venerdì 14 settembre 2007

APPUNTI SUL CORNO D'AFRICA:CAUSE E SVILUPPI DI UNA CRISI EMBLEMATICA

L’11 settembre è passato, con tutta la sua tronfia retorica sulla lotta al terrorismo.
Che dire? Com’e’ lo stato di distruzione dei committenti del terrore o presunti tali?
In Afganistan ed in Iraq le cose non vanno bene. In Iran e in Corea del nord si arranca: un giorno si discute su come accordarsi con loro ed un altro su come raderli al suolo, nel dubbio, intanto, teniamoli nella lista nera, tra gli stati canaglia. E’ un elenco che gli statunitensi aggiornano e poi inviano, presumo, via fax ai vari ministeri degli esteri del globo, affinché adeguino la loro politica estera.
Or bene, la novità è che il suddetto elenco potrebbe essere allungato di un’unità da un momento all’altro
La new entry dovrebbe essere l’Eritrea, si avete capito bene!!
La notizia è ufficiale, l’annuncio è del dipartimento di stato
Il vecchio John Wayne non è tipo che parli per far prendere aria alle tonsille, tuttaltro!!
Loro si, che si occupano dell’Africa e nella fattispecie di ciò che accade nel Corno d’Africa: è vero, sono rozzi e superficiali ma la carta geografica la conoscono bene e, sanno benissimo che la guerra è la distanza più breve che ci sia tra il loro interesse e la più vicina delle loro basi. Semplice, vero!!!!
L’uovo di colombo dell’americanismo in fin dei conti è tutto qui: la linea dell’orizzonte.
Per loro non è una striscia lontana, una bussola, un riferimento, piuttosto è una linea che li attraversa.Sono empirici, pragmatici: “Vedo una cosa, quindi la sto gia toccando”, ”ho un obiettivo?Sarà l’ultima tappa di ciò che sto facendo”
Ma come mai nella loro agenda, nel loro orizzonte è entrata la minuscola Eritrea (4 milioni d’abitanti e meno di 120 mila km quadrati)?
In realtà il loro interesse riguarda la vasta area dell’Africa orientale che potremmo allargare in questo caso anche al Sudan.
L’Eritrea è indipendente dal 93 e, malgrado diversi tentativi di porre basi lungo le sue coste o di recuperare vecchie posizioni militari che gia gli USA avevano al tempo in cui qui comandava il Negus, non è stato raggiunto alcun accordo in merito.
Inaccessibili sono rimaste le ancora più lunghe e appetibili coste somale, cuneo formidabile inserito tra l’oceano ed il Mar Rosso
Il Sudan, novella potenza petrolifera, è una sorta di provincia distaccata della Cina, in odor d’integralismo
Rimane quindi solo l’Etiopia, da sempre fornita di uno dei più valenti eserciti africani, grande paese con più di 70 milioni di persone.
Le benevoli attenzioni degli USA ovviamente si sono rivolte all’Etiopia e indirettamente anche quelle dei grandi investitori privati e soprattutto degli organismi internazionali, quelli legati al Whashington Consensus, ossia Fondo Monetario, Banca Mondiale.
L’Etiopia è anche il paese “Cristiano per eccellenza” della zona, sia per storia sia per consistenza numerica dei copti cristiani, pur essendoci una presenza mussulmana del 40 per cento almeno.
L’Africa Orientale, basta osservare la carta geografica, è una sorta di ponte naturale verso il mondo arabo, il medio oriente e l’India stessa.
Questa è una caratteristica culturale ed etnica, prima ancora di essere un dato geografico: ad esempio, la lingua somala, contiene molti termini che si rifanno a parole indiane. C’e’ un dato geopolitico che lega queste terre alle zone nevralgiche del presente e del futuro
Tutte le questioni che fanno da detonatori delle esplosioni del xxi secolo, sono li’ presenti, ad uso e consumo di chi voglia azionarli.
La questione energetica (Sudan ed in prospettiva Somalia), l’islamismo politico, lo scontro con la Cina.
I nordamericani hanno gia il loro gendarme in zona: l’Etiopia
Questa è la cornice: dentro c’e’ il quadro, i fatti, ci sono gli africani in carne ed ossa.
Ci sono le convulsione ed i tormenti di di 4 o 5 nazioni.
Di queste questioni, questo blog si occuperà in maniera circostanziata e possibilmente documentata, per ora, mi limito a brevi cenni, giusto per dare un idea di massima che, possibilmente, inquadri l’essenza delle tematiche in ballo.
Partendo dal Sudan. Questo enorme paese, il più grande d’Africa, ha recentemente scoperto un tesoro nelle sue viscere: il petrolio.
Il suo Pil è schizzato in alto, le condizioni di vita dei sudanesi meno. Khartum si appresta a diventare una moderna metropoli, centro d’affari.
La Cina è l’alleato di ferro, vero tutore dei sudanesi anche in sede ONU.
Il Sudan è la vera testa di ponte della penetrazione cinese in Africa, uno dei dati politici e strategici più importanti di questi anni
Il potere è islamico, la composizione etnica è articolata che, solo strumentalmente si può ricondurre ad un inesistente dualismo cristiani/mussulmani.
IL sud del paese è abitato da popolazioni prevalentemente animiste, etnicamente assimilabili ai popoli del centro Africa e molto marginalmente cristiane.
Si sono per anni difese non solo dall’islamizzazione forzata operata dal potere centrale ma, soprattutto dalla estromissione totale dal potere e dalla gestione diretta delle risorse. In parte, nel 2005, questo problema è stato risolto, per quanto riguarda ampie regioni del Sud, in seguito alle trattative con la guerriglia, ora presente al governo; anche il fronte orientale sudanese è stato sedato, grazie alla mediazione eritrea. Rimane la grave situazione del Darfur, regione che rivendica autonomia da Karthum. I messaggi (interessati) che arrivano da noi sono: è uno scontro di religione, cristiani mussulmani, è necessaria una “ingerenza umanitaria” per risolvere la crisi. Non vorrei sbagliarmi ma, ho l’impressione che questa filastrocca l’abbiamo sentita tante volte. Un formidabile cavallo di Troia, per intervenire ovunque, piazzarsi e stabilire le proprie regole e, poi, già che ci siamo, facciamo pure sloggiare i cinesi. Strike per qualcuno: via gli islamici, via i terroristi, via i cinesi e a noi i pozzi! La soluzione di un problema africano non può che essere data dagli africani, con gli strumenti di cui si doteranno e nei modi opportuni. E’ una tesi inaccettabile per la dottrina Bush. L’america è dove ci sono i miei interessi, l’America è dove ci sono i miei nemici, l’America è ovunque.
La convivenza e la distribuzione di potere tra diversi raggruppamenti etnici, in taluni casi, trasversali agli stessi paesi, è la fonte prima di tutte le contraddizioni africane, specialmente in quest’area. L’occidente ha delle responsabilità: come in Sudan, così altrove ,ha arbitrariamente stabilito in epoca coloniale e post coloniale una gerarchia di potere tra popoli diversi, funzionale ai propri interessi;In Sudan,per esempio, i britannici hanno,di fatto, attribuito il potere alle elite che erano espressione del nord e , questa situazione è rimasta tale fino ad ora: mi parrebbe alquanto inopportuno richiamare i britannici per risolverla.
L’Eritrea ,giovane stato, indipendente dal 1993, rivendica ,in perfetta continuità con la sua trentennale lotta di liberazione, una crescita graduale, autarchica, attingendo al patrimonio materiale e culturale dei popoli eritrei:facendo, caso unico in Africa, della pluralità etnica, un fattore propulsivo ed unitario.
L’Eritrea ha reimpostato il suo sistema di relazioni internazionali,proprio su questo principio. Ha più volte rifiutato l’”aiuto” statunitense, ha ridiscusso su basi nuove, il rapporto coi cosiddetti donatori, ha ridotto la presenza delle ONG, vincolando la loro attività ,al programma economico finanziario nazionale.
Da anni vive in uno stato di guerra, per una disputa di confine con l’Etiopia: il contenzioso, in realtà, è stato già risolto in seguito ad arbitrato internazionale inappellabile, a favore dell’Eritrea: l’ONU, però non riesce a dare attuazione a questa sentenza, costringendo questo minuscolo stato ad occuparsi, prevalentemente della sua sicurezza. L’ultima notizia riguardante l’Eritrea, è la sua candidatura ad entrare nel club degli stati canaglia,nell’elenco redatto dai nord americani.
La signora Frazier che si occupa di questioni africane, nell’ambito del Dipartimento di stato, ha rilevato ripetuti comportamenti da parte dell’Eritrea, estremamente pericolosi per la sicurezza degli USA e delle democrazie occidentali (ahimè,non è una barzelletta). Quali sarebbero questi oltraggi alla libertà e alla democrazia? Sostanzialmente l’aver ospitato una conferenza di tutte le forze somale di opposizione, comprese le componenti islamiche, le quali, come primo punto, per avviare la ricostruzione della nazione somale, chiedono il ritiro immediato delle truppe di occupazione etiopiche.
Avendo considerato le corti islamiche ,come terroristi, legati ad AL Qaeda, è implicito,ritenere gli eritrei collusi ai terroristi
Gia’,la Somalia. La scintilla che potrebbe far esplodere la prateria
Paese mussulmano, abitato da nomadi,dediti prevalentemente alla pastorizia, una lingua ed una cultura sostanzialmente comune, divisi in clan, in grandi gruppi umani.
Una sorta di struttura sociale genealogica. L’islam somalo è sunnita, tollerante per tradizione. In africa l’islam, mescolandosi a riti animistici ,ha generato una religione che non ha la pesantezza dottrinaria che ha altrove:più che un fine da perseguire, è stato un sistema di regole e relazioni.
Quest’Islam è da considerare, per sua natura, quasi impermeabile alle sirene integraliste
In Somalia è accaduto qualcosa di spiegabile con le premesse di cui sopra.
Le Corti Islamiche, ossia l’insieme dei tribunali che regolavano i conflitti ed i contenziosi, oltre ad essere anche elemento civile di regolazione e distribuzione, hanno assunto, nel tempo, un espressione politica ed utilizzato l’elemento religioso unificante, per combattere lo sfarinamento del paese.
La Somalia dopo la caduta di Siad Barre,il quale in qualche modo era riuscito a creare un sentimento nazionale,ha di fatto cessato di esistere come elemento statuale. Sbriciolata in bande,in feudi, controllati dai WarLords è finita in balia di razzie e violenze.
La Somalia è diventata centro di traffici e illeciti d’ogni tipo: dal traffico d’armi, allo scarico dei rifiuti tossici e nocivi e alla coltivazione e vendita di droga.
Questa situazione si è protratta per almeno un quindicennio:ogni tentativo di ristabilire la legalità si è dimostrato assai flebile.
Gli USA hanno volutamente foraggiato i signori della guerra, in chiave anti islamica, cercando in ogni modo di evitare la formazione di un entità statuale .
La vittoria delle Corti,appoggiate dalle popolazioni di Mogadiscio, non tanto per affinità ideologica ma, per desiderio di pace e normalità, ha gettato nello sconcerto gli Usa ed i loro gendarmi locali, i governanti etiopici.
Dopo pochi mesi,il paese è stato invaso ed occupato dall’esercito etiopico, ripetutamente bombardato dagli aerei americani.
Il pretesto è il solito e, come sempre, senza l’onere della prova: presenza di terroristi di Al Qaeda.
Tra i governi occidentali, solo l’Italia, ha espresso condanna per l’attacco americano.
L’operazione è andata bene anche all’Etiopia, sia perché ha rinvigorito l’alleanza con gli Usa e sia per il timore che la rinascita somala, riaccendesse le tensioni con la minoranza somala presente in Etiopia,precisamente nell’Ogaden. La situazione ora è caotica, con un autorità che si regge sull’appoggio esterno militare .
La diaspora somala, dopo un breve periodo, in cui pensava di rientrare è di nuovo sfiduciata.
L’agenda politica somala ora è di pertinenza della signora Frazier, del dipartimento di stato americano .
Ci sono tentativi di risoluzione di crisi: c’e una via africana, che deve passare necessariamente per i partecipanti della conferenza di Asmara ed una via etiopico-americana che prevede la creazione di uno stato fantoccio,provincia dell’Etiopia e piattaforma militare per azioni “anti terrorismo”
Il governo italiano denota un meritevole attivismo nelle faccende somale, grazie al vice ministro Sentinelli ma ,sarebbe opportuno che l’Italia nelle sedi opportune, condannasse l’ingerenza tramutata da cooperazione e sostegno: ingerenza che è ormai il faro della politica estera dell’Unione Europea e degli Usa
Avrà la forza? Dubitiamo
In questo scenario, la potenza, il soggetto forte è l’Etiopia.
Il soggetto forte ha una forza riflessa ed una fragilità reale
L’Etiopia è un colosso, frammentato in molteplici etnie che hanno sempre convissuto, accettando il dominio di una di loro,gli Amhara
Storicamente padri dell’impero etiopico e della religione copta.
Ora , in seguito a varie vicissitudini, che non è il caso di spiegare ora, il potere è finito ,in pratica,ai Tigre’
Questa è una minoranza, che ha la sua regione al confine con l’Eritrea e con la quale ha molto in comune, sia dal punto di vista linguistico che culturale.
Ha avuto un ruolo importante nella millenaria storia d’Etiopia ma rimane meno del 5 o 6 per cento della popolazione etiopica.
Una minoranza che in pochi anni ha occupato tutti i settori dello stato, ha sbaragliato l’opposizione ricorrendo a brogli ed arresti mirati, controlla i flussi miliardari che arrivano dagli organismi finanziari e dagli Usa stessi.
La forza dell’Etiopia è proporzionale alla consistenza degli interessi Usa in loco: per procura invade la Somalia, tiene in scacco l’Eritrea, fa il bastione della cristianità (con quasi meta popolazione mussulmana) in zona mussulmana.
Quanto può durare? Non saprei. Fin quando il puzzle etnico reggerà? Fino a quando il sostegno esterno compenserà l’indifferenza per le condizioni interne?
Sicuramente in quest’area si confrontano le due afriche: quella che è proiezione dei Piani di Aggiustamento Strutturale, delle donazioni, dei vincoli imposti dagli organismi finanziari internazionali, dell’apertura illimitata al capitale straniero, delle classi dirigenti plasmate su queste politiche endogene, della pervasiva presenza dell’industria della carità e della filantropia che occupa il deserto creato dalla distruzione dei bilanci pubblici;l’altra Africa,invece, che tra luci ed ombre, pone al centro della propria agenda politica, la sovranità nazionale che, in questo continente, spesso coincide con la costruzione ex novo o l’invenzione della nazione, col sancire il principio che le relazioni internazionali sono scelte di politica interna e non imposizioni che determinano la politica interna stessa.
I sommovimenti del Corno d’Africa riflettono anche e soprattutto questo scontro
In questo pezzo di continente vivono più di 120 milioni di persone e ridurre le loro drammatiche vicende, semplicemente ad uno scontro tra cristiani e mussulmani, tra terroristi e anti terroristi, tra moderati ed integralisti, significa applicare categorie meramente occidentali a fatti ed azioni che hanno, invece, una loro peculiarità e specificità. E’ l’ennesima imposizione ed intromissione violenta nella storia africana, anzi peggio ancora, è la negazione stessa che questo continente sia capace di fare Storia ed elaborare categorie concettuali proprie.

LUIGI FINOTTO "KAMO"

0 commenti: