giovedì 6 settembre 2007

IMMIGRATI E SICUREZZA:REALISMO E STATO DI DIRITTO

Si fa un gran parlare d’immigrati, di delitti e di sicurezza: le tre cose sono ovviamente correlate, nella vulgata mediatica.
Quando penso agli stranieri, a quelli che osservo nella mia città, ho come la sensazione di vivere in un altro paese e non in questo, devastato, secondo tutti i media, dall’invasione criminale degli alieni extracomunitari.
Qui, a San dona’sono all’incirca tremila, su una popolazione di quasi 40 mila persone: tanti?pochi? Non saprei dirvi. So solo che quando penso a loro mi vengono in mente tre gruppi che forse, ma non ne sono certo sono i tre i più numerosi: bangladeshi, senegalesi e ucraini.
Personalmente sono contento che ci siano: sono laboriosi, corretti ed ho la netta impressione che se sono qui è perché sono indispensabili alle nostre economie e alle nostre famiglie. Li vedo per strada ed in quel momento, capisco cosa vuol dire, in concreto, pluralità culturale, riesco persino a dare un significato alla parola: cultura.
La prima cosa che noto e’ che loro (specialmente senegalesi e bangladeschi) camminano, noi, invece, “andiamo” da un posto all’altro. Dalle loro movenze è evidente che l’orologio, per loro è solo uno dei modi per misurare il tempo; nei comportamenti, la distinzione tra uomo e donna è netta, per la donna, a volte, è sudditanza, ma spesso è anche distinzione. Non mi risulta che siano dediti ad attività criminali, anzi, spesso sono vittime di una certa criminalità economica(lavoro in nero,divieto di sindacalizzarsi,violazione delle norme sulla sicurezza), perfettamente accettata e giustificata dal nostro modello di sviluppo. Le ucraine, schive e sempre in gruppo, mi sorprendono per la loro età media, abbastanza alta. Ho visto donne di 60 anni, giunte in Italia da poco e, mi chiedo, come sia possibile a 60 anni emigrare. I senegalesi e bangladeshi sono giovani ed ho l’impressione, conoscendone qualcuno, che non siano qui per bighellonare ma che abbiano progetti molto precisi per se e per le loro famiglie che, abbiano l’intento di ricongiungere a se, almeno la cerchia più stretta dei loro familiari, quindi, deduco che, abbiano sicuramente la convinzione che questo sarà il paese del loro futuro, del loro tentativo di emanciparsi dalla povertà e dall’esclusione.
Non mi sembrano neanche del genere”comandi sior paron”, avrebbero una tendenza alla sindacalizzazione e, in ogni modo, manifestano molta attenzione verso i loro diritti.
Insomma non mi sembrano parassiti o criminali o avvezzi ad attivita’fastidiose e moleste.
Lo ammetto: ho una predisposizione “genetica” nel non vedere nello straniero il nemico e l’usurpatore, per cui, potrei anche essere condizionato da questo, nelle mie valutazioni.
Ciò che vedono i giornali esiste, non lo metto in dubbio, ma, esiste anche altro che loro evidentemente non vedono o forse non lo reputano notiziabile.
Legare l’immigrazione all’illegalità ed al crimine è diventato praticamente un assioma, un vero senso comune.
E’ una percezione quasi di massa e, sarebbe assurdo ridicolizzarla, considerarla con sufficienza o come un esclusivo effetto dei media.
La percezione diffusa di una sensazione è una “realtà” da rispettare e con cui fare i conti.
Ogni valutazione e proposta concreta deve poter intervenire da subito ed in maniera incisiva su questo dato di fatto, per quanto, possa essere considerato non veritiero o eccessivo.

Qualche valutazione.
I dati ufficiali affermano che gli omicidi e gli atti particolarmente efferati non sono aumentati anzi, sarebbero in leggero calo rispetto al passato. Gli omicidi in Italia, hanno, invece, una caratteristica particolare: in prevalenza hanno una matrice domestico-familiare.
E’ un dato inquietante: ci si ammazza in famiglia, tra parenti o amici.
Alcuni di questi omicidi si distinguono per la brutalità feroce e dal punto di vista geografico, sono collocati soprattutto al Nord: nel meridione la malavita organizzata invece è la prima causa delle morti violente.
C’e’ un aumento della criminalità diffusa o microcriminalita’anche se non nelle dimensioni che ci si potrebbe aspettare dal risalto mediatico. C’e’ un aumento dei furti nelle abitazioni e dello spaccio di stupefacenti ed, in questo genere di crimini, si registra indubbiamente una percentuale considerevole di stranieri non regolari, cosiddetti clandestini: la percentuale di stranieri regolari condannati ed in carcere è, invece, simile a quella degli italiani.
Un dato oggettivo è, perciò’, che un immigrato regolare di norma non è assolutamente pericoloso, non più di un italiano medio: gli stranieri regolari in Italia sono poco più di tre milioni e, quasi tutti, sono ex clandestini regolarizzati (nel corso di un decennio). Il dato politico è assai significativo: la regolarizzazione, l’accettazione da parte dell’immigrato di un sistema di regole, che prevede diritti ed impone doveri è.di per se, un antidoto alla criminalità. Una persona che lavora, che chiede il ricongiungimento del resto della sua famiglia, che manda i figli a scuola, che accende un mutuo per acquistare una casa, ha un progetto di vita e non una finalità criminale.
Il nesso criminalita-clandestinita’ deve essere affrontato senza demagogia, terrorismo psicologico, strumentalizzazioni e pulsioni xenofobe:affrontatato politicamente con lungimiranza
.
E’ ovvio che se si rende una condizione umana e materiale(clandestinità), un reato, inevitabilmente coloro che si trovano in quest’assenza totale di regole, al di fuori della possibilità di rientrare in un circuito legale, potranno essere in balia d’atteggiamenti predatori e aggressivi verso l’ambiente circostante.
Quelli che propongono soluzioni drastiche e finali, come l’espulsione coatta di massa, sbatterli in galera tutti, sparargli addosso quando si avvicinano alle coste, sanno bene di pretendere cose tecnicamente irrealizzabili e giuridicamente inammissibili in uno stato di diritto: fanno demagogia, cavalcano la tigre, capitalizzano politicamente tutti i mal di pancia e le rabbie che hanno provocato ad arte. Oserei affermare che hanno tutto l’interesse affinché la situazione rimanga tale, sempre sul punto di esplodere. L’indotto della paura da di che vivere a molti. L’’industria della sicurezza è fiorente più che mai: porte blindate, telecamere, sistemi di sicurezza, vigilanza privata ecc ecc.
Quante carriere politiche sono state costruite sulla questione della sicurezza, dei clandestini, degli extracomunitari?
Queste considerazioni però non intendono assolutamente eludere la questione, né tanto meno spostare l’attenzione su altri aspetti, subordinati alla principale .
Il rapporto clandestinità -microcriminalita’/criminalità esiste, è nei numeri, nei dati di fatto.
Sarebbe un po’ ridicolo negarlo.
Per come la vedo io, sono due i versanti su cui intervenire
Uno è politico e l’altro è giudiziario
Per quanto riguarda il primo punto bisognerebbe agire affinché la sussistenza di una serie di condizioni”virtuose” possa consentire sempre la regolarizzazione per chi è in Italia da “sans papiers”, superando così, la logica delle sanatorie e delle emergenze; facilitare i ricongiungimenti familiari, anche come forma di sanatoria per chi dimostra di avere propri congiunti nel nostro territorio ; passare dallo jus sanguinis allo jus soli, per quanto riguarda il sistema di trasmissione della cittadinanza alla nascita(L’italia è uno degli ultimi paesi occidentali che legano l’attribuzione della cittadinanza alla nascita, alla semplice e pura appartenenza genealogica,altrove come in Francia e negli USA,si acquisisce la cittadinanza del luogo dove si nasce)
Queste misure, insieme con altre, renderebbero l’ampio popolo degli irregolari, non una moltitudine di sbandati senza arte ne parte, che campano nell’attesa messianica di un atto magnanimo e sanante ma, piuttosto, un insieme di persone che hanno stimoli e incentivi ad avere una condotta socialmente accettabile in quanto premiale.
Dal punto di vista giudiziario e investigativo, secondo me, si registra un incredibile ritardo, nella conoscenza dei fenomeni criminali non autoctoni, operanti in Italia.
Si può tornare indietro fino agli anni della mala del Brenta per trovare le prime incursioni organizzate delle bande provenienti dai balcani: la stessa banda Maniero si alleò con il crimine di matrice balcanica, sia per approvvigionarsi d’armi sia per riciclare il denaro sporco.
La guerra civile nell’ex Jugoslavia, riversò sul mercato del crimine una quantità gigantesca d’armi d’ogni tipo ed anche di”professionisti” pronti a capitalizzare le esperienze e le abilità acquisite in guerra. Le guerre balcaniche hanno prodotto non solo disgregazioni di popoli e territori, devastazioni umanitarie, collassi economici ma anche, mafie organizzate che hanno saputo trarre profitti dagli ampi spazi che concedono un economia di guerra e un’implosione devastante di sistema.
Hanno riempito gli arsenali della nostra delinquenza, hanno schiavizzato e deportato lungo le strade delle nostre città, migliaia e migliaia di giovani donne, per alimentare in continuazione il mercato della prostituzione, hanno gestito e controllato i flussi migratori da quei paesi verso l’occidente.
Le mafie kossovare, albanesi, croate, turche, hanno, di fatto, agito come un vero ufficio immigrazione.
E’ impensabile ed ingenuo ritenere che questi atti di criminalità diffusa, siano gesti estemporanei, frutto magari di una propensione alla barbarie d’alcuni gruppi etnici. Questi delinquenti che agiscono in maniera organizzata, sono articolazioni di bande più ampie, chiaramente di matrice mafiosa che, reclutano prevalentemente a monte, ossia nei paesi d’origine.
Malgrado questo, ancora oggi, l’attività’ d’indagine è frammentata, episodica: c’e’ un enorme spreco di risorse ed energie investigative, semplicemente per catturare l’ultimo anello della catena, quello che ha premuto il grilletto.
Perché non si riconosce ancora il carattere organizzato di questi crimini?Perché non c’e’ alcuna forma di coordinamento tra le procure che indagano su questi efferati atti? Non sarebbe il caso di avere, addirittura una sorta di procura unica che si occupi delle varie mafie straniere operanti in Italia e dei loro legami qui?
Un’attività d’indagine coordinata, incisiva, discreta, dotata di adeguati mezzi normativi e finanziari, di contatti internazionali, riuscirebbe sicuramente in un tempo ragionevole ad avere un quadro chiaro della situazione, una capacità d’intervento mirata ed efficace che, potrebbe ridimensionare il fenomeno criminale legato alla presenza di immigrati irregolari, in termini fisiologici.
L’impiego spettacolare delle forze dell’ordine o il ricorso a provvedimenti singoli, tanto eclatanti quanto sterili, ha solo una valenza propagandistica. L’effetto popolare e populista di queste misure consiste solamente nella cedola che, periodicamente staccano quelli, che hanno investito nel titolo, "sicurezza-immigrazione-criminalita’".
E’ esemplare, a tal proposito, la questione romena.
Molti dei fatti incresciosi di quest’ultimo periodo coinvolgono cittadini rumeni, tra l’altro non più da considerare extra-comunitari. Negli ultimissimi anni la comunità rumena è diventata la più numerosa tra quelle presenti in Italia. Non è assolutamente nell’ordine naturale delle cose che all’incremento della presenza di una comunità, corrisponde, quasi con proiezione aritmetica, l’impennata di furti e violazioni di legge d’ogni genere, legate proprio ai soggetti di quel particolare gruppo. E’ evidente che c’e’ qualcosa d’importante da capire: qualcosa che, evidentemente ancora sfugge e, forse, non è neanche degno d’adeguata attenzione.
Realismo e stato di diritto sono e rimangono le coordinate di riferimento

LUIGI FINOTTO”KAMO”

1 commenti:

Francesco Candeliere ha detto...

Ciao Luigi e complimenti per il blog.Questo post, in particolare, dimostra molta cultura e buon senso.Sono convinto pure io che non bisogna nè generalizzare nè pensare che la criminalità sia frutto solo degli stranieri,anzi....Quello che invece io sostengo è che la criminalità vada combattuta con fermezza e con decisione dallo Stato qualsiasi colore essa abbia (non approvando indulti).Chiaro che anche una limitazione dei flussi migratori potrebbe essere una soluzione.Il nostro precario sistema economico ha grossi limiti nell'assorbire numeri indiscriminati di extra comunitari.Continuando così finiremo per non garantire diritti nemmeno a quella maggior parte di stranieri che veramente vogliono lavorare e farsi una vita onesta.Ho spesso riflettuto su un fatto:noto che nonostante l'Italia sia fondamentalmente un paese catto-comunista difficilmente riusciamo a trovare brillanti menti stranieri nella nostra pubblica amministrazione o in alcuni posti di prestigio..Caro luigi sono convinto che il razzismo in Italia esiste e purtroppo è razzismo stupido.Da noi lo straniero non può perche regna il nepotismo non la meritocrazia. Pensa che il rettore dell'Università di Vienna è Teheran!!! eppure in Austria non esistono irregolari o sono rari.
Anche il tema immigrazione è gestito tipicamente all'italiana, ecco perchè trovi tante contraddizioni ed ecco perchè nella cattiva gestione del fenomeno regna l'ignoranza.
A presto,passa dalle mie parti