mercoledì 27 febbraio 2008

PSICOLOGIA MARCIA

Diffido da sempre di quelli che in nome di una presunta scienza o fantascienza, religione o elucubrazione spirituale d'altro genere, si mettono a ravanare nel mio cervello, cercando cause, effetti, legami, associazioni, dissociazioni: elaborando quadri magnifici o desolanti. Frantumando i miei atti, i miei pensieri, per farne un puzzle, in cui i pezzi mancanti, guarda caso, me li fornirebbero loro e non a modici prezzi (con fattura..ma solo se richiesta)
Tutte le scienze che attengono alla spiegazione, alla regolamentazione o codificazione dei comportamenti umani, sono quanto mai approssimative ma, di un’approssimazione che non tende alla costruzione di un dato incontrovertibile,appunto scientifico, piuttosto invece, alla creazione di uno spazio libero, in cui cimentarsi in scorribande oniriche, letterarie, operazioni bislacche e strumentali…..o peggio!!
Negli anni che furono ho letto ed anche con passione, Freud ed in misura minore Jung. Splendidi umanisti, grandi letterati, raffinati analisti della crisi di un particolare uomo della mittle Europa, archetipo del crollo inquietante di un’era, di un sistema di valori. Nessuno come loro ha saputo spiegare le premesse culturali ed emotive del mostro che era lì per venire: il nazismo
Uomini enormi e generosi, piccola e gretta la scienza che si rifa’ a loro!
Il movimento che più d’ogni altro caratterizza la Psicologia d’oggi, è la deriva. La scienza che avrebbe dovuto inabissarsi nelle ombre e nei punti oscuri, per riemergere come fascio di luce che spiega, che illumina, è ora invece, un macigno piatto, che da forma e colore (grigio) ed impone l’orizzonte (di comodo).
E’ una pseudo scienza molto conformista ed allineata, strumentale e superficiale.
Il suo luogo d’azione prediletto non è l’essere umano e la sua irriducibile e peculiare umanità ma, l’azienda: il luogo che produce e riproduce oggetti e relazioni, facendo leva, una volta, sulla forza fisica e mentale dei lavoratori, ora, invece, attingendo con spirito predatorio e”criterio scientifico” alle risorse emotive, psichiche, alle capacità relazionali.
E’ prassi che le assunzioni superino il vaglio di un”colloquio” con lo psicologo ed è normalissimo che le grandi aziende facciano un monitoraggio costante della “relazionalita'’”all’interno dell’azienda. E’ evidente che ogni ristrutturazione interna, per il suo carattere, spesso, riduttivo o distruttivo di diritti, presupponga un’attività di persuasione sottile, penetrante, invasiva. La coercizione può essere subdola: La storia ha dimostrato che quasi sempre, quando e’ palese ed esplicita, genera opposizione e conflitto, al limite, semplice ribellione ma se essa, riserva l’ultimo atto, quello della sottomissione, al sottomesso medesimo, perde il suo carattere violento e opprimente ed acquisisce il carattere della persuasione. La cura dell’”ultimo atto” è di pertinenza della psicologia, e degli strumenti di cui dispone.
Da fine a mezzo.
Ogni ristrutturazione, piccola o grande che sia, necessità di punti di svolta, di snodi: genera anche, inevitabilmente, criticità. Orbene, gli snodi, sono momenti di crescita spirituale, relazionale ed emotiva che, il singolo non può rifiutare, pena la sua inadeguatezza all’universo: le criticità del sistema sono null’altro che carenze caratteriali, gravi incompatibita’, falle che minano le fondamenta del nostro equilibrio.
Metto a posto l’azienda e, già che ci sono, ti miglioro o addirittura ti curo.
Il reddito che ti do è la tua salute e il tuo equilibrio col mondo.
Chiunque si è trovato in questi contesti, avrà sicuramente notato che la prima cosa che, immediatamente si evidenzia e si dichiara è il ripudio del conflitto, la sua riduzione a patologia. C’e’ invece(in offerta) una sorta di griglia di problemi possibili con percorsi chiari e brevi, per addivenire alla soluzione dei medesimi. Sono solo scosse d’assestamento per puntellare meglio l’edificio.
E’ un uso fraudolento di una scienza, è il tappo messo alla sua crescita ed evoluzione.
Perché è concesso a costoro che si pregiano dell’appellativo di psicologi, continuare a perpetuare questa mistificazione colossale? Perché non c’e’ traccia alcuna di presa di distanza e ripudio di questo tipo d’attività, da parte d’altri psicologi? Perché le istituzioni scientifiche ancora non si decidono a dichiarare la totale infondatezza scientifica ed il tradimento etico di un simile uso della Psicologia? …..Gia', perché?

Luigi Finotto

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