lunedì 22 settembre 2008

MA DAI!!!!!...SI RIBELLANO!!!

Insomma si ribellano!
A Castelvolturno dopo una strage d’immigrati; a Treviso dopo l’ostentata e grossolana ostilità alla concessione di un luogo di culto alla numerosa comunità mussulmana e dopo le reiterate minacce a qualsiasi privato che volesse mettere a disposizione degli islamici uno spazio per la preghiera e infine, dopo che a Milano un cittadino italiano originario del Burkina Faso è stato sprangato a morte. Qualcosa si muove. Il tempo della passività sta finendo.
Vivere in questo paese senza esserci nati non è un buon motivo per subire in silenzio.
E’ una banale verità ma richiede un’azione decisa per essere affermata.
E’ giunto il tempo!
Prima che qualcuno o qualcosa, sia esso Stato o istituzione di altra matrice, si decidano di dotarti di diritti propri di una società civile e organizzata, comunque si possiedono Diritti naturali non frutto di donazioni o benevolenze altrui ma, del semplice fatto di esistere e di essere parte del mondo.
Nessuno stato, nessuna polizia, nessun esercito muoverà mai un dito per garantirti questi diritti e per difenderti quando qualcuno non li rispetta. E’ un compito tuo!
Gli africani massacrati in Campania, sono stati subito definiti spacciatori, prima ancora di chiamare assassini i loro carnefici, il ragazzo burkinabe ucciso a colpi di spranga è stato subito identificato come ladro, gli islamici che vogliono celebrare i loro riti, come terroristi o irrispettosi di altre fedi.
E’ chiaro che questa società, in questa fase storica, vuole creare le condizioni per non riconoscere ruolo e diritti agli altri e, soprattutto, per legittimare l’arbitrio, inquadrandolo di volta in volta o come legittima difesa o come riappropriazione di qualcosa di cui si è stati privati.
Tutto ciò non è forza ma sintomo di debolezza, sensazione di morte o di estinzione, timore forse terrore di essere soprafatti da qualcosa di cui si ha bisogno ma si ha anche ribrezzo.
Debolezza e schizofrenia sociale generano mostri che, agiscono quotidianamente!
Combattere i mostri e' un diritto oltre che un dovere. Una necessità
Il tempo dell’associazionismo filantropico, delle agenzie di servizi, delle varie carità cristiane o sindacali mostra,ormai,il fiato corto. Acquistare visibilità,corporeità:esserci per affermarsi e non delegare per attenuare il danno.
Queste giornate particolari insegnano questo e aprono nuove prospettive alle rivendicazioni dei migranti. Torna la centralità dei corpi vivi, delle azioni concrete, dei fatti.

LUIGI FINOTTO

1 commenti:

Paola ha detto...

Sono del tutto d'accordo che é un compito di ogni cittadino fare il suo dovere, difendere i diritti naturali...il fatto é che questo si riesce a fare se si capisce che esistono questi diritti e che nessuno deve calpestarli, come lo fa uno che parla da un certo potere e fa scaldare le acque e la gente...É anche da li che si impara, in questo caso, negativamente: “ROMA - «Io applico il fascismo e il cattolicesimo». Giancarlo Gentilini, il vicesindaco leghista di Treviso, ha svelato al quotidiano spagnolo El Pais a chi s´è ispirato per realizzare la sua politica di «tolleranza zero» verso immigrati, nomadi, prostitute, gay, lavavetri, ambulanti e graffitari che gli ha meritato una certa fama a livello nazionale. Gentilini, che s´è vantato di essere lo «sceriffo d´Italia» (tempo fa propose «la pulizia etnica degli omosessuali»), ha ammesso di «aver imparato dal fascismo l´ordine e la disciplina», insegnamenti che poi «ha applicato durante i suoi due mandati da sindaco». «Fui educato alla mistica fascista - ha confessato - l´amore per il tricolore, le leggi e il prossimo». Il vicesindaco di Treviso, ricordando i suoi 9 anni al collegio San Pio X, ha spiegato di ispirarsi pure «alle leggi del cattolicesimo», rispettando «la religione di Stato ed eliminando gli intenti di costruire moschee». E quindi ha proclamato di «applicare il vangelo secondo Gentilini», ovvero «la tolleranza a doppio zero e il rispetto delle leggi». Dopo aver ricordato «di non essere xenofobo», ha subito precisato, però, di «odiare le prostitute», e di «non tollerare i nomadi».