lunedì 3 settembre 2007

Eritrea:Nazionalismo e costruzione di una nazione

Anche se l’Eritrea, nei suoi confini attuali, è stata definita tramite il colonialismo italiano, è importante ricordare che la storia della sua gente non è cominciata con la colonizzazione italiana. La gente eritrea ha avuto una sua storia e civilizzazione, sue leggi e sistemi amministrativi prima del colonialismo. Ha avuto proprie attività politiche, economiche, sociali e culturali.
I successivi dominatori coloniali nel corso degli anni hanno influenzato la vita e i sistemi amministrativi dell’Eritrea, ma non li hanno distrutti. I colonizzatori hanno lasciato tracce della loro eredità; allo stesso tempo, la tradizione eritrea, benché subisse cambiamenti e modificazioni, ha conservato le caratteristiche di base, che sono state trasmesse attraverso le generazioni. Quindi per capire completamente la situazione attuale e il programma del nostro paese per il futuro, è fondamentale capire le dinamiche all’interno della società eritrea, oltre che le eredità dei vari colonizzatori.
Il colonialismo italiano è durato cinquanta anni. Non ha completamente cambiato la società eritrea, né la sua influenza è risultata distribuita uniformemente. Tuttavia non può essere negato il suo effetto durevole sulla storia dell’Eritrea. Il colonialismo italiano, come tutti i colonialismi europei, stabilì forzatamente i confini dell’Eritrea; sottoponendo tutta la gente ad una gestione all’interno di questi confini, ha aperto un nuovo capitolo nella storia dell’Eritrea.
Usando le capacità italiane, ma contando principalmente sulle risorse umane e materiali dell’Eritrea, il colonialismo italiano ha costruito città e porti, strade principali e ferrovie, fabbriche e fattorie moderne. Ha introdotto la coscrizione. Inoltre, ha generato le condizioni per le quali i cittadini eritrei da tutti gli angoli del paese sono stati messi nelle condizioni di muoversi e conoscersi, costituendo così anche esperienze comuni. Il limite dell’influenza coloniale può variare da un posto ad un altro (alcuni potrebbero non esserne stati toccati), ma l’aumento dell'interazione fra eritrei, unito con la loro reazione all’aumentare dell’oppressione italiana e al razzismo, hanno posato i semi della coscienza nazionale eritrea.
L'istituzione della prima associazione politica moderna Eritrea, Mahber Fikri Hager (amore del suo paese), alla conclusione dell'era coloniale italiana e l’arrivo dei Britannici, è una chiara testimonianza della coscienza nazionale. La Gestione Militare Britannica in Eritrea è stata provvisoria e di breve durata, lasciando così un’eredità limitata. In ogni caso la Bma incrementò le opportunità di studio e permise attività politiche e libertà d’espressione, secondo la tattica del “dividi e governa„, essa si sforzò di generare divisioni fra la gente dell’Eritrea.
Pose le basi affinché si realizzasse il piano Etiopico-Americano di rifiuto alla gente eritrea del diritto all’auto-determinazione. La gestione britannica inoltre distrusse parecchie imprese economiche eritree e molte infrastrutture. Durante la dominazione britannica, l’allora nascente movimento nazionalista eritreo non ha potuto ne combattere la cospirazione covata contro l'Eritrea ne preservarsi dalla disunione. Quello che n’è conseguito è stata la dominazione coloniale etiopica la cui crudeltà non ha avuto uguali nella storia dell’Eritrea.
All'inizio il colonialismo etiopico in Eritrea non era né diretto n’evidente. Questo perché le condizioni interne così come quelle esterne in Eritrea non erano direttamente riconducibili alla dominazione etiopica. E’ sotto il pretesto della risoluzione, promossa dagli Usa, delle Nazioni Unite sulla Federazione nel 1952 che è iniziata la dominazione etiopica. Il periodo della federazione (1952-1962) ha testimoniato l'erosione dell’indipendenza interna dell’Eritrea, l’espansionismo aggressivo della dominazione etiopica e lo sviluppo della resistenza eritrea.
Una delle più significative realizzazioni di questo periodo è stato l'aumento visibile della nostra lotta nazionale, che era cominciata negli anni quaranta: l'emergere dei movimenti degli operai e degli studenti e in particolare, dell'istituzione e dell'espansione del Movimento di Liberazione dell’Eritrea (Mahber Showate). L'Etiopia coloniale era, secondo tutti i punti di vista, più arretrata dell’Eritrea. Di conseguenza non c’era niente che l'Etiopia potesse costruire o migliorare in Eritrea; ha soltanto distrutto. Con grossolane misure repressive ha insidiato sistematicamente la vita politica, economica, sociale e culturale degli eritrei.
Ha sradicato la democrazia politica allora germogliante in Eritrea e ha portato un periodo di crudele dittatura. Distruggendo l'economia e le infrastrutture, l'Etiopia ha riportato indietro l’Eritrea di 30-40 anni. La peggiore, più difficile e più insolubile, eredità coloniale che l'Etiopia ha lasciato, tuttavia, è stata la cultura arretrata e corrotta della sua classe dirigente. Determinate caratteristiche della cultura eritrea di cui eravamo fieri, quali la disciplina, l'onestà, la forte etica del lavoro, l’iniziativa, l’inventiva, l’autosufficienza e il detestare la dipendenza, lasciarono il posto alla corruzione, alla truffa, alla pigrizia e alla dipendenza dall’ elemosina, durante la dominazione coloniale etiopica, specialmente nelle aree urbane.
L'Etiopia ha potuto mantenere un paese più sviluppato e più avanzato, l’Eritrea, sotto il giogo della sua dominazione per quaranta anni principalmente grazie al supporto delle grandi potenze mondiali, in primo luogo gli Stati Uniti e successivamente, l'Unione Sovietica. L’enorme supporto che ha ricevuto l’Etiopia ha prolungato la dominazione coloniale etiopica e la sofferenza della gente dell’Eritrea e reso il prezzo dell’indipendenza assai superiore a quanto sarebbe stato diversamente. Questo sostegno illimitato all'Etiopia da una parte e l'isolamento della rivoluzione eritrea dall’altra, ci ha indotto a contare esclusivamente sulle nostre risorse e ha stimolato l’inventiva e l'ingegnosità in tutti i campi.
Non è un’esagerazione affermare che questo ha provocato l'istituzione di una delle lotte di liberazione più sviluppate al mondo, che ha contribuito notevolmente alla ricostruzione nazionale dell’Eritrea. La lotta di liberazione dell’Eritrea all’inizio non è avanzata bene. Quando, nel 1961, il Fronte di Liberazione dell’Eritrea (ELF) ha cominciato la lotta armata ha interpretato il desiderio della gente eritrea. Tuttavia la prospettiva dell’ELF e il metodo non erano favorevoli all'unità della gente dell’Eritrea, ne erano utili alla costruzione della nazione e al successo della lotta.
L’errore fondamentale dell’ELF è stata di indulgere nelle divisioni della società eritrea seguendo linee etniche, religiose e regionali, fomentando tali divisioni invece di favorire la mobilitazione di tutto gli eritrei. Ci sono stati da allora tragici sviluppi politici in Eritrea, tuttavia la tendenza a sfruttare le differenze nella popolazione eritrea per piccoli e contingenti vantaggi politici e giocare così su atteggiamenti culturalmente e mentalmente ristretti non è sparito dalla politica eritrea. Quelli che hanno utilizzato al massimo questo genere di politica di divisione sono stati i dominatori etiopici. Rendendosi conto di non poter sconfiggere la gente eritrea con le pallottole e la potenza di fuoco, non si sono risparmiati, fino al giorno della loro fuga, nel seminare la discordia fra la gente eritrea, mettendo una parte contro l’altra.
Negli anni sessanta hanno bruciato le moschee, mentre hanno risparmiato le chiese. Successivamente hanno provato a strumentalizzare gli abitanti dei bassopiani, creando fittizie divisioni con gli altri eritrei. Si sono applicati senza sosta nella loro politica che divide fino ai più bassi livelli sociali, generando conflitti fra i villaggi e perfino fra la gente all'interno di uno stesso villaggio. Il Movimento di Liberazione dell’Eritrea e in particolare il Fronte di Liberazione Popolare Eritreo (EPLF) sono riusciti a contrastare gli intrighi degli etiopici e dei loro collaboratori eritrei, coltivando il nazionalismo e l'unità fra la gente d’eritrea.
L’EPLF ha generato un ambito di lotta in cui tutti gli eritrei che si erano opposti alla dominazione coloniale ed erano desiderosi d’indipendenza, potevano partecipare indipendentemente dalla loro religione, lingua, origine etnica, classe e tipo. L’EPLF si è trasformato in una casa comune per le centinaia e le migliaia di eritrei che sono venuti dalle aree urbane e rurali, dalle regioni della pianura e dell'altopiano e dalle località più distanti. Ha alimentato il nazionalismo degli eritrei e ha posto le basi per l’unità nazionale, escludendo tutti gli atteggiamenti di divisione e di ristrettezza mentale. Ha insegnato, diffuso ed esercitato l'uguaglianza tra tutti i cittadini. In tutte le sue politiche e azioni, l’EPLF ha coltivato il nazionalismo inclusivo e l'unità della gente eritrea.
Attraverso una storia di cento anni d’esperienza coloniale e soprattutto dalle proprie attività storiche, la gente d’Eritrea si è trasformata in un popolo, composto di molti gruppi etnici, linguistici e molte culture. Il viaggio di costruzione di una nazione è lungo e complicato. Anche se le basi del nazionalismo eritreo sono state piantate saldamente con la nostra lotta lunga di liberazione, deve ancora essere completato. La popolazione Eritrea, la cui unità è radicata in una lunga tradizione di coesistenza pacifica e armoniosa ed è stata rinforzata attraverso la lunga lotta, è una delle popolazioni più unite fra le società con strutture sociali simili.
Per effetto di quest’unità è stata realizzata la vittoria e, quindi la pace e la stabilità ora prevalgono nell’Eritrea indipendente. L'istituzione del governo dell’Eritrea riflette e rinforza quest’unità d’ampio respiro. Abbiamo esplorato brevemente la storia centenaria del popolo eritreo. Durante quel secolo la naturale storia della gente Eritrea è stata interrotta dal colonialismo. Gli eritrei hanno vissuto l’oppressione coloniale, compreso il peggior genere di razzismo fascista. Diversamente dagli altri popoli colonizzati, agli eritrei è stato negato il diritto all’indipendenza.
Inoltre mentre la gente similmente oppressa che ha condotto lotte di liberazione, stava ottenendo un largo supporto internazionale, la gente eritrea è stata obbligata a condurre da sola la propria lotta, contro un nemico sostenuto a livello internazionale. Questa lotta è stata considerata da molti osservatori come inutile e sconsiderata. La gente eritrea è emersa vittoriosa da questa prova molto difficile. La pesante potenza di fuoco non l’ha indebolita; al contrario l’ha indurita e ha rinforzato la sua determinazione. Ha guadagnato solo così l'indipendenza e la sovranità.
In parecchi paesi in cui sono state condotte lotte nazionali di liberazione, all’indipendenza sono seguiti conflitti e a volte guerre civili. In Eritrea, tuttavia, grazie alla forte unità nazionale, sviluppata con la lotta ed una gestione politica matura, la pace, e la stabilità hanno prevalso. E’ stato stabilito un governo, di ampio respiro e di sostegno popolare, per un periodo di transizione. Le transizioni sono solitamente difficili, ma l’Eritrea sta trovando rapidamente le soluzioni ai problemi incontrati durante questo periodo. Con grandi speranze, il paese si è orientato verso la difficile sfida dello sviluppo di una società moderna e stabile. Dire che il Fronte di Liberazione Popolare Eritreo (EPLF) ha dato il maggior contributo alla grande vittoria della gente eritrea, è soltanto dichiarare un fatto storico.
Come già è stato accennato, in Eritrea, la lotta armata era in uno stato di crisi e quindi vicino alla sconfitta verso la fine degli anni sessanta e nei primi anni settanta. Quello che ha dato nuova vita alla lotta, è stata l'istituzione dell’EPLF. E’ stato l’EPLF quello che ha attuato la rivoluzione. Sfidando e fronteggiando le campagne militari, sostenute dai sovietici, dell'esercito più grande dell‘Africa nera(l’esercito etiopico), ha realizzato una storica vittoria militare finale, stabilito un vasto fronte nazionale e fatto della partecipazione popolare una realtà, organizzato un referendum in modo che l'indipendenza fosse il risultato di una scelta libera e legale della gente eritrea e non una mera vittoria militare: ha posto solide fondamenta per l’indipendenza dell’Eritrea e i suoi rapporti internazionali.
L’EPLF ha realizzato con successo gli obiettivi di base per la quale ha iniziato: l’indipendenza e la pace per l’Eritrea. Come Fronte di Liberazione ha compiuto la sua missione con un successo indiscutibile. L’EPLF, tuttavia, non ha mai perseguito l'indipendenza come fine a se stessa, ma piuttosto come presupposto per lo sviluppo della società democratica e moderna in cui la giustizia e la prosperità fossero gli elementi prevalenti. Considerato che l’EPLF è un'organizzazione politica che abbraccia tutte le componenti della popolazione eritrea ed è vocata all’ unità nonché ricca di esperienza,e’ da ritenere che abbia la capacità di dare un grande contributo allo sviluppo dell’Eritrea. Tuttavia questo nuovo capitolo e le nuove sfide in attesa richiedono nuove strutture organizzative, nuovi meccanismi e direttive. Questa nuova struttura non può essere separata e prescindere dalla ricca esperienza del passato.
Deve essere costruita sulle forti fondamenta già stabilite dall’EPLF. Deve ereditare e migliorare le politiche e le pratiche esemplari sperimentate dalle vicende precedenti e contemporaneamente, evitare le debolezze e le imperfezioni passate e attuali. Deve elaborare programmi politici, strutture organizzative e procedure di lavoro che siano adatti alle nuove esigenze di questo nuovo capitolo. La nuova struttura deve considerare la natura della nostra società, della relativa fase inerente allo sviluppo e delle lezioni apprese dalla esperienza precedente così come dalle alte esperienze affrontate nel terzo mondo.
Affinché questa nuova struttura sia costruttiva e diventi equa rispetto alle esigenze di questa nuova fase, deve essere il risultato un movimento d’ampio respiro, che abbracci tutti i patrioti e gli eritrei democratici, in alternativa ad un tipo d’organizzazione con base ristretta. La maggior parte dei membri dell’EPLF hanno un forte impegno nel progresso del paese, per la cui indipendenza si sono fortemente battuti e sacrificati Quindi è naturale che diventino parte attiva nel movimento, come altri che amano il paese e la sua gente, ma sono stati al di fuori dell’EPLF a causa degli sviluppi della lotta di liberazione o per altri motivi.
Durante questa nuova fase di costruzione politica, economica, sociale e culturale della nazione, mentre stiamo costruendo un movimento politico allargato per guidare efficacemente il nostro viaggio futuro, dobbiamo chiarire i nostri obiettivi di base e i mezzi con cui realizzarli. Siamo risultati vittoriosi, nonostante tutte le difficoltà e pericoli, perché come movimento di liberazione e come popolo, abbiamo avuto chiarezza e visione comune degli obiettivi d’indipendenza e di pace; anche oggi dobbiamo avere una visione progressiva dell’Eritrea e della sua gente ed è ,di massima importanza che una tale visione entri nei cuori e nelle menti di tutti gli eritrei in modo da tale da poterla organizzare e tentare di realizzare
2)La nostra visione di un’Eritrea futura
Cosa vogliamo noi, come nazione e popolo, in questa fase? Poiché abbiamo convertito i sogni di pace e d’indipendenza di ieri in realtà, quali sono i sogni odierni che vogliamo convertire in realtà? In breve quale è la nostra “visione”? La nostra visione è che l’Eritrea si trasformi in un paese in cui la pace, la giustizia, la democrazia e la prosperità prevalgano. La nostra visione è di eliminare la fame, la povertà e l'analfabetismo dall’Eritrea. La nostra visione è che l’Eritrea conservi la sua identità e unicità, sviluppi l'impegno per la cura della Comunità e della famiglia, e avanzando economicamente, educativamente e tecnologicamente, si ritrovi fra i paesi sviluppati. La nostra visione è che la società eritrea sia conosciuta per l’armonia fra i suoi diversi settori, uguaglianza, amore per il paese, umanità, disciplina, duro lavoro e amore per la conoscenza, rispetto per la legge, l’ordine, l’indipendenza e l’inventiva. La nostra visione è quella di realizzare pacificamente i miracoli di una nazione in costruzione, come abbiamo fatto nella guerra di liberazione.

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