese, ad esempio ha avuto non poche difficoltà, ad eccezione forse di Sartre, a considerare l’Algeria e l’Africa francofona come territori africani e non estensioni francesi in un altro continente; per loro, si trattava solo di riconoscere i diritti degli africani ed equipararli a quelli dei francesi. I regni precoloniali, l’arte, le sculture rinvenute nell’Africa occidentale e centrale che, tanto hanno ispirato il cubismo di Picasso e l‘arte di Modigliani, sono considerati, in fin dei conti, com’espressioni del “primitivo”, dell’africanita’ e non, invece come il punto d’arrivo di un’evoluzione storica autoctona e coerente, brutalmente interrotta. Questa impostazione e imposizione culturale ha prodotto anche la principale o,almeno più nota corrente culturale africana post coloniale:la Negritude (negritudine), un filone artistico e letterario,oggettivamente reazionario,in quanto statico e africanista:l’africano non è un uomo,materia che produce storia ma bensi’, una categoria dello spirito. I poeti alla Senghor(massimo esponente della negritudine nonché per anni presidente del Senegal) sarebbero stati etichettati da Malcom x come,”negri da cortile” .&lt;br /&gt;L’idea di un continente “oggetto”, nell’attesa del deus ex macchina, è l’architrave su cui si regge ogni approccio dell’occidente alla questione africana.&lt;br /&gt;L’Africa anzi le Afriche stanno omai andando ben oltre il nostro pigro provincialismo culturale e non facciamoci ingannare dal fatto che secondo gli schemi classici della globalizzazione economica,l’Africa controllando appena il due o tre per cento del commercio mondiale, è di fatto un”corpo estraneo” al mondo della globalizzazione liberista.&lt;br /&gt;In Africa,invece,più che in ogni altro continente, si giocano,veramente,le grandi partite del futuro immediato e non del globo: l’Africa sta per diventare lo snodo delle grandi questioni internazionali .&lt;br /&gt;Alcuni esempi? Ne forniamo diversi,strettamente correlati: la questione energetica (l’approvvigionamento di petrolio e gas); l’affermazione dell’islam,un islam particolare come quello africano, che convive con forme d’animismo che lo rendono impermeabile all’integralismo e permeabile al recupero virtuoso delle proprie tradizioni;la questione ambientale e agraria che, dopo anni, ripropone all’attenzione dell’agenda internazionale il fattore alimentare , com’elemento di civiltà e sovranità e non motore di commercio; qui si gioca anche la partita più importante dello scontro globale tra Cina e Stati Uniti. I cinesi non utilizzano nelle loro relazioni,né il grimaldello dei diritti umani ne, tantomeno,le condizioni politiche ed economiche che gli USA impongono, tramite le agenzie internazionali(Banca mondiale e WTO). Ciò rende la loro penetrazione in Africa, estremamente efficace e,per certi versi, assimilabile ad un rapporto tra paesi del Terzo Mondo che integrano le loro economie. I cinesi, a parole sembrano recuperare lo spirito di Bandung,dei non allineati d’antica memoria. Le cose sono certamente più complesse ,sicuramente da approfondire ma non da relegare come semplice sostituzione degli occidentali da parte dei cinesi, come vorrebbe invece una banale vulgata terzomondista .&lt;br /&gt;Il punto centrale è che, su ciascuna di queste questioni e su altre ancora, si sta agitando una nuova vita civile africana,fatta di partiti,movimenti e media coraggiosi.&lt;br /&gt;Dagli anni 90 in poi c’e’ un cambio di fase evidente in questo continente o in parti di esso, non interpretabile secondo vecchi schemi. Ai piani d’aggiustamento strutturale imposti dal Fondo monetario molti africani provano ad opporsi coi “piani d’aggiustamento culturale”,cercando nelle proprie ricchezze,non solo materiali ma,soprattutto, culturali e ancestrali ,le basi e l’ispirazione su cui ricostruire la propria rinascita.&lt;br /&gt;Diversi gli esempi:la vitalità di paesi (islamici eterodossi) come il Mali e la Mauritania, il protagonismo femminile come in Burkina Faso ed Eritrea ,una rinnovata vitalità del mondo rurale nell’Africa occidentale, il ripudio,ovunque sia possibile d’ogni forma d’autocrazia locale e invadenza occidental/liberista.&lt;br /&gt;Donne e contadini interpretano il riscatto, quello che taluni chiamano l’afro ottimismo&lt;br /&gt;Questo articolo è solo un abbozzo, un vago cenno d’Africa. La materia merita ben altri approfondimenti che,il Vassor si impegna ad affrontare.&lt;br /&gt;Avremo modo di parlare e scrivere sulla crisi somala, sulla questione del delta del Niger, sulla nascente potenza petrolifera del Sudan,di cui il Darfur è solo un capitolo.&lt;br /&gt;Capiremo che queste cose non sono,come gran parte dei media italiani vorrebbero farci credere,lampi irrazionali di buio che squarciano il cielo azzurro e chiaro che sovrasta la nostra civiltà, fatta di logica ,progresso e sviluppo.&lt;br /&gt;Luigi Finotto"kamo"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/893815380465771681-5042615688942017753?l=lebattagliedialgeri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/feeds/5042615688942017753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=893815380465771681&amp;postID=5042615688942017753' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/5042615688942017753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/893815380465771681/posts/default/5042615688942017753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lebattagliedialgeri.blogspot.com/2007/08/afro-ottimisomo.html' title='afro ottimismo'/><author><name>luigi finotto"kamo"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18329740560174430977</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
