La storia di un azienda di Musile di Piave ma, potrebbe trovarsi benissimo in un altro posto e...non sarebbe certo "fuori posto"
La Via Emilia è una strada lunga e stretta che taglia la campagna musilese: tanti campi coltivati, prevalentemente vitigni ma non ci sono solo coltivazioni, capita di vedere anche aziende, per lo più piccole e quasi sempre o prolungamenti delle abitazioni o addirittura parte delle abitazioni stesse. Ad un certo punto della via, precisamente al civico 6, si scorge uno stabile ad un piano, fatiscente e posto di fronte ad un canale, Mincio di levante. Al primo piano, ce’ una sorta di terrazzino con antenne paraboliche, abiti stesi, insomma un’aria vissuta: dato il contesto, vien da pensare ad abitazioni di fortuna, precarie, sicuramente date in affitto ad immigrati.
A toglierci ogni dubbio sulla natura di questo stabile, ci pensa una bella scritta a caratteri cubitali posta sulla parete della palazzina che recita: CROMATURA PIAVENSE.
Ebbene si, qui, al civico 6 di Via Emilia, in attesa che lo stabile crolli o sia dichiarato non agibile, c’e’ di tutto: appartamenti affittati e azienda.
Di cosa si occupa quest’azienda? Di chi è? e perché da diversi anni è oggetto d’attenzione?
La Cromatura Piavense srl da molti anni ha sede in via Emilia, è un’azienda di cromatura di metalli che, impiega nel proprio processo di lavorazione una sostanza estremamente pericolosa come il cromo esavalente. Ha 25 dipendenti, di cui 15 senegalesi e, alcuni di loro sono alloggiati nel piano superiore.
Colui che dagli atti ufficiali risulta esserne il titolare è deceduto un paio di mesi fa ma, si dubita e si è dubitato sul ruolo effettivo di questo personaggio. E’ assai più interessante capire, invece, i legami che sussisterebbero tra i presunti titolari dell’azienda ed una società, la Trentin & Boccato che ha aziende analoghe a Meolo e Castelfranco Veneto: era nota l’intenzione da parte di quest’ultimi di costruire e sostituire con una nuova struttura quella ormai fatiscente, in un terreno di loro proprietà.
Le prime attenzioni sull’attività’ di quest’azienda risalgono già al 2002, quando furono rilevati sversamenti non autorizzati nel vicino canale, al punto che c’erano già stati procedimenti penali, per i quali anche la Provincia si era costituita parte civile.
In seguito a questi fatti fu emessa l’ordinanza di divieto di utilizzo a scopo d’irrigazione, delle acque dei canali della zona, fu deciso anche il sequestro di una canaletta sotterranea, utilizzata per gli sversamenti che, confluiva nel canale Mincio: questa condotta venne, di fatto, sigillata sopra e ai lati, diventando una sorta di cisterna
Ad ulteriore testimonianza dei danni cagionati all’ambiente, risulta esserci una deliberazione della Giunta regionale del Veneto, datata 30/12/2005 che, prevede un’erogazione di un contributo di 56000 euro, per la bonifica dell’area di pertinenza dell’azienda.
Da allora, malgrado questi “intoppi”, tutto fila liscio, come se niente fosse accaduto.
Liscio fino al 5 Luglio.2007
In questa data vigili urbani e tecnici Arpav, su richiesta dell’amministrazione comunale di Musile, si presentano per un sopraluogo al fine (almeno ufficialmente) di installare dei peziometri per valutare lo stato della falda.
L’esito dei controlli è sorprendente: la canaletta sequestrata e sigillata a suo tempo, si è rivelata essere una vasca contenete almeno 8 metri cubi di un liquido giallo oro.
Le prime analisi dell’Arpav hanno accertato che si trattava di acqua ad altissima concentrazione di cromo esavalente, sostanza tossica e cancerogena, presente con valori 8 mila volte superiore a quella consentita dalla legge.
In conseguenza di questi fatti l’azienda è stata sottoposta ad accertamenti giudiziari e gli impianti, posti sotto sequestro dall’autorità’ giudiziaria, sono stati sigillati dalla Guardia di Finanza.
A questo punto della faccenda ha inizio il “caso Cromatura Piavense”.
IL comune convoca una conferenza con Arpav, Asl e consorzio di bonifica, al fine di valutare il da farsi, incredibilmente è assente l’Asl.
Il “fatto” che genera maggio apprensione è lo stato della falda acquifera e del canale Mincio: la falda fornisce acqua a diversi pozzi rurali ed è collegata al corso d’acqua (Mincio di levante) che successivamente si unisce al fiume Sile dove e’ collocata una zona di captazione di acqua potabile.
A discutere della questione sono, il comune di Musile, attraverso il sindaco Forcolin e L’Assessore Teso e l’Arpav, tramite i suoi tecnici
Mancano totalmente la popolazione di Musile , della zona di Via Emilia e i lavoratori. La gestione del caso è, perciò, solamente istituzionale.(Eccezion fatta per gli interventi, fuori del coro di Fiom e Rifondazione Comunista)
I lavoratori completamenti estranei ad ogni discussione, resi invisibile e azzerati completamente.
Eppure gran parte di loro, specialmente tra i migranti sono sindacalizzati con la Cisl e, sembra non destare particolare interesse il fatto che avessero disposizioni da parte della dirigenza, di dileguarsi in fretta e furia, in caso di controlli della Guardia di Finanza, come d’altra parte nessun ufficio o dipartimento dell’Asl 10 sembra interessato al loro stato di salute.
Inspiegabile che un numero di iscritti non esiguo non avesse eletto una RSU e che, mai, fino ad ora, ci sia stata una vertenza relativa alle condizioni di sicurezza e a quelle sanitarie.
Sul fronte ambientale, invece, col passare dei giorni, a tranquillizzare tutti ci pensa l’Arpav: le analisi successive infatti confermano che i danni all’ambiente ci sono: falde acquifere inquinate, canale Mincio inquinato anch’esso, ovunque presenze di nichel e cromo IV ma, tutto al di sotto della soglia di pericolosità.
L’Arpav non accenna minimamente al rapporto tra la sedimentazione di questi elementi nocivi nel tempo e la capacità di sopportazione delle acque prima, di essere considerate inquinate per legge.
In realtà, non c’e’ nulla di sorprendente in questi esiti:l’Arpav, ormai da qualche tempo recita lo stesso copione,costata le criticità ma ne ridimensiona l’impatto e la nocività, ponendosi oggettivamente come garante dello status quo.
Il Consiglio comunale in seduta straordinaria certifica la normalizzazione.
L’opposizione interroga la giunta, in modo asettico e formale, sullo stato delle cose e la giunta , attraverso l’Assessore all’Ambiente, Teso, snocciola dati e date, si attribuisce il merito di avere scoperto per tempo la potenziale bomba ecologica, sorvola,senza calcare eccessivamente la mano, sulle responsabilità della precedente amministrazione di centro sinistra e, incassa il silenzio assenso dell’opposizione e la parola fine sulla vicenda.
L’unico brivido della seduta ce lo regala l’Assessore, quando ,lapidario, c’informa che essendo l’azienda posta sotto sequestro, il problema dei lavoratori non sussiste in quanto ,orami non sussistono più neanche loro.
Il resto è ancora in corso: la bonifica del sito è stata effettuata dall’impresa stessa sotto lo sguardo di un paio di vigili urbani, l’impresa ha, di fatto, cessato di operare ed i lavoratori attendono ancora il loro destino, fermo restando il fatto che non c’e’ ancora uno straccio di ufficio dell’ASL o altro che si sia ancora degnato di valutare le loro condizioni di salute.
A Musile, ormai, si parla d’altro: ponti,traffico, sicurezza ecc ecc.
Eppure questa baracca di azienda che imponeva condizioni di lavoro e sicurezza che gridano vendetta era quanto mai attuale ed aggiornata: emblematica.
Aveva acquisito il territorio circostante ,quasi a mo’ di usufrutto, per adibirlo a discarica privata, contando sulla benevola distrazione di una popolazione, di piccoli produttori, culturalmente affine;
aveva intrapreso moderne relazioni sindacali, elevando il sindacato stesso a mediatore, certificatore e persino,collocatore; allineamento da manuale alla Bossi Fini, alloggio e silenzio in cambio di lavoro e del diritto a soggiornare per continuare a lavorare. Questo lo ha ben compreso l’assessore Teso, nel momento in cui ha dichiarato che non essendoci più l’impresa e quindi il lavoro , non aveva più alcun senso ne valenza giuridica, parlare degli immigrati.
LUIGI FINOTTO
mercoledì 24 ottobre 2007
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