Nessun dubbio sul carattere propagandistico dell’iniziativa di taluni sindaci nel Veneto circa l’arbitraria apposizione, mediante ordinanza, di ulteriori limitazioni, oltre quelle previste per legge, all’iscrizione anagrafica di cittadini stranieri nei loro Comuni. Non mi soffermerò oltre su questo aspetto di carattere politico, bensì voglio sottolineare quello, ancor più inquietante, sul versante del diritto.
Come dovrebbe essere noto ai più, infatti, la nostra Costituzione riserva alla competenza esclusiva dello Stato la normativa su cittadinanza , stato civile ed anagrafi.
In nessun modo questa materia può risultare appannaggio del potere regolamentare o di ordinanza dei Sindaci.
Essi, infatti, agiscono nell’ambito dei servizi demografici come ufficiali del governo, ovvero sia, assumono semplici compiti di gestione di servizi che sono di piena ed esclusiva competenza statale. Ciò li obbliga, evidentemente, ad agire secondo i soli dettami della legge.
E la legge è molto precisa in un settore così delicato dell’attività amministrativa, nel quale si combinano disposizioni di rango costituzionale con diritti soggettivi pieni, universalmente riconosciuti alle persone.
Sia i compiti, sia le procedure da adottare in caso di iscrizione anagrafica di cittadini, di non comunitari e di comunitari, sono, per suddette ragioni, stabiliti sin nel dettaglio
Per i non comunitari il problema non si pone dato che, nel contesto delle procedure per l’ottenimento dei permessi di soggiorno, le Questure, in primo luogo, verificano la sussistenza dei presupposti di reddito, di lavoro e relativi alla sicurezza nazionale che non ostano al rilascio del documento di soggiorno, il quale, per sé stesso , risulta idoneo all’iscrizione alle anagrafi, secondo le medesime regole previste per i cittadini italiani.
Diverso è per i cittadini comunitari. Essi possono soggiornare nel territorio dello stato, con i loro familiari, senza alcuna condizione e formalità, per un periodo non superiore ai tre mesi . Invece il cittadino dell’Unione europea che intenda soggiornare per periodi superiori ai tre mesi, deve dimostrare di possedere un lavoro e risorse economiche sufficienti per sé e per i familiari, tanto da non pesare a carico dell’assistenza sociale e sanitaria del paese di dimora. Può permanere in Italia, inoltre, per seguire corsi di studio o di formazione professionale. Punto.
Queste sono le regole e ad esse si devono adeguare i sindaci in quanto ufficiali di anagrafe e con essi i dipendenti cui sia stata devoluta una delega in tal senso. Il resto sono solo chiacchiere, schiamazzi sconclusionati di chi vuole racimolare un pugno di voti facendosi beffe di ogni norma e regola. Non vi sono verifiche che le anagrafi possano fare sui precedenti penali, né in Italia né all’estero, dato che la prognostica sulla pericolosità sociale dei soggetti è prerogativa dei prefetti e dei giudici, non vi sono dinieghi preventivi possibili all’ iscrizione anagrafica, ma solo la successiva ed eventuale verifica , per i cittadini UE, che trascorsi tre mesi dal loro ingresso in Italia essi siano in grado di a mantenersi,
Ben gravi invece sarebbero le conseguenze della violazione da parte dei Sindaci delle norme statali in materia di anagrafe e stato civile. Esse sottopongono non solo l’ente, ma lo stesso ministero dell’Interno all’azione di risarcimento dei danni, ancora una volta a carico della comunità ed espongono l’Italia intera all’irrisione del resto d’Europa. Se si applicassero infatti i principi di reciprocità comunque vigenti in diritto internazionale, pensate a quanti italiani tornerebbero da Germania, Francia, Romania…
Insomma ce n’è abbastanza per ipotizzare reati quali l’abuso d’Ufficio, l’omissione di atti d’Ufficio, il non rispetto di trattati internazionali e direttive CEE. Credo, in conclusione, che, per il bene ed il prestigio del paese e per l’affermazione di un vero principio di legalità, corra l’obbligo, a questo punto, che le prefetture agiscano per il rispetto della normativa statale, procedendo ove ve ne fosse bisogno, all’attivazione delle procedure per la rimozione dei sindaci inottemperanti.
Roberto Del Bello
domenica 25 novembre 2007
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