venerdì 28 agosto 2009

USURA E CRIMINALITA NEL VENETO ORIENTALE:OGGI LO DICONO MA E’ COSI DA ALMENO TRENT’ANNI

Siamo alle solite: ogni trimestre circa, avviene il rito della”scoperta dell’acqua calda”. L’acqua calda (una delle tante acque calde) di cui parliamo è la notizia della presenza massiccia e invasiva dell’usura nell’economia del Veneto orientale: di quella vasta area cioè che va,dal sandonatese fino al litorale Iesolano.Il radicamento di una certa criminalità legata a doppio filo allo sviluppo economico di questa zona è un fatto acclarato ed è ormai verità storica.La presenza camorristica nell’area sandonatese risale addirittura all’epoca della banda maniero e della sua costola sandonatese(anni 70 e 80), assai efficiente e “produttiva” all’epoca.Attenti analisti della realtà veneta come, Maurizio Dianese, sostengono addirittura che il primo vero contatto della camorra in veneto, sia avvenuto proprio a San dona. Lo sviluppo immobiliare di queste zone e il boom turistico del litorale, con il vortice di liquidità che economie di questo genere scatenano, sono stati elementi attrattivi ma anche propulsivi di un’economia banditesca e criminale.Fiumi di denaro sono approdati qui per essere riciclati e”puliti” in imprese turistiche, in costruzioni e conseguenti devastazioni del territorio. Un litorale che vede presenze estive per oltre mezzo milione di persone, genera una sorta di Disneyland, ricettacolo non solo di locali e di mille formule diverse di pernottamenti e affitti, ma anche e, soprattutto di droghe. Il denaro deve circolare per generarne altro ancora e per pulirsi deve rientrare in circuiti legali, producendo imprese fittizie o alimentando economie dal corto respiro e dall’immediata redditività’.A san dona’ le attività commerciali, nascono, durano qualche mese e poi, muoiono.I negozi storici resistono ma per il resto, l’attività del centro e un continuo tourbillon d’insegne che cambiano. Ultimamente le insegne si spengono . Che stia diminuendo il denaro da riciclare?mah.Ovviamente questa è terra d’istituti bancari e finanziari (nella sola san dona una ventina): stranamente tanto denaro, nei luoghi istituzionalmente e legalmente adibiti, non dovrebbe generare usura ma, piuttosto, anzi, variegare le modalità e le condizioni per la concessione del credito e il sostegno alla produzione. Date queste premesse se, ciò non avviene, evidentemente, la funzione di questa proliferazione di banche è ben altra. Una di queste è quella, di creare le condizioni ideali per l’usura che, in fondo è un esercizio parallelo e secondario del credito,funzionale a quello principale e legale. Usura e banca è un oliato ed efficiente “combinato disposto” il cui fine è controllare la circolazione di liquidità alle migliori condizioni di redditività per le banche e chi le alimenta.E’ ovvio, il livello della nostra economia e una situazione accettabile di benessere, evitano scenari napoletani, con morti sulle strade e gente armata che controlla i territori, ma, la stessa criminalità con i suoi addentellati locali, opera anche qui, con metodi e forme consoni a questi territori.Smantellare i confini tra il legale e l’illegale, controllare un’economia sempre più finanziarizzata e deregolamentata, agire indiscriminatamente sul territorio: queste sono le stelle polari che guidano uno sviluppo in cui la legalità è”strumento” dell’illegalità’ .Finiamola con la leggenda che il “male” è stato portato qui dal meridione che, siamo di fronte ad un’espansione delle mafie e camorre varie, sulle sponde del Piave e sulle coste dell’adriatico.E’ vero, invece che il tipo di ricchezza e la cultura che essa ha generato, sarebbero allo stato attuale, asfittiche, senza un’iniezione di energia criminale.
LUIGI FINOTTO

domenica 23 agosto 2009

L'ITALIA SI RITIRA DAL CAMPO DELLA CIVILTA':CHI APPLAUDE E CHI DORME

E' evidente che l'Italia e' in piena regressione, si sta rapidamente ritirando dal compo della civilta' del diritto e, persino dell'umanita'!In che altro modo si puo spiegare cio che e' accaduto al largo delle coste siciliane,nel mare meditteraneo,culla di civilta' e di incontri?Quasi 80 esseri umani che vagano per tre mesi, disperatmente senza che neanche uno di coloro che li ha avvistati o incrociati,decida di assisterli, di condurli rapidamente al porto piu' vicino, che li salvi da una morte atroce e inimmaginabile.Pare ed e' un reato assistere i disperati. Prestare soccorso e' una forma di favoreggiamento e istigazione alla illegalita' e al crimine. Questa societa'(e' vero che le leggi le fanno i parlamenti e le loro maggioranze,su mandato preciso di un governo ma e' anche vero che esiterebbe una societa' che avrebbe,volendolo, i mezzi per intralciare,denunciare e disobbedire...e non lo fa) produce razzismo per via istituzionale e se ne fa un vanto. La miseria e la disperazione se non riesco a vincerli e ,peggio ancora, a conviverci,li trasformo in reati e li perseguo:principio semplice ,lineare e...popolare.Cio che avviene nel meditteraneo e' una continua e scientifica violazione i norme internazionali e nazionali.Motovedette militari,in acque internazionali, caricano disperati e li rispediscono in libia. non si accertano della loro identita', delle motivazioni del loro viaggio,dell' eventuale richiesta di asilo, di soccorso medico o di altro ancora. Una motovedetta militare,anche se in acque internazionali,e' territorio italiano e li,si applica la nostra legge e non l'arbitrio o,peggio ancora,l'applicazione concreta di pulsioni animalesche di qualche forza politica. Puo un paese che si reputa democratico, inviare persone in un altro stato,notoriamente irrispettoso dei diritti umani e non firmatario di alcuna convenzione circa il rispoetto di questi diritti.? siamo alla follia pura,alla disumanita codificata in legge,al disprezzo elevato al rango di elemento di consenso politico.Stupisce il silenzio della Cultura,l'inacapacita' della scieta' di produrre senso comune, opposto a quello ora imperante. L'opposizione ridotta ad una nota di agenzia che stigmatizza l'avvenuto .Cio che avviene oggi in italia e' un fenomeno culturale ben preciso che, a sua volta,prepara il terreno ideale agli interventi legisltivi e alle azioni di governo centrale e locale. Si combatte ad ogni livello,innanzi tutto cercando da subito,di smontare l'impianto ,legisltivo costruito tramite l'odioso pacchetto sicurezza ma,principalmente ricostruendo un idea altra e nuova di convivenza, mobilitando le risorse spirituali e cultrali, recuperando il coraggio di esporsi pubblicamente,il coraggio di avere idee diverse e di chiamare con il suo nome la barbarie che ci governa.Gli intellettuali e gli uomini di cultura devono recuperare il senso della loro funzione:conoscere per cambiare. La societa deve anch 'essa, in tutte le sue articolazione,cogliere il valore,in certi momenti particolari, della disubbidienza e della denuncia.Questa situazione,peggiore di giorno in giorno,ci dice che il tempo della delega e' finito e che,ognuno,cerchi di capire l'apporto che puo dare
LUIGI FINOTTO

martedì 7 luglio 2009

A PROPOSITO DI DUE MIE AMICHE

Vorrei spendere qualche riga (tranquilli, poche) per parlarvi di due mie amiche, care amiche, ormai inseparabili. Non è semplice avere delle amicizie, ci vuole fortuna, tanta fortuna ed io, per fortuna, ho avuto questa fortuna. Le conosco, credo, da quando ero piccolo, ma, all’inizio ci frequentavamo, con rispetto ma un po’ di diffidenza anche, per conoscerci un po’ meglio. E poi, un po’ di discrezione non ha mai fatto male, non è vero???. Col passare del tempo le cose sono cambiate e le nostre saltuarie frequentazioni sono diventate familiari, costanti, confidenziali e dolcissime. Certo abbiamo avuto anche noi dei momentacci, in cui, avremmo voluto chiudere e non vederci più ma, è stata una cosa, quasi sempre, passeggera,bastava un po’ di pazienza e tra noi tornava il sereno.
Ora la nostra amicizia e quasi una sorta di dipendenza,almeno per me. Mi rendo conto che questo può essere pericoloso, ma,sapete,uno prima di rinunciare a un amico o addirittura a due,ci pensa!
Ad esempio ogni volta che le cose non vanno o che non le capisco o peggio ancora quando sento del dolore nella mia anima(perché io ho un’anima…essere comunista non è un buon motivo per non averla) devo rivolgermi a loro,ho bisogno assoluto del loro punto di vista. Col tempo mi sono reso conto che in realtà non mi aiutavano e non mi aiutano a capire la verità ma,piuttosto, a sopportarla meglio: mi toglievano dei pesi inutili e mi davano spesso quella leggerezza che mi serviva a distanziarmi un po’ dai problemi e vederli cosi,più piccoli e più lontani e,soprattutto collocati in un contesto più ampio. Sopportare la realtà ‘ è un piccolo segreto per vivere meglio,assai più che capirla. Ma bisogna fare gli incontri giusti. Avere le amicizie adatte. Noi siamo i peggiori consiglieri di noi stessi,abbiamo bisogno di chi ci vuole bene e vuole conoscerci
In una vita (la mia) non zeppa di eventi allegri, questa FORTUNA lo avuta: avere due splendide amiche, splendide anche se a volte rompicoglioni, di quelle che quando sei strafelice e hai voglia di volare, devono sempre un po’ trattenerti ma, per fortuna, quando sei nella merda, fino al collo, sanno dirti anche”ti è andata bene che non fa l’onda”.
Ah dimenticavo di dirvi i loro nomi anche per fare loro il giusto omaggio e farle conoscere agli altri amici di face book: si chiamano Ironia e Malinconia.
LUIGI FINOTTO

lunedì 29 giugno 2009

LO SGUARDO OLTRE LA SIEPE-EUROPA

La più’ grande democrazia del mondo si e’ cimentata in uno degli esercizi democratici per eccellenza,ossia il voto.
Centinaia di milioni di indiani in tre turni successivi si sono recati alle urne dopo aver partecipato con passione e dedizione civile ad una lunga e vivace campagna elettorale.
Campagna elettorale in cui si e’ discusso di quisquilie, tipo il rapporto tra indù’ e mussulmani, distribuzione di ricchezza nel paese che ha ritmi di crescita da 10 punti percentuale all’anno da quasi un decennio, rapporti col Pakistan, collocazione internazionale.
Stiamo parlando di un gigante da oltre un miliardo di abitanti che,insieme alla Cina, costituisce l asse dell’economia mondiale. Un paese che non sta conoscendo solo un boom economico ma che e’ anche all’apice in settori di tecnologia avanzata, insomma, da un pezzo, siamo ben oltre la classica economia in via di sviluppo che si regge solo sulla compressione dei costi del lavoro e sullo sfruttamento delle materie prime. L’India e’ anche al centro di una notevole vitalità’ e creatività’ culturale:gran parte dei prodotti audiovisivi che circolano nel mondo sono di quel paese. Dall'Africa all ‘Asia si consumano i film i musical e la musica indiana. Intellettuali e politici indiani animano il dibattito sulla globalizzazione e sugli effetti sociali del neoliberismo. La sinistra che,da noi e' asfittica e moribonda,li,invece, si esprime in una pluralità' di voci, da quelle più’ ortodosse a quelle più’ libertarie e innovative. Questo subcontinente e’ anche crogiolo di nazionalismi che lambiscono il razzismo:nazionalismo hindu ed integralismo islamico. E’ in una fase in cui il superamento della miseria e assai più lento della velocità’ dello sviluppo economico e ,questo si intreccia anche con una pesante questione agraria e con una stratificazione sociale in caste che dovrà’ essere superata da un processo democratico in corso ma che,in questa fase convive con una società’ in perenne e, comunque,virtuosa trasformazione. L’India e’ immersa in contraddizioni talvolta drammatiche, in passaggi d’epoca giganteschi ma, vive ciò, con la forza delle idee, della consapevolezza di aver in mano il proprio destino e,soprattutto, con l’entusiasmo di chi sa che il suo presente e’ la costruzione del futuro e non il mero galleggiamento o il mantenimento di qualche rendita..
Non e’ una descrizione agiografica dell’India ma,piuttosto l’immagine di un colosso agile in movimento. Ed ogni atto di questo movimento e’ importante per le sorti non solo di quel paese ma del globo intero e non solo dal punto di vista economico ma anche sociale e culturale.
Orbene,sentire parlare o leggere articoli su ciò che si muove da quelle parti e’ pressoché’ impossibile. A parte rare eccezioni(vedi Federico rampini) il nostro provincialismo e’ il metro con cui valutiamo le cose e ignoriamo il mondo.
La”copertura”mediatica dell’evento elettorale che , per le sue dimensioni e caratteristiche e’ unico al mondo, e’ stata , a dir poco,minimale,con punte folkloristiche e cedimenti continui a considerazioni più’ di costume che di sostanza: non parliamo poi della totale assenza di qualsiasi collegamento tra questo evento e sviluppi globali.
C'è’ toccato di leggere per l’ennesima volta articoli al sapor di gossip sulla “dinastia” Gandhi e ,persino, ennesimi richiami all'italianità’ o,peggio ancora ,alla piemontesita’ della Signora Sonia Gandhi.
Ma cosa e’ successo in India? E’ successo che le elezioni le ha sostanzialmente vinte, il partito del Congresso,organizzazione fondata dal Mahatma Gandhi,padre dell’India moderna e indipendente e da Nehru, uno dei più’ prestigiosi leader del terzo mondo, colui che insieme a Tito, Fidel Castro e altri esponenti progressisti terzomondiali degli anni 50 e 60, ha dato vita al movimento dei Paesi non Allineati . Un partito che da quando e’ sorto ad oggi, e’ sempre stato saldamente nel campo laico e progressista:ha governato nella precedente legislatura(a parte l ultimo anno) alleandosi con il fronte delle Sinistre, comprensivo dei due forti partiti comunisti indiani che,tra l’altro, da decenni governano due stati(kerala e bengala) della federazione indiana.
L’avversario del partito del Congresso e’ una formazione dai tratti fortemente nazionalisti hindu, decisamente anti mussulmana con tratti fortemente xenofobi(in india ci sono centinaia di milioni di islamici) , iperliberista in economia e autoritaria nella visione dello stato. In pratica una classica formazione di destra populista.
Un confronto di queste genere, con questi soggetti e questi argomenti in campo, ha dato un esito niente affatto scontato,molto diverso da ciò che da tempo,a d esempio, sta accadendo in molte parti d’Europa. E’ rilevante o no che questa polarizzazione tra opzioni opposte, in un paese di oltre un miliardo di abitanti, si sviluppi in un certo modo e dia risultati di questo genere? Non dovrebbe alimentare interesse,curiosità’ e,perche’no,anche intenti emulatori? Un posto nell’agenda politica, culturale ha diritto ad averla o no?
Un po troppo, forse, per la nostra boria provinciale che, da molto più’ peso e rilevanza, a ciò che accade nella minuscola Carinzia, provincia della minuscola e marginale Austria.
Trattamento assai peggiore,persino(diciamolo pure) con venature inconsciamente(speriamo)razziste lo ha subito il Sud Africa. Leggetevi le cronache delle recenti elezioni: tutte incentrate sulle mogli e le abitudini di chi ha,poi vinto le elezioni. Analisi zero, considerazioni men che meno, eventuali interrelazioni con questioni internazionali più’ ampie,figuriamoci.
CIO che avviene in Asia ed in Africa,lo si voglia o no, costituisce elemento fondante di un nuovo assetto mondiale. La partita energetica,piuttosto che quella finanziaria,persino quella culturale e sociale hanno,la loro chiave di volta,non più nel vecchio continente ma altrove.
Dove?come?in che modo?con quali linguaggi?con quali culture?...ardua e' la risposta,per chi e' fermo a blaterare delle sarkosate,berlusconate,merkelate..ecc ecc.!!!
Luigi Finotto

lunedì 12 gennaio 2009

C'era una volta una CAUSA in PALESTINA

Come da copione
Israele bombarda, uccide, fa sfoggio di efficienza e spregiudicatezza;come da copione
Le organizzazioni palestinese, cospargono più che possono questo martoriato territorio di missiletti a pioggia,kamikaze, attentati:come da copione
Chi difende Israele(molti) lo fa con i medesimi argomenti e con lo stesso linguaggio da decenni
Chi difende i palestinesi(molti) ricorre al solito armamentario lessicale antimperialista, anti di qua e anti di la: come da copione.
Un teatrino stantio e inutile. Un macabro gioco delle parti
Posso dire che provo una pietà enorme e una rabbia sconfinata per i patimenti dei civili, cosi come li ho provati e li provo per i massacrati e sterminati della Liberia, della Sierra Leone, del Congo.
Questo articolo e’ un tentativo di ragionare sui fatti israelo palestinesi, al di la delle posizioni precostituite, oltre i paraocchi ideologici.

Il controllo di Hamas su Gaza è capillare, sostenuto da ingenti finanziamenti, dal monopolio della violenza e da un’economia di sussistenza alimentata e assicurata in qualche modo dagli aiuti internazionali.
La miseria è terreno di coltura fecondo per il reclutamento di disperati nelle fila di chi porta la morte ad altri attraverso la propria morte; per l’azzeramento di ogni forma di partecipazione; per uno stato di ricatto perenne e soprattutto per la privazione di ogni soggettività che si manifesta nel regresso, scientificamente costruito, a una condizione d’inermi strumenti a perdere, scagliati contro il nemico.
Fa comodo a molti questa situazione: al variegato e disgregato mondo arabo islamico che attraverso la”questione palestinese” si è ricavato un margine di manovra ampio, modulabile e utilizzabile sia per esigenze interne sia per regolari equilibri internazionali ed anche per le elite palestinesi(economiche, politiche e religiose) che da decenni gestiscono l’affaire palestinese:terminali di fiumi di denari che ingrassano una burocrazia,spesso corrotta e quasi sempre inefficiente, ma,soprattutto, ed è questa la colpa imperdonabile, resasi strumento docile di esigenze totalmente estranee alla vicenda palestinese. Da soggetto di liberazione di un popolo a oggetto mercenario al servizio di despoti stranieri e pagatori: questa è stata la parabola del movimento di lotta palestinese
Corruzione endemica, distribuzione capillare di prebende spacciate per servizi da welfare, hanno prodotto una sorta di economia da guerra che reitera la miseria e la dipendenza della massa è,contemporaneamente, l’agio di una minoranza che controlla il flusso e la distribuzione dei beni, scavalcando ogni idea di stato e amministrando con ferree logiche claniche ,militari e privatistiche.
Almeno dalla fine degli anni 70,la costruzione di un’idea laica e democratica di comunità nazionale è stata sacrificata sull’altare o di un’indistinta, inquietante e caotica causa islamica o di qualche scellerata ambizione di potenza,una volta degli iracheni,un'altra degli iraniani per non citare siriani ,sauditi e compagnia cantante.
Decenni di lotta non hanno prodotto alcuna capacità militare effettiva, spendibile sul territorio,dal momento che questa,implica la fatica di costruire un’organizzazione che fa dell’uso della violenza uno dei suoi metodi e non la sua ragion d’essere che, rimane invece la costruzione, appunto, dell’idea di una comunità nazionale, di un progetto di società
La scorciatoia del terrorismo, aggira queste fatiche, eleva la violenza pura al rango di elemento liberatore e sostituisce la ricerca del consenso e il reclutamento consapevole, con il fanatismo, l’individualismo e la centralità della morte, la propria e quella che si procura agli altri.
Decenni di lotta non hanno prodotto neanche capacità di mediazione, poiché una causa svuotata di soggettività propria, non ha posizioni,neanche intermedie, da conquistare o concordare. Siamo arrivati al paradosso che l’ultima azione militare di Tel Aviv è sostanzialmente, un avviso chiaro al regime degli ayatollah iraniani che dirigono le mosse di Hamas e una mossa dal sapore elettorale che consente di far arretrare le posizioni della destra di Netanyahu: La Palestina ,per com’è ora, non è fonte di preoccupazione per Israele,(che da tempo ha derubricato la causa palestinese, ad un operazione di polizia) non è certo causa di un’azione militare di queste dimensioni. Solo il ruolo che i palestinesi svolgono per conto terzi è oggetto dell’attenzione di Olmert, addirittura è tutt’altro che da escludere un livello di condivisione con l’Egitto di Mubarak, al fine di alleggerire la pressione palestinese integralista ai propri confini e spezzare il legame Hamas Fratelli mussulmani.
Non sarebbe certo la prima volta che i regimi arabi, avvallano o attuano direttamente massacri di palestinesi per regolare conti interni.
La ricostruzione della comunità nazionale palestinese non può assolutamente passare attraverso questi attori ormai logori, corrotti, ademocratici e oggettivamente mercenari.
Israele,invece, a modo suo scoppia di salute e fa scoppiare gli altri.
Gode di una solida rendita di posizione derivante dall’appoggio,pressoché’,incondizionato degli Stati Uniti.
Israele è riuscito abilmente a far si che fosse rimossa ogni forma di criticità nel rapporto tra la comunità ebraica mondiale e il governo di Te Aviv, qualunque fosse la sua collocazione politica.
Negli USA, più che in qualsiasi altro luogo del mondo,questa simbiosi tra la potente e influente comunità ebraica e lo stato israeliano ha determinato non un semplice allineamento alla politica di quel paese ma,addirittura, l’acquisizione dell’agenda politica israeliana come propria linea d’azione in Medio Oriente.
Ma oggi a cosa è ridotto questo paese che tanto e acriticamente gode del sostegno di quasi tutte le comunità ebraiche e quasi tutte di matrice democratica e progressista?
Diciamo pure che è un lontano e irriconoscibile parente del sogno sionista da cui è nato. La quasi totalità della sua classe dirigente è di provenienza militare o poliziesca. L’esercito, guarda caso un’istituzione coercitiva, è l’unico luogo che ingloba le componenti sociali e razziali , di una società artificiale, costruita non attraverso processi d’integrazione ma sommando gruppi e individui come in una folle competizione demografico militare.
Israele è il suo esercito. Il paese fondato da Ben Gurion è il primo esempio di “Democrazia militare”. Un sistema economicamente e finanziariamente funzionante
Israele non si è forgiata nella lotta ma, piuttosto, nella guerra ha trovato gli elementi per sviluppare la propria economia, con punte di eccellenza in settori di alta ricerca e tecnologia, per contenere ogni contrasto sociale e per rimuovere alla radice ogni latente tensione razziale. La condizione che vive da decenni è,paradossalmente, il perno,il punto di equilibrio su cui si regge lo Stato, quella condizione è la sua virtù
La guerra è la virtù;è plausibile che queste classi dirigenti ,mettano in cima alle loro priorità la fuoruscita dallo stato di guerra? La pace e una fase di riorganizzazione delle forze o un orizzonte strategico da perseguire? Ci può essere una presa di coscienza interna,una capacita di autoriforma sia da parte israeliana e palestinese?
Risposte scontate a domande retoriche.Sarà mai possibile un disarmo unilaterale e un rilancio di un processo di democratizzazione interna, nel rispetto della peculiarità nazionale e nell’ambito di una tutela e garanzia internazionale? Qualunque delle parti avviasse questa dinamica, renderebbe oggettivamente superate, a ogni livello, tutte le attuali condizioni e giustificazioni di guerra. Altrimenti saremmo alla coazione a ripetere, all’investimento sul terrore, alle filastrocche demagogiche contrapposte, elevate al rango di ragioni storiche. Altrimenti, appunto, saremo domani, dove siamo oggi.

LUIGI FINOTTO