Come da copione
Israele bombarda, uccide, fa sfoggio di efficienza e spregiudicatezza;come da copione
Le organizzazioni palestinese, cospargono più che possono questo martoriato territorio di missiletti a pioggia,kamikaze, attentati:come da copione
Chi difende Israele(molti) lo fa con i medesimi argomenti e con lo stesso linguaggio da decenni
Chi difende i palestinesi(molti) ricorre al solito armamentario lessicale antimperialista, anti di qua e anti di la: come da copione.
Un teatrino stantio e inutile. Un macabro gioco delle parti
Posso dire che provo una pietà enorme e una rabbia sconfinata per i patimenti dei civili, cosi come li ho provati e li provo per i massacrati e sterminati della Liberia, della Sierra Leone, del Congo.
Questo articolo e’ un tentativo di ragionare sui fatti israelo palestinesi, al di la delle posizioni precostituite, oltre i paraocchi ideologici.
Il controllo di Hamas su Gaza è capillare, sostenuto da ingenti finanziamenti, dal monopolio della violenza e da un’economia di sussistenza alimentata e assicurata in qualche modo dagli aiuti internazionali.
La miseria è terreno di coltura fecondo per il reclutamento di disperati nelle fila di chi porta la morte ad altri attraverso la propria morte; per l’azzeramento di ogni forma di partecipazione; per uno stato di ricatto perenne e soprattutto per la privazione di ogni soggettività che si manifesta nel regresso, scientificamente costruito, a una condizione d’inermi strumenti a perdere, scagliati contro il nemico.
Fa comodo a molti questa situazione: al variegato e disgregato mondo arabo islamico che attraverso la”questione palestinese” si è ricavato un margine di manovra ampio, modulabile e utilizzabile sia per esigenze interne sia per regolari equilibri internazionali ed anche per le elite palestinesi(economiche, politiche e religiose) che da decenni gestiscono l’affaire palestinese:terminali di fiumi di denari che ingrassano una burocrazia,spesso corrotta e quasi sempre inefficiente, ma,soprattutto, ed è questa la colpa imperdonabile, resasi strumento docile di esigenze totalmente estranee alla vicenda palestinese. Da soggetto di liberazione di un popolo a oggetto mercenario al servizio di despoti stranieri e pagatori: questa è stata la parabola del movimento di lotta palestinese
Corruzione endemica, distribuzione capillare di prebende spacciate per servizi da welfare, hanno prodotto una sorta di economia da guerra che reitera la miseria e la dipendenza della massa è,contemporaneamente, l’agio di una minoranza che controlla il flusso e la distribuzione dei beni, scavalcando ogni idea di stato e amministrando con ferree logiche claniche ,militari e privatistiche.
Almeno dalla fine degli anni 70,la costruzione di un’idea laica e democratica di comunità nazionale è stata sacrificata sull’altare o di un’indistinta, inquietante e caotica causa islamica o di qualche scellerata ambizione di potenza,una volta degli iracheni,un'altra degli iraniani per non citare siriani ,sauditi e compagnia cantante.
Decenni di lotta non hanno prodotto alcuna capacità militare effettiva, spendibile sul territorio,dal momento che questa,implica la fatica di costruire un’organizzazione che fa dell’uso della violenza uno dei suoi metodi e non la sua ragion d’essere che, rimane invece la costruzione, appunto, dell’idea di una comunità nazionale, di un progetto di società
La scorciatoia del terrorismo, aggira queste fatiche, eleva la violenza pura al rango di elemento liberatore e sostituisce la ricerca del consenso e il reclutamento consapevole, con il fanatismo, l’individualismo e la centralità della morte, la propria e quella che si procura agli altri.
Decenni di lotta non hanno prodotto neanche capacità di mediazione, poiché una causa svuotata di soggettività propria, non ha posizioni,neanche intermedie, da conquistare o concordare. Siamo arrivati al paradosso che l’ultima azione militare di Tel Aviv è sostanzialmente, un avviso chiaro al regime degli ayatollah iraniani che dirigono le mosse di Hamas e una mossa dal sapore elettorale che consente di far arretrare le posizioni della destra di Netanyahu: La Palestina ,per com’è ora, non è fonte di preoccupazione per Israele,(che da tempo ha derubricato la causa palestinese, ad un operazione di polizia) non è certo causa di un’azione militare di queste dimensioni. Solo il ruolo che i palestinesi svolgono per conto terzi è oggetto dell’attenzione di Olmert, addirittura è tutt’altro che da escludere un livello di condivisione con l’Egitto di Mubarak, al fine di alleggerire la pressione palestinese integralista ai propri confini e spezzare il legame Hamas Fratelli mussulmani.
Non sarebbe certo la prima volta che i regimi arabi, avvallano o attuano direttamente massacri di palestinesi per regolare conti interni.
La ricostruzione della comunità nazionale palestinese non può assolutamente passare attraverso questi attori ormai logori, corrotti, ademocratici e oggettivamente mercenari.
Israele,invece, a modo suo scoppia di salute e fa scoppiare gli altri.
Gode di una solida rendita di posizione derivante dall’appoggio,pressoché’,incondizionato degli Stati Uniti.
Israele è riuscito abilmente a far si che fosse rimossa ogni forma di criticità nel rapporto tra la comunità ebraica mondiale e il governo di Te Aviv, qualunque fosse la sua collocazione politica.
Negli USA, più che in qualsiasi altro luogo del mondo,questa simbiosi tra la potente e influente comunità ebraica e lo stato israeliano ha determinato non un semplice allineamento alla politica di quel paese ma,addirittura, l’acquisizione dell’agenda politica israeliana come propria linea d’azione in Medio Oriente.
Ma oggi a cosa è ridotto questo paese che tanto e acriticamente gode del sostegno di quasi tutte le comunità ebraiche e quasi tutte di matrice democratica e progressista?
Diciamo pure che è un lontano e irriconoscibile parente del sogno sionista da cui è nato. La quasi totalità della sua classe dirigente è di provenienza militare o poliziesca. L’esercito, guarda caso un’istituzione coercitiva, è l’unico luogo che ingloba le componenti sociali e razziali , di una società artificiale, costruita non attraverso processi d’integrazione ma sommando gruppi e individui come in una folle competizione demografico militare.
Israele è il suo esercito. Il paese fondato da Ben Gurion è il primo esempio di “Democrazia militare”. Un sistema economicamente e finanziariamente funzionante
Israele non si è forgiata nella lotta ma, piuttosto, nella guerra ha trovato gli elementi per sviluppare la propria economia, con punte di eccellenza in settori di alta ricerca e tecnologia, per contenere ogni contrasto sociale e per rimuovere alla radice ogni latente tensione razziale. La condizione che vive da decenni è,paradossalmente, il perno,il punto di equilibrio su cui si regge lo Stato, quella condizione è la sua virtù
La guerra è la virtù;è plausibile che queste classi dirigenti ,mettano in cima alle loro priorità la fuoruscita dallo stato di guerra? La pace e una fase di riorganizzazione delle forze o un orizzonte strategico da perseguire? Ci può essere una presa di coscienza interna,una capacita di autoriforma sia da parte israeliana e palestinese?
Risposte scontate a domande retoriche.Sarà mai possibile un disarmo unilaterale e un rilancio di un processo di democratizzazione interna, nel rispetto della peculiarità nazionale e nell’ambito di una tutela e garanzia internazionale? Qualunque delle parti avviasse questa dinamica, renderebbe oggettivamente superate, a ogni livello, tutte le attuali condizioni e giustificazioni di guerra. Altrimenti saremmo alla coazione a ripetere, all’investimento sul terrore, alle filastrocche demagogiche contrapposte, elevate al rango di ragioni storiche. Altrimenti, appunto, saremo domani, dove siamo oggi.
LUIGI FINOTTO
lunedì 12 gennaio 2009
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1 commenti:
qui ti lascio una trascrizione pubblicata sul giornale argentino, di Eduardo Galeano...non ho fatto la traduzione, ma potrai farla su google... interessante quello che dice
Para justificarse, el terrorismo de Estado fabrica terroristas: siembra odio y cosecha coartadas. Todo indica que esta carnicería de Gaza, que según sus autores quiere acabar con los terroristas, logrará multiplicarlos.
- - - Desde 1948, los palestinos viven condenados a humillación perpetua. No pueden ni respirar sin permiso. Han perdido su patria, sus tierras, su agua, su libertad, su todo. Ni siquiera tienen derecho a elegir sus gobernantes. Cuando votan a quien no deben votar, son castigados. Gaza está siendo castigada. Se convirtió en una ratonera sin salida, desde que Hamas ganó limpiamente las elecciones en el año 2006. Algo parecido había ocurrido en 1932, cuando el Partido Comunista triunfó en las elecciones de El Salvador. Bañados en sangre, los salvadoreños expiaron su mala conducta y desde entonces vivieron sometidos a dictaduras militares. La democracia es un lujo que no todos merecen.
- - - Son hijos de la impotencia los cohetes caseros que los militantes de Hamas, acorralados en Gaza, disparan con chambona puntería sobre las tierras que habían sido palestinas y que la ocupación israelita usurpó. Y la desesperación, a la orilla de la locura suicida, es la madre de las bravatas que niegan el derecho a la existencia de Israel, gritos sin ninguna eficacia, mientras la muy eficaz guerra de exterminio está negando, desde hace años, el derecho a la existencia de Palestina.
Ya poca Palestina queda. Paso a paso, Israel la está borrando del mapa.
- - - Los colonos invaden, y tras ellos los soldados van corrigiendo la frontera. Las balas sacralizan el despojo, en legítima defensa.
No hay guerra agresiva que no diga ser guerra defensiva. Hitler invadió Polonia para evitar que Polonia invadiera Alemania. Bush invadió Irak para evitar que Irak invadiera el mundo. En cada una de sus guerras defensivas, Israel se ha tragado otro pedazo de Palestina, y los almuerzos siguen. La devoración se justifica por los títulos de propiedad que la Biblia otorgó, por los dos mil años de persecución que el pueblo judío sufrió, y por el pánico que generan los palestinos al acecho.
- - - Israel es el país que jamás cumple las recomendaciones ni las resoluciones de las Naciones Unidas, el que nunca acata las sentencias de los tribunales internacionales, el que se burla de las leyes internacionales, y es también el único país que ha legalizado la tortura de prisioneros.
¿Quién le regaló el derecho de negar todos los derechos? ¿De dónde viene la impunidad con que Israel está ejecutando la matanza de Gaza? El gobierno español no hubiera podido bombardear impunemente al País Vasco para acabar con ETA, ni el gobierno británico hubiera podido arrasar Irlanda para liquidar a IRA. ¿Acaso la tragedia del Holocausto implica una póliza de eterna impunidad? ¿O esa luz verde proviene de la potencia mandamás que tiene en Israel al más incondicional de sus vasallos?
- - - El ejército israelí, el más moderno y sofisticado del mundo, sabe a quién mata. No mata por error. Mata por horror. Las víctimas civiles se llaman daños colaterales, según el diccionario de otras guerras imperiales. En Gaza, de cada diez daños colaterales, tres son niños. Y suman miles los mutilados, víctimas de la tecnología del descuartizamiento humano, que la industria militar está ensayando exitosamente en esta operación de limpieza étnica.
Y como siempre, siempre lo mismo: en Gaza, cien a uno. Por cada cien palestinos muertos, un israelí.
Gente peligrosa, advierte el otro bombardeo, a cargo de los medios masivos de manipulación, que nos invitan a creer que una vida israelí vale tanto como cien vidas palestinas. Y esos medios también nos invitan a creer que son humanitarias las doscientas bombas atómicas de Israel, y que una potencia nuclear llamada Irán fue la que aniquiló Hiroshima y Nagasaki.
- - - La llamada comunidad internacional, ¿existe?
¿Es algo más que un club de mercaderes, banqueros y guerreros? ¿Es algo más que el nombre artístico que los Estados Unidos se ponen cuando hacen teatro?
Ante la tragedia de Gaza, la hipocresía mundial se luce una vez más. Como siempre, la indiferencia, los discursos vacíos, las declaraciones huecas, las declamaciones altisonantes, las posturas ambiguas, rinden tributo a la sagrada impunidad.
Ante la tragedia de Gaza, los países árabes se lavan las manos. Como siempre. Y como siempre, los países europeos se frotan las manos.
La vieja Europa, tan capaz de belleza y de perversidad, derrama alguna que otra lágrima mientras secretamente celebra esta jugada maestra. Porque la cacería de judíos fue siempre una costumbre europea, pero desde hace medio siglo esa deuda histórica está siendo cobrada a los palestinos, que también son semitas y que nunca fueron, ni son, antisemitas. Ellos están pagando, en sangre contante y sonante, una cuenta ajena.
(Este artículo está dedicado a mis amigos judíos asesinados por las dictaduras latinoamericanas que Israel asesoró.)
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